Attualità

“Sa perda de is boinargius”, il più grande quartiere di Guspini

Case della Borgonovo
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di Maurizio Onidi
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Parlare della nascita e dello sviluppo edilizio del quartiere “Sa perda de is boinargius”, significa ripercorrere le varie fasi che hanno generato e contribuito alla realizzazione di questi fattori. Una pagina della storia del più grande quartiere dell’ex centro minerario l’ha scritta senza ombra di dubbio la cooperativa Borgonovo, che nel corso degli anni ha realizzato oltre 140 appartamenti per i soci.

La chiesa di San Giovanni Bosco

La zona nella quale si è sviluppato “un paese nel paese”, che conta attualmente alcune migliaia di abitanti, «era fino agli anni ’50 un pubblico patrimonio nel quale i proprietari, gli allevatori e i contadini del paese lasciavano al pascolo e al riposo “i buoi domiti” ovvero i buoi già adatti al lavoro e quindi mansueti» come dichiara Sergio Tocco, geometra in pensione, nel libro “25 anni di Vita” del compianto, stimatissimo e indimenticabile don Petronio Floris, primo parroco del nuovo quartiere. «Era una reminiscenza dell’antico sistema di utilizzo delle terre in Sardegna, organizzato secondo un sistema di rotazione e utilizzo delle stesse tra contadini e allevatori, stabilito annualmente dal Consiglio della Comunità», si legge ancora nella dichiarazione di Tocco.

A partire dal 1957 nella zona vengono costruiti una serie di alloggi da parte dell’Ina Casa cui farà seguito l’assegnazione dei primi 136 lotti da parte dell’amministrazione comunale, guidata da Bruno Montis (noto Ribelle) come riporta il libro di don Petronio. L’urbanizzazione procede e con essa l’assegnazione di altri lotti da parte comunale anche alla cooperativa edilizia “Borgonovo”, nata nel 1969 e nella primavera del 1980 dà inizio ai lavori dei primi dieci alloggi.

Gian Carlo Pusceddu

«L’idea della cooperativa nasce quasi per caso parlando con Sergio Tocco e Stefano Laera, titolari dello studio tecnico, miei dirimpettai», dichiara Giancarlo Pusceddu, primo presidente della cooperativa, «Non ricordo come il discorso cadde sulle progettazioni di case sta di fatto che mi venne da dire che in località Seddas, mia madre e i suoi fratelli possedevano un bel pezzo di terreno, per l’esattezza 4 mila 200 metri quadri. Perché non mi fate un progetto? chiesi. Dopo un sopralluogo Sergio Tocco mi rispose “altro che una casa ci viene qui…ci sta una cooperativa di case”, gli risposi prontamente, tra il serio e il faceto: “Perché non la facciamo?” Poche parole, avevamo gettato il seme che in seguito prese forma, germogliando. Una verifica che i geometri fecero all’ufficio tecnico comunale ci chiarì subito le caratteristiche dell’area “zona C, edificabile a condizione di lottizzazione convenzionata».

«In quel periodo il sindaco era Silvio Mancosu. Veniva da mondo cooperativistico, era ancora un importante dirigente regionale del movimento. Direi che ci diede una grossissima mano, indirizzandoci alla sede della lega delle cooperative», sottolinea Pusceddu che prosegue nel racconto di come nacque la cooperativa «Lo statuto di cooperativa edilizia a proprietà indivisa prevedeva tre punti fondamentali: almeno nove soci, il nome della società e disporre del capitale sociale minimo indispensabile. Il primo punto fu subito superato, essendo proprietari del terreno. Io, mio fratello Angelo, miei cugini Marco Pusceddu e Paolo Sanna, Sergio Tocco, Velio Ortu, Stefano Laera, Franco e Fausto Tocco, Marco Ortu, Ilario Lampis, Aldo Orrù, Severino Montis, Mondo Montis in qualità di soci. Si arrivò al nome da dare alla nostra creatura, che piano piano prendeva corpo, non senza avere cavalcato, tra i vari tentativi, “Renzo Laconi, Arquentu, Monti Maiore”, e tant’altro. Ci venne in aiuto Luigi Tocco, padre di Franco, Fausto e Sergio, appassionato di enigmistica ci consigliò, dato il nostro schieramento politico a sinistra, di chiamarla “Borgo nuovo”. Volevamo costruire qualcosa di nuovo e nacque quindi “Borgonovo”. Per le spese iniziali relative all’atto costitutivo, capitale sociale e spese generali decidemmo di quotarci versando diecimila lire al mese».

