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Saggio sull’arte di strisciare

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Certi mortali sono affetti da una rigidità di spirito, un difetto di elasticità nei lombi, una mancanza di flessibilità nella cervicale; questo […] impedisce loro di perfezionarsi nell’arte dello strisciare e li rende incapaci di fare carriera a corte. Serpenti e rettili guadagnano cime e rocce su cui neanche il cavallo più impetuoso riesce a issarsi. La corte non è per niente adatta a questi personaggi alteri, tutti d’un pezzo, incapaci di cedere a capricci, di assecondare fantasmi e nemmeno, se necessario, approvare o favorire crimini che il potere giudica necessari al benessere dello Stato. (Paul Heinrich Dietrich d’Holbach, Saggio sull’arte di strisciare. Ad uso dei cortigiani, il nuovo melangolo, GE, 2009, pgg. 12/13)

    Codesto saggio, tascabile anche in tasche ridotte per misura e piccioli da spender, costa, udite, udite, quattro euri 4; codesto, per forma e porzione un libelletto; le cose davvero potenti, (o veleno o farmaco), bastan in modica quantità e a provocar sconvolgimenti grandissimi nel tranquillo viver beota di chi fa le cose date scontate e naturali e non storiche, e vivacchia, brutalmente sprofondato nelle nebbie appiccicose del viver come fan tutti. Codesto libriccino scende in profondità a sondar l’eziologia di una fenomenologia tornata prepotentemente di moda: l’arte plebea di strisciare di fronte, di fianco e financo di retro agli aristocratici di oggi, i potenti del nostro tempo. L’autore del pamphlet, a parlar come gli inglesi, visse tra il 1723 e il 1789 gran parte del suo tempo in Francia, e pur tedesco d’origine, nel Paese a noi immediatamente transalpino morì, l’anno della Rivoluzione di tutte le rivoluzioni, come la definiva Karl Marx. Quella che nel suo tempo Paul Heinrich Dietrich, Barone d’Holbach chiamava signorilmente l’arte di strisciare, nel tempo è stata chiamata in tanti modi più o meno accónci: lubricamente, da qualche birbante impunito, l’arte di prendersi cura dell’igiene intima di quelle parti che la civiltà tende a mantener nascoste per pubblica decenza. Parti dei potenti, i quali, per il ritmo frenetico della loro vita in quanto tali, spesso non possono provvedervi in proprio, e in privato; ma anche in tanti altri modi meno sbarazzini, che non è il caso di elencare, che ciascun sa di cosa parliamo. L’importante è che questo breve scritto polemico ci ricorda che il mondo è stato sempre abbastanza popolato di individui che hanno la dignità esterna, così come i computer hanno esterne le piccole memorie, che disinserite muoion, dissecan e tornan a vivere quando si re-infilano all’hardware, per il pertugio dell’apposita presa; così i cortigiani, i lacchè, i servi volontari, per antica vocazione e sempre nuovo esercizio quotidiano, s’attaccavan e s’attacan, per qualche misteriosa presa, ai loro principi e padroni; allora, al tempo del Barone, prima d’allora e oggi, tempo di lacchè quant’altri mai vi fu! Ma a pensare scientifico e non visionario, così come predicava l’illuminista d’Holbach, si fa presto a fare un conto: l’uomo è anima infinitamente desiderante, la realtà tosta, cioè tutta la realtà, è maledettamente finita, contingente e insufficiente; anche Agostino, il santo venuto dall’Africa, ammoniva a non vuotare il mare oceano col cucchiaino: n’est pas possible! Nel mondo sociale odierno le parti dei potenti, e per chi si accontenta di poco, anche dei loro maggiordomi, da nettare con mezzi detergenti propri sono in numero assolutamente sproporzionato per difetto, rispetto al numero dei pretendenti in fila davanti ai Palazzi. Varrà la pena (e sarà tempo) di ricominciare a contare sui nostri mezzi, sulle nostre dignitose capacità di saper fare le cose? La lettura di questa plaquette, (opuscoletto di poche pagine), tra le altre tante cose da farsi all’uòpo, può essere un buon viàtico per intraprendere il cammino, difficile ma affascinate, verso la ri-conquista della dignità personale, obiettivo primo di ogni individuo che si stima e si rispetti.

Paul Heinrich Dietrich d’Holbach, Saggio sull’arte di strisciare. Ad uso dei cortigiani, il nuovo melangolo, GE, 2009

Giovanni Luigi Zedda

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