L'INFORMATICO SUGGERISCE

Riconoscimento facciale: in Italia è vietato

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di Giovanni Angelo Pinna
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Giovanni Angelo Pinna

L’Italia intera ha “conosciuto” il funzionamento del riconoscimento facciale, almeno una parte delle sue potenzialità, in periodo di Pandemia da Covid-19.

Quel sistema che, come lascia intuire il nome, riconosce il volto della persona e su questa analisi ne esegue tante altre (come ad esempio dire la temperatura corporea stimata e se si indossa la mascherina).

Ma il riconoscimento facciale è molto di più di una mascherina e temperatura.

Questa tecnica, rientrante nell’intelligenza artificiale, si basa sul riconoscimento biometrico per identificare una persona a prescindere dalla sua età, razza, geolocalizzazione e molti altri fattori.

Le immagini acquisite da una camera vengono inviate ad un sistema che ne esegue l’analisi a livello di software scartando tutto ciò che non è un volto.

Ma non solo: anche il settore commercio sfrutta questa tecnica. In molte parti del mondo, non in Italia, è una tecnologia più che collaudata ed usata da molti esercizi commerciali per riconoscere il grado di apprezzamento o possibile interesse di un cliente verso un prodotto (questi sistemi sono basati, tra le altre tecniche, anche sul riconoscimento emozionale e dell’analisi delle espressioni facciali).

Usato per lo più negli aeroporti, in Italia, però, esiste un altro sistema basato su questa tecnica: il S.A.R.I. (Sistema di Riconoscimento Immagini) permette la ricerca di volti nelle immagini scattate in determinate aree sottoposte a “videosorveglianza”. Questo sistema esegue una ricerca di volti attingendo e paragonando quanto immortalato e riconosciuto dal sistema di riconoscimento facciale ad altre foto riprese durante altri rilievi.

Il Sistema, operativo in più parti di Italia, raggiunge una capacità di elaborazione di 1,5 secondi per milione di paragoni/ricerche e sfrutta più algoritmi in contemporanea per eseguire queste operazioni.

Alla fine del 2022, però, in Italia questo sistema è stato vietato (con alcune eccezioni). Con un emendamento del Pd al Decreto Capienze, approvato nei primi di dicembre 2021, l’uso di questo sistema in “modalità libera ed incondizionata” è stato vietato.

Attualmente il divieto vale fino a tutto il 2023, in attesa di un regolamento Europeo.

Nel Decreto si legge che “l’installazione e l’utilizzo di impianti di videosorveglianza con sistemi di riconoscimento facciale operanti attraverso l’uso di dati biometrici sono vietati in luoghi pubblici o aperti al pubblico sono vietate da parte delle autorità pubbliche o dal privato”.

Una eccezione è però rappresentata dall’utilizzo, concesso, di questa tecnologia se effettuata da autorità competenti e per il fine di prevenire e reprimere reati.

Sarà necessario attendere il Regolamento Europeo che, come ci si aspetta, dovrebbe risolvere varie lacune legislative, anche sotto l’aspetto dell’applicabilità di questa tecnologia.

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