Palazzi

Inverno e primavera del ‘69 trascorsero nella predisposizione della documentazione necessaria a partire dall’assemblea costitutiva alla presenza di Silvio Mancosu, Luigi Tocco e Italo Pisano. Vennero eletti: presidente Giancarlo Pusceddu, vice presidente Ilario Lampis, segretario cassiere Sergio Tocco, consiglieri Aldo Orrù e Marco Pusceddu. Sindaci Silvio Mancosu, Nino Cirina, Italo Pisano, probiviri Luigi Tocco e non vorrei sbagliare Severino Montis. «Avremmo voluto come sindaco Luigi Tocco», prosegue Giancarlo Pusceddu, «ma non fu possibile perché il codice civile prevedeva che parenti stretti dei consiglieri non potessero avere quella carica. Fu nell’estate del 1969 che ci presentammo di fronte al notaio, per formalizzare la nascita della Cooperativa Borgonovo, cominciando così la grande avventura. Dal 1969 al 1976 credo che oltre all’acquisto di circa 12/13 mila metri quadri di proprietà dei fratelli Demontis, in località “Seddas”, la nostra attività fu quasi nulla, se non ricordo male fu alla fine del 1976 che si incominciò a parlare di una legge regionale per l’edilizia economica e popolare. Ci informammo e la cosa sembrava quasi certa. La Regione emanò la legge numero ventidue che prevedeva un mutuo di 23milioni e 500 mila di lire per ogni appartamento costruito. Devo premettere che tramontata la possibilità di costruire nelle aree di Seddas, per gli alti costi di urbanizzazione, chiedemmo le aree al comune che ci furono concesse». «Nella documentazione», prosegue Giancarlo Pusceddu, «da presentare alle Regione tra i redditi dei soci e altra documentazione erano richiesti i bilanci della cooperativa, bilanci annuali che noi non avevamo mai presentato, vuoi per sbadataggine o forse perché non ci credevamo troppo. Da responsabili quali eravamo, con Aldo Orrù, che nel frattempo era stato nominato segretario e cassiere della cooperativa, passammo nottate intere a ricostruire minuziosamente la contabilità. La Regione accolse la nostra domanda e ci vennero finanziati solo dieci appartamenti su trentadue richieste per via dei redditi personali che in quella fase mi sembra non dovessero superare i cinque milioni annui». «Fu il primo nostro intervento», continua Pusceddu, «Uno dei punti fermi che ci eravamo imposti e per il quale non si transigeva era che la costruzione degli appartamenti o delle case dovesse essere eseguita da imprese e artigiani locali. Era per noi un fiore all’occhiello e in buona parte riuscimmo nell’intento. Durante la mia permanenza come presidente, se non ricordo male, vennero costruiti una sessantina di appartamenti. Lasciai la presidenza tra il 1988 e il 1989, per dedicarmi a tempo pieno alla carica di segretario del sindacato pensionati della Cgil. Fu una scelta che mi richiese il partito e che ritenevamo non compatibile con la carica di presidente. Al mio posto venne eletto Aldo Orrù. Nel suo periodo di presidenza la cooperativa sviluppò ulteriormente la propria attività costruendo una ottantina di abitazioni, progettate dall’ingegner Boezio Boi e dall’architetto Gian Franco Poddighe. Successivamente la presidenza venne assunta da Giancarlo Usai, attuale liquidatore.»

«Secondo il mio modesto parere», conclude il primo presidente della Borgonovo, «Nell’arco di cinquant’anni di vita della società, ci ha contraddistinto la forza di resistere sempre. La nostra è stata la cooperativa più grande della ex provincia di Cagliari, escludendo quelle operanti nella città capoluogo. Nel nostro libro soci di oltre trecento nominativi abbiamo annoverato anche don Petronio Floris, primo parroco della parrocchia di San Giovanni Bosco, a “Is Boinargius” istituita il 31 gennaio 1984 da mons. Paolo Gibertini, vescovo di Ales-Terralba. Il sacerdote, già cappellano a Montevecchio, solo il 31 gennaio del 1999 ha visto realizzare “la sua chiesa” ma questo è un altro straordinario capitolo della storia e dello sviluppo del nuovo quartiere guspinese per il quale posso dire di essere orgoglioso di aver dato un piccolo contributo con l’iniziativa sociale della cooperativa Borgonovo».

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