RICORDI D'INFANZIA

Rossella Corongiu: “Per noi bambini dei primi anni Sessanta, Funtanazza era sinonimo di benessere e divertimento”

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di Giovanni Contu

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“Per noi bambini dei primi anni Sessanta, Funtanazza era sinonimo di benessere e divertimento”. Sono le parole di Rossella Corongiu; è stata fra le migliaia di piccoli ospiti che nel corso dei decenni ebbero modo di trascorrere le vacanze estive in quella che fu per antonomasia la colonia nella Costa Verde, di cui oggi rimane un vecchio fabbricato e un bellissimo ricordo. Fra lei e suoi fratelli, a una parte della numerosa famiglia venne concesso un vero e proprio lusso al quale oggi, con le dovute proporzioni rispetto al contesto e alle offerte attuali, non vi sarebbero paragoni attendibili.

«Ne parlo ancora con mia nipotina – dice Rossella Corongiu – quando mi capita di raccontarle di quando io ero bambina. Il luogo era splendido e ci accudivano nel migliore dei modi. Avevamo il nostro costume, rosso, personale naturalmente e noi bambine durante la giornata indossavamo maglia e gonnellina bianca con giacchina rosa, sandali e cappellino, che potevamo portare a casa al nostro ritorno. Si trascorreva la mattinata in spiaggia e concluso il riposo del dopopranzo, si svolgevano i giochi di gruppo nel pomeriggio. In alternativa alla spiaggia, in caso di cattivo tempo, a turno usavamo la piscina, meravigliosa».

Cosa ci si ricorda una donna adulta oggi, a distanza di tanti anni, dei momenti quotidiani nella Casa Francesco Sartori?

«Ci svegliavamo con la musica di quegli anni. La mattina presto, subito dopo la sveglia si andava nel cortile per l’alzabandiera per poi dirigerci in refettorio per la colazione. L’alzabandiera era presieduto, a turno, da un bambino della colonia; io non ho mai avuto l’onore! Ricordo poi un particolare; al nostro arrivo curavano la nostra igiene personale e ci fornivano, me lo ricordo ancora perché era la prima volta che ne ricevevo uno, dello spazzolino da denti. Oggi ovviamente fa sorridere ma all’epoca era un accessorio non comune nell’uso domestico. Di casa avevamo un po’ di malinconia perché i nostri genitori non potevano raggiungere facilmente la colonia. Ma il divertimento prevaleva nettamente sulla lontananza dai famigliari, quindi stavamo bene comunque».

Le è mai capitato di tornarci?

«Il 1966 fu per me l’ultimo anno di soggiorno; dopodiché, di passaggio, mi è capitato di rivedere la Colonia Sartori, dall’esterno in alcune altre occasioni fino a 15 anni fa, quando la vidi, ormai in stato di abbandono, per l’ultima volta. Mi sono commossa e ho pianto dall’emozione. Sapere che adesso si trova nelle condizioni che tutti conosciamo, è di una tristezza infinita».

 

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