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Quattro progetti dell’università di Cagliari al Maker Faire 2021, la più grande fiera europea di innovazione e creatività

Massimo Barbato
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L’Università di Cagliari partecipa con quattro progetti alla Maker Faire 2021, la più grande fiera di innovazione e creatività in Europa che si svolgerà a Roma dall’8 al 10 ottobre.

 

Vittoria Frau

Sarà la dottoranda Vittoria Frau, del Dipartimento di Matematica e Informatica, componente del laboratorio CG3HCI, a presentare il prototipo ECARules4All. Il progetto, nato all’interno del gruppo di lavoro coordinato da Lucio Davide Spano, ha sviluppato un’applicazione che consentirà a utenti non programmatori di creare in autonomia degli spazi di realtà virtuale. Il prototipo «segue l’idea di ambienti come WordPress che, utilizzando modelli di contenuto da configurare, permettono a chi non ha conoscenze informatiche di creare contenuti sul web – spiega il professore – In questo caso, i modelli sono ambienti VR generici, come negozi, musei o esposizioni, dove l’utente inserisce i modelli 3D dei propri prodotti o contenuti e decide come questi rispondano all’interazione con il visitatore tramite regole in linguaggio naturale».

Il team di ricerca si compone dei docenti Ivan Blecic e Gianmarco Cherchi e degli studenti, borsisti e dottorandi Valentino Artizzu, Riccardo Macis, Vittoria Frau, Alessandro Tola, Davide Fara e Luca Pitzalis. Il lavoro è stato finanziato dal programma EU Horizon H2020 tramite il progetto XR4All.

Fra i progetti dell’Ateneo presenti alla Maker Faire 2021 c’è ACUADORI, finanziato dalla Regione Sardegna, e che ha messo insieme i due atenei della Sardegna e tre aziende del territorio regionale (Abika, Cantine Su’Entu, Cooperativa Viticultori della Romangia) per sviluppare una nuova piattaforma tecnologica concepita per migliorare la gestione delle risorse idriche nella produzione vitivinicola.

Massimo Barbato

«ACUADORI affronta il tema della sostenibilità dell’uso delle risorse idriche concentrandosi sul processo di trasformazione delle uve in vino, un settore in cui la Sardegna raggiunge delle eccellenze mondiali, e ribaltando gli approcci tipici dell’agricoltura di precisione, sviluppa una piattaforma di rilevamento distribuita in grado di misurare le condizione idriche delle viti in vigna in modo diretto, trasformando la pianta stessa in un biosensore», spiega Massimo Barbaro, coordinatore del progetto e docente di Progettazione elettronica nel Dipartimento di Ingegneria elettrica e elettronica.

La piattaforma si basa su innovativi sensori che vengono applicati alle foglie della pianta e ne misurano il contenuto di acqua. I dispositivi sono connessi in rete tramite un collegamento senza fili basato sul protocollo LoRa e inviano costantemente i loro dati nel cloud, in modo che siano disponibili per il monitoraggio da parte dell’agronomo che segue la produzione. Il monitoraggio costante e capillare consente interventi rapidi in caso di stress idrico della pianta, anche a distanza, e permette di tenere sotto controllo vigneti con caratteristiche morfologiche e idrologiche anche molto diverse. La piattaforma è di facile utilizzo, basso costo, ha minimo impatto sulle normali attività agricole, poche esigenze di manutenzione ed è in grado di funzionare ininterrottamente per diversi cicli stagionali senza richiedere interventi da operatori specializzati.

Un’intera piattaforma costituita da 12 dispositivi e 24 sensori è stata installata in due diversi vigneti di azienda sarde con caratteristiche molto differenti fra loro: la cantina Su’Entu a Sanluri e la Cooperativa della Romangia, e ha operato per tutta l’estate con risultati molto promettenti.

Luigi Atzori

Il sistema PMA (People Mobility Analytics) che sarà presentato alla Maker Faire 2021 è invece sviluppato nell’ambito del progetto Monifive, coordinato da Luigi Atzori, docente di Programmazione del Dipartimento di Ingegneria elettrica e elettronica, che ha per oggetto la sperimentazione delle tecnologie del 5G, grazie a un finanziamento del MISE (Asse II del programma di supporto tecnologie emergenti, FSC 2014-2020). «Questo sistema ha l’obiettivo di monitorare il movimento delle folle al fine di fornire informazioni chiave per la pianificazione e la gestione di servizi pubblici da parte delle pubbliche amministrazioni, con particolare riferimento al trasporto pubblico», spiega il professor Atzori.

«Questo obiettivo – continua il docente – è raggiunto attraverso lo sviluppo dei dispositivi di sensing distribuito installati in zone specifiche della città e di zone extraurbane, nonché all’interno dei mezzi di trasporto pubblico, che sono in grado di estrarre informazioni, su impronta spettrale del segnale 5G emesso dai dispositivi utente, sulla distribuzione temporale e spaziale di messaggi di connessione emessi da dispositivi WiFi e BT in modo da determinare il numero, la posizione e il movimento dei dispositivi nell’area sotto osservazione. Il tutto svolto in modo anonimo».

Queste tecnologie consentono di ottenere informazioni sullo spostamento delle persone e dei veicoli nell’area di interesse, sull’affollamento delle persone in corrispondenza di eventi e manifestazioni in determinati spazi pubblici, sulla distribuzione delle persone all’interno di un’area di interesse con l’indicazione del tempo di permanenza. Il sistema PMA è costituito da un dispositivo di sensing ed elaborazione locale e da un servizio cloud che esegue un ulteriore elaborazione e fornisce un pannello con tutti i dati di interesse per l’utilizzatore in merito alle aree monitorate. Le sperimentazioni sono in corso nella città di Cagliari in punti fissi e nei mezzi di trasporto pubblico e nella città di Guspini.

Danilo Pani

DoMoMEA, un progetto coordinato da Danilo Pani del Dipartimento di Ingegneria elettrica ed elettronica, partecipa al contest MAKEtoCARE promosso da Sanofi tra gli eventi di Maker Faire. Si può votare sulle storie Instagram nel profilo di Sanofi.

Il progetto, finanziato da Sardegna Ricerche con fondi POR FESR 2014/2020, è guidato da tre gruppi di ricerca: il team di Pani, il gruppo di Andrea Cereatti del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari e la squadra di Marco Monticone del Dipartimento di Scienze Mediche e Sanità Pubblica dell’Ateneo cagliaritano.

Il progetto propone soluzioni tecnologiche ad alto valore aggiunto per la tele-riabilitazione domiciliare a favore dei pazienti dimessi dalle strutture riabilitative degenziali ma ancora bisognosi di un periodo di recupero motorio. Il risultato è un sistema di telemedicina per la riabilitazione neuromotoria dei pazienti colpiti da ictus cerebrale, che può essere usato sulla TV di casa o su un tablet, anche all’aperto.

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