RUBRICA. PSICOLOGA

Reazioni emotive e crisi

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di Alice Bandino*
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Prima parte

Abbiamo chiesto al prof. veneto Giovanni Colombo, medico psichiatra e docente universitario all’Università degli Studi di Padova, una sua analisi professionale sulle reazioni psicotiche in risposta alle situazioni di crisi.

“Innanzitutto è bene specificare che la crisi può essere definita come una rottura improvvisa e inaspettata di un equilibrio, una rottura di natura esterna o interna all’individuo. Un esempio di crisi a noi esterna può essere l’attuale pandemia; mentre di natura interna, potrebbe essere la fase fisiologica dell’adolescenza ad esempio. In entrambi i casi, ci possono essere diverse reazioni alla quota emotiva (di dolore, tristezza, rabbia, sorpresa, disgusto, paura per citarne alcune), scaturite dalla crisi: solitamente si tende o a cercare di ristabilire l’equilibrio sconvolto, oppure a crearne uno nuovo, più consono alle nuove richieste. Queste reazioni, sono diverse da persona a persona e specifiche in base alla personalità del soggetto, inducendo delle reazioni di difesa, meccanismi psicologici che permettono di reggere il nuovo stato, la nuova realtà. Sebbene si pensi alla crisi con un’accezione negativa, in realtà in Medicina la crisi è necessaria, positiva, un miglioramento della malattia; non sempre quindi è negativa, tornando all’esempio dell’adolescenza, essa è passaggio necessario (cambiamento, incertezze, delusioni, scelte) per crescere, evolvere. Torniamo all’esempio della pandemia, ci possono essere reazioni molteplici: si può avere una situazione di stasi, di blocco, talvolta un funzionamento non adulto, di regressione, infantile, talvolta la comparsa di una malattia psichica vera e propria; l’accezione positiva porta invece l’individuo a vedere nella crisi un’opportunità, un mettersi in gioco, un puntare a nuovi obiettivi, nuove priorità, nuove essenzialità, nuovi stili di vita; un funzionamento psichico migliore e più maturo di reagire alla crisi, quindi. Si parla spesso di “crisi emotiva”, in generale per indicare delle manifestazioni “critiche” che non sono espressioni di una malattia, ma potrebbero portare nel tempo a sviluppare una malattia: un’esperienza di abbandono, di perdita, uno stupro, un incidente, una prigionia (ecc.), possono portare a reazioni che se affrontate con un percorso professionale all’interno di una relazione terapeutica, possono risolversi senza lo sviluppo di una patologia psichica vera e propria. Una vittima di abuso può reagire in molteplici modi: può reagire con la depressione, avere un blocco sessuale, identificarsi con l’aggressore, può a sua volta diventare un soggetto abusante, può reagire con disturbi della memoria, può avere incubi o pensieri ricorrenti all’episodio di abuso.

Reazione depressiva caratterizzata da risposte di bassa autostima e inadeguatezza come “non valgo niente…non ce la faccio…il futuro è negativo o catastrofico; non sono bravo a proteggere i miei cari, non ho più il lavoro; potrei contagiare o essere contagiato; ho i miei genitori anziani ricoverati in una RSA e non a casa al sicuro e magari muoiono… ”, tipiche risposte di una personalità depressiva o anche di una depressione importante che in casi estremi possono portare anche al suicidio a seguito appunto di eventi catastrofici come la pandemia; pensiamo ad esempio all’imprenditore non psicotico ma semplicemente umano, empatico che sente su di sé la responsabilità non solo per se e la sua famiglia, schiacciato dal senso di colpa per il licenziamento dei dipendenti e che se non opportunamente supportato, potrebbe vedere nel suicidio l’estrema e unica soluzione ai suoi sensi di colpa o vergogna o ad altri tratti personologici a rischio suicidario.

Reazione paranoica, mentre nella precedente reazione il soggetto colpevolizza se stesso, ora il colpevole del nostro malessere è “esterno”: il complottismo estremo, il fondamentalismo, la paranoia, attacco “l’altro” per tutelare il proprio Io dall’angoscia; si attua una “proiezione” di accuse verso l’esterno. Corroborate da tesi “certe”, viziate spesso dalla propria visione politica o sociale del mondo (di questi tempi è lampante il fenomeno di credere alle fake news pur di avvallare le proprie tesi). Mentre il soggetto depresso può accettare l’aiuto per affrontare il proprio disagio, la reazione paranoide porta invece il soggetto alla diffidenza verso l’altro, al non fidarsi, certo di essere vittima del sistema (o del complotto di turno), certo di avere l’unica verità possibile, probabilmente l’unica visione tollerabile per non crollare.

Reazione ipocondriaca: ansia focalizzata sul corpo, per paura di ammalarsi, l’ansia viene convogliata sul corpo ed è concentrato a cogliere i segnali del corpo; col Covid, durante il lockdown e la successiva Fase 2, l’ansia è stata comprensibilmente più intensa per chi è più predisposto a risposte ipocondriache, ma può svilupparsi questa reazione anche in soggetti mai stati, con una maggiore focalizzazione sul corpo, più vigili e attenti anche ai piccoli cambiamenti. Il monitoraggio della temperatura corporea, la paura del contagio, le preoccupazioni per le notizie dei media o quelle apprese sui social amplificano questa ansia (e quindi la reazione ipocondriaca) in questi soggetti; ci son anche casi in cui chi è guarito non si sente mai del tutto guarito, o chi vive come fosse un malato asintomatico pur non avendo fatto il test, pur non essendoci il pericolo, l’ipocondriaco lo crea. Ricordiamoci sempre che non esiste una distinzione netta tra normalità e patologia” (continua).

*psicologa

www.psygoalicebandino.it

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