DIARI DI VIAGGIO

Reti progettuali e operative durature per promuovere la tenuta economica e sociale dei territori

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di Graziella Falaguasta
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Sono giornate davvero faticose quelle che stiamo vivendo, ancora più di quelle dei due anni precedenti, perché oggi è in gioco la sopravvivenza stessa di interi sistemi su questo pianeta.

E allora inizio questo articolo citando una significativa affermazione del 9 marzo di Giancarlo Dall’Ara, docente e consulente di marketing non tradizionale nell’ambito del turismo, presidente dell’Associazione Alberghi Diffusi, dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei, e responsabile di Chinese Friendly Italy. Scrive Dall’Ara: “Turismo cristallizzato? L’impressione è che il sistema turistico, quando si riprenderà dopo lo tsunami della pandemia e della guerra, si ritroverà cristallizzato, fermo cioè alle certezze consolidate ormai da decenni. La sfida che ci attende, a mio parere, sarà dunque quella di saper andare oltre le consuetudini, per affrontare i nuovi scenari. Chi si occupa di turismo si troverà sempre più di fronte a persone interessate a collezionare non tanto ‘prodotti’ o ‘cose’, quanto ‘momenti’ e ‘ricordi’. Il filosofo Byung.chul-han ha scritto che oggi è forte il bisogno di storie, di narrazioni che generino senso; e credo che questo bisogno diventerà ancora più forte, e per così dire più ‘orizzontale’. I viaggi e le vacanze saranno visti come l’occasione per rientrare in contatto con gli altri, più che con le cose, come sono i monumenti, i luoghi o i paesaggi. E chi si occupa di ospitalità e turismo dovrà imparare a dare la giusta considerazione, e anzi la giusta centralità alle persone e alle opportunità relazionali.”

E questa citazione ben si collega ai contenuti di alcuni miei articoli precedenti, nei quali avevo iniziato a illustrare diverse idee sviluppate nell’ambito dell’accoglienza turistica, un tema che sto approfondendo particolarmente frequentando stabilmente questo territorio e confrontandomi con amministratori locali, imprenditori, consulenti, semplici cittadini. Questa volta vorrei cimentarmi con un’analisi più specifica del concetto di “lavorare in rete” e per questo lavoro mi sono fatta aiutare da Mariella Amisani, presidente del GAL Linas-Campidano, che ringrazio per la sua disponibilità.

Il Gal come agenzia di sviluppo del territorio

Mariella Amisani

E vorrei proprio partire dal ruolo del GAL, propulsore dello sviluppo economico e sociale del territorio, che da anni sta lavorando alla diffusione di modelli imprenditoriali a rete, facendo cultura in tal senso e finanziando un notevole numero di progetti e che negli intenti della presidente dovrebbe diventare una vera e propria “Agenzia di sviluppo”.

Ci ricorda Mariella Amisani “Un recente risultato positivo è stata la possibilità di realizzare una tempestiva rimodulazione dei bandi per poter usufruire di un budget di 2 milioni e 500 mila Euro volto a soddisfare tutte le manifestazioni d’interesse ricevute e potendo così apportare correttivi a eventuali precedenti errori. Siamo stati, e lo dico con orgoglio, l’unico GAL a rispettare i tempi previsti dalla Regione e che sarà in grado di emettere i bandi nei prossimi mesi di maggio-giugno”.

Da osservatrice esterna, ma anche da un’analisi svolta sul territorio nel corso degli ultimi due anni, mi sono resa conto che molte delle realtà locali nei più svariati settori, tendono ancora ad operare prevalentemente come singole imprese a discapito di una visione e rappresentazione dell’insieme che, per esempio nell’ambito dell’accoglienza turistica, il visitatore/viaggiatore potrebbe apprezzare moltissimo perché illustrativa dell’intero territorio. La percezione è che ancora oggi, prevalga la logica del singolo, del particolarismo, e anche una forte paura della concorrenza, che dimostra, forse, una scarsa visione più ampia di prospettiva, anche temporale, in una logica di “collaborazione competitiva” o “competizione collaborativa”.

Sono fortemente convinta che solo integrando e fondendo le varie tipicità e singolarità, creando per il visitatore una serie di arricchimenti ed esperienze tali da rendere attraente questo luogo, le sue imprese e le sue attività commerciali sarà possibile mettere in moto il “fattore scatenante”, cioè un sistema d’offerta e di accoglienza che preveda la possibilità di abbinamento di alcuni “pacchetti” di visite, escursioni, iniziative ed eventi indirizzati ai diversi segmenti della clientela. Il tutto realizzato anche con la partecipazione di sponsor e/o partner provenienti sia da questi territori sia dal livello regionale e/o nazionale, nella convinzione di operare per un rilancio generalizzato del territorio, delle sue forze lavoro e produttive, in definitiva per una tenuta dell’economia e del clima sociale, per preservarlo dall’impoverimento progressivo e, soprattutto, dall’abbandono dei giovani.

