Attualità

Rinasce la provincia del Medio Campidano tra luci ed ombre: la parola ai sindaci e consiglieri regionali

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di Gian Luigi Pittau

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Giuseppe De Fanti

Luci e ombre sulla rinata provincia del Medio Campidano che riparte dal doppio capoluogo Sanluri e Villacidro. Per alcuni sindaci l’ente intermedio è una scatola vuota, per altri un’opportunità di sviluppo.
È inutile per Giuseppe De Fanti, sindaco di Guspini: «È folle e senza senso. I due capoluoghi sono troppi per una provincia di secondo livello che nasce male: chiameremo al referendum i nostri cittadini. Inoltre hanno già imposto senza possibilità di appello due capoluoghi che sono troppi per una provincia di secondo livello. Il nuovo ente intermedio nasce senza un progetto preciso e non sono chiare neppure le competenze delle nuove province».

Alberto Urpi

Alberto Urpi, sindaco di Sanluri, sperava in un territorio più ampio: «Molti Comuni hanno scelto l’area metropolitana, la provincia somiglia all’unione dei Comuni, ripartiamo dopo un buco di sei anni. Speravo in un ente intermedio in grado di coprire territori come la Trexenta e il Sarrabus. La Regione ha recepito la scelta indicata dai territori».

Sarebbe auspicabile un territorio più ampio per Carlo Tomasi, sindaco di San Gavino Monreale: «Ho creduto fermamente nella sua creazione e ne sono stato uno dei

Il sindaco Carlo Tomasi

fondatori, facendone parte fin dal principio e sino alla sua dissoluzione.  Il bacino d’utenza minimo dovrebbe essere di almeno 150mila euro con un unico capoluogo per abbandonare la strategia della spartizione di poteri tra due diversi centri. Il potere demografico si converte anche in potere sociopolitico e consente un maggiore potere contrattuale in ogni settore, incluso quello sanitario, economico e scolastico.

Queste sarebbero le proporzioni geopolitiche ottimali, a cui poi dovrebbe corrispondere un capoluogo ubicato in una posizione accessibile anche ai Comuni più periferici, garantendo maggiore condivisione e inclusività. Ritengo importantissimo che il capoluogo sia uno solo, abbandonando la strategia della spartizione di poteri tra due diversi centri».

Marta Cabriolu

Chiede risorse la sindaca di Villacidro Marta Cabriolu: «La Regione deve fare in modo che le Province abbiano gambe, personale, che vengano ricostituiti gli uffici e che questi siano funzionali alle esigenze di un territorio con un rapporto costante e produttivo con i territori che rappresentano. In questo caso i rapporti con i comuni che sono quelli che rappresentano i cittadini. Quello che noi vogliamo tutelare è la sua identità con le peculiarità del nostro territorio, che non se ne fa niente di una scatola vuota. In passato le province non sono state il simbolo del successo gestionale».

Serve una vera riforma per Roberto Montisci, sindaco di Sardara: «Bisogna coinvolgere le popolazioni, il mondo del lavoro e tutte le energie vitali presenti per ripensare lo sviluppo e il progresso economico e sociale della nostra Isola».

Per la consigliera regionale Rossella Pinna dare una nuova vita alla Provincia del Medio Campidano può essere un’opportunità: «Questo per affrontare in maniera corale e dunque più efficace le problematiche che da tempo ci vedono come territorio ultimi nelle classifiche per indici di povertà.  Può essere questo, il luogo/ l’ente/ l’istituzione, dentro cui, e da cui, far sentire la nostra voce verso la Regione e dove programmare azioni utili allo sviluppo dei 28 comuni. L’attuale proposta di legge istitutiva o re-istitutiva degli Enti di area vasta, oggetto della travagliata discussione all’interno delle forze politiche di maggioranza, è destinata a fallire sul nascere dato che per i nuovi Enti non si prevede né un’adeguata dotazione finanziaria, né un incremento delle attuali limitate competenze.  A questo si aggiunge il fatto che l’imposizione per legge dei capoluoghi, che toglie di fatto alle comunità la possibilità di autodeterminarsi, sta creando comprensibili malumori che potrebbero portare alla fuoriuscita dalla Provincia del Medio Campidano. Il rischio concreto è di creare una scatola vuota, utile soltanto a distribuire inutili incarichi politici, a sprecare risorse pubbliche per avvantaggiare pochissimi a discapito di tutti».

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