Come segnala Mariella Amisani, tra gli obiettivi prioritari del lavoro del suo team c’è stato quello del riconoscimento del distretto rurale, che oggi coincide esattamente con il territorio e rappresenta quindi un grande vantaggio complessivo. “Altro obiettivo ambizioso, ma necessario”, ribadisce Amisani, “c’è anche quello di trasformare il GAL in una vera e propria agenzia per lo sviluppo, per far si che le spinte provenienti da questa istituzione restituiscano senso di responsabilità e dignità in particolare alla figura di imprenditore, che non deve sentirsi solo un ‘oggetto’ passivo di interessi e/o di finanziamenti a pioggia, ma ‘soggetto’ di cambiamento, che deve assumere su di sé l’impegno e l’onere di affrontare al meglio anche le situazioni di crisi, nelle quali sarebbe necessario saper osare, con un’apertura verso il nuovo e le innovazioni.” Questo è ancora più vero oggi, come abbiamo visto, alla luce degli avvenimenti globali. Occorre essere consapevoli che questa fase deve essere comunque utilizzata per nuove iniziative di “ricostruzione continua, soprattutto per i giovani.

L’importanza della “tenuta di strada”

Ma tutto questo richiede – proprio alle reti – una capacità di organizzarsi con una regia e una leadership adeguate e un’ipotesi di tenuta nel tempo, cosa che, al momento, qui ancora fa fatica a manifestare appieno le proprie potenzialità. Può purtroppo accadere che, una volta ottenuti gli adeguati finanziamenti proprio dal GAL, non sia possibile utilizzare quei fondi per la mancanza di una guida – capace, competente e ben strutturata – che sia in grado di fungere da motore e propulsore non solo nella fase di start-up ma, soprattutto, in quella di consolidamento (la famosa “tenuta di strada”), operando per il superamento di eventuali preconcetti e/o conflittualità e/o campanilismi preesistenti e quindi all’insegna del mutuo vantaggio. Può purtroppo anche accadere che proprio per mancanza di unicità di visione e di lungimiranza molti dei fondi messi a disposizione addirittura non vengano utilizzati e questo è certamente un danno.

In questo senso può essere interessante esaminare alcune esperienze realizzate nel concreto, proprio per dare corpo a questo innovativo modo di concepire le partnership, per esempio nell’ambito di cooperative di comunità, a mio parere uno dei possibili migliori modelli di network allargato. Al di là del progetto su questo territorio del comune di Fluminimaggiore, che sembra aver subito una fase di arresto proprio nel periodo della pandemia, un esempio sicuramente molto significativo, può essere la Cooperativa di Comunità (C.C.B.) di Biccari (https://www.coopbiccari.it/), in provincia di Foggia, che nella propria presentazione sul sito si autodefinisce “uno speciale modello di aggregazione sociale in grado di costruire risposte condivise dai cittadini a bisogni collettivi, mettendo a disposizione la propria creatività, le proprie capacità, il proprio saper fare. Si tratta di un progetto caratterizzato da una forte innovazione sociale e basato sulla condivisione: i cittadini-soci (a oggi circa 200, ndr) identificano insieme i bisogni, elaborano le idee e costruiscono un percorso di risposta coerente con le risorse disponibili sul territorio.”

“Ciò che mi colpisce nella testimonianza dei promotori della cooperativa di comunità di Biccari, di cui fanno parte persone dai 18 ai 90 anni,”, sostiene Mariella Amisani, ”è la forte motivazione, il forte senso di appartenenza alla comunità e la voglia di creare qualcosa di innovativo che contribuisca al reale benessere della comunità, non solo economico, ma anche sociale in termini di serenità e di felicità.” Un’iniziativa, quella di Biccari, conosciuta grazie all’Associazione Pro-muovere (https://www.pro-muovere.it/https://.pro-muovere.it/) con cui Mariella Amisani ha collaborato per il progetto “Gonnos Forward: coinvolgere la comunità locale per promuovere lo sviluppo turistico di un territori”, finanziato dalla Fondazione Banco di Sardegna.

Questo modello riporta a un’estensione molto aperta di solidarietà/mutualità/mantenimento della comunità di cui si è recentemente parlato anche sul periodico Vita.it (http://www.vita.it/), cioè dell’idea, di sviluppare forme di partnership pubblico-civica per democratizzare l’economia e responsabilizzare le comunità locali, onde evitare di applicare una modalità troppo deleteria come quella del “mordi e fuggi”, che non ripaga mai, in nessun caso, e rappresenta un inutile spreco di denaro pubblico.

Siamo però tutti consapevoli che la progettazione partecipata necessita di una formazione adeguata, generalizzata, uniforme, e, soprattutto, continua, evitando che vengano finanziati a pioggia corsi che non sono preceduti da un’attenta analisi delle competenze già presenti e/o delle esigenze specifiche dei territori. Tutto questo in coerenza anche con la visione delle amministrazioni locali (politica, etica, di visione, di autorevolezza riconosciuta), accompagnata da una dichiarata e fattiva indicazione nella direzione della sostenibilità economico-finanziaria nel tempo di iniziative di successo, proprio da parte delle istituzioni, indipendentemente dalla maggioranza di turno che, come sappiamo, ha una funzione pro-tempore.

Si tratta, quindi di puntare agli irrinunciabili aspetti di professionalità e formazione continua, in contrapposizione a quelli dell’improvvisazione e, come abbiamo già detto, del “mordi e fuggi”: queste sono le carte vincenti per una reale trasformazione dell’economia locale, e personalmente ne sono fortemente convinta. A questo occorre puntare, convogliando le energie, le risorse, la capacità d’innovare.

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