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Salvare vite umane, il filo conduttore che collega un medico sardo con la Striscia di Gaza

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Ci sono delle giornate nelle quali “fare il proprio dovere” non è sufficiente; che tu sia dipendente statale, un libero professionista, un appartenente alle forze dell’ordine non fa alcuna differenza: fare il proprio dovere fino in fondo non sempre è sufficiente.

Roberto Tumbarello

Sicuramente è anche questo il pensiero di Roberto Tumbarello, laurea in Medicina e Chirurgia all’università di Cagliari e specializzazione a Toronto (Canada) presso la “Division of Cardilology dell’Hospital for Sick Children”; dal 1997 Direttore di Cardiologia Pediatrica dell’Ospedale “San Michele” dell’Azienda Ospedaliera “G. Brotzu” a Cagliari.

Il reparto dove lavora lo si riconosce subito: è quello con l’acquario grande al centro della sala d’aspetto, i giochi e le sagome dei personaggi appese alle pareti. È vero che siamo in ospedale, ma è anche vero che i pazienti sono dei bambini affetti da una malformazione genetica che in diversi casi ha la meglio sulla loro voglia di vivere e lottare.

Speranze e testimonianze sono raccontate in due libri ai quali il dottor Tumbarello ha collaborato fattivamente: il primo “I colori del cuore” pubblicato nel 2012 racconta le paure, i successi e i periodi di sconforto che genitori, sorelle e fratelli dei bambini colpiti da cardiopatite congenita devono affrontare; il secondo “Aiuto … mi si è affragiuto il cuore”, “Altrestorie” Aipsa Edizioni del 2017, interamente dedicato ai racconti e ai disegni dei pazienti/bambini.

L’intero reparto, medici infermieri e tutte le persone che a vario titolo ci lavorano, è presto diventato un punto di riferimento non solo nell’isola ma anche in tutta Italia. Non è infatti un caso se “una domenica di Febbraio” come racconta dottor Tumbarello, lo chiama al telefono un suo amico e collega Stefano Luisi dell’ospedale di Massa. Gli parla della Palestina affrontando subito i problemi che i residenti devono affrontare soprattutto quando hanno necessità di cure. Gli parla anche di una Ong  la Pcrf Palestine Children’s Relief Found, nota in Italia con il nome di “Soccorso medico per i bambini palestinesi” e del suo fondatore Steve Sosebee.

La storia di Steve e della sua organizzazione nasce alla fine degli anni ’80 quando decide di preparare la sua tesi di laurea nel conflitto tra lavorando come free lance in quella zona di guerra. In Palestina conosce anche la su futura moglie Huda al Masri con la quale nel 1993 fondarono la Pcrf, la principale Ong del Medio Oriente che offre assistenza medica e umanitaria gratuitamente dal 1991 a prescindere dal credo religioso e dalle convinzioni politiche. Altro momento chiave lo si ha nel 2009 quando Hula è colpita da una leucemia fulminante e muore dopo pochi mesi. In quei momenti marito e moglie realizzano l’idea di assicurare una assistenza medica migliore alla popolazione. Sosebee ritorna negli Stati Uniti per dare inizio ad una raccolta fondi che in soli 180 giorni gli permette di mettere da parte 3 milioni di dollari.  Nasce così il primo reparto di oncologia pediatrica presso l’ospedale pubblico palestinese di Beit Jala, vicino a Betlemme. Da lì a pochi anni viene realizzato l’unità di cardiologia infantile a Khan Younis, un piccolo centro della Striscia di Gaza. All’inizio poteva capitare che alcuni pazienti potessero essere mandati all’estero per poter essere operati, adesso succede che periodicamente spedizioni di medici volontari provenienti da tutto il mondo vadano nei territori occupati sia per eseguire gli interventi sia per formare in loco il personale degli ospedali pubblici palestinesi.

La passione del dottor Luisi nel raccontare la sua esperienza trovarono terreno fertile nello spirito del dottor Tumbarello che da lì a pochi mesi si sarebbe imbarcato insieme ad altri colleghi toscani, inglesi e statunitensi su un volo per Tel Aviv e da lì destinazione l’European Children Hospital di Khan Younis, in un territorio di guerra letteralmente blindato da esercito e marina israeliana. Siamo nel 2012 da allora il medico sardo è partito altre sette volte, l’ultima a Novembre del 2018; durante quest’ultima spedizione 9 bambini sono stati trattati al Pmc di Ramallah in Cisgiordania, mentre altri 12 sono stati seguiti all’Egh di Khan Yunis.

I numeri di quest’anno al mese di Novembre dell’organizzazione sono di 20 bambini feriti/malati inviati all’estero per cure mediche gratuite; 83 missioni mediche volontarie inviate in Medio Oriente; 13.476 il numero totale di beneficiari di progetti umani.

Fra i tanti aneddoti vale la pena ricordare quanto avvenne di ritorno dalla spedizione del 2017 quando il dottor Tumbarello pubblicò, tradotta in italiano, la lettera scritta di suo pugno dalla figlia dodicenne di Steve Sosebee, Jelena; indirizzata e recapitata al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, lamentava la decisione dell’Amministrazione USA di trasferire l’ambasciata statunitense a Gerusalemme: “Caro Trump, cosa hai fatto a Gerusalemme”, testimonianza di un dissenso meno forte di quello che siamo stati abituati a vedere in televisione  ma non per questo meno efficace ed incisivo.

(Tutte le foto della spedizione umanitaria a Gaza sono pubblicate sul profilo Facebook PCRF-ITALIA)

 Antonio Obinu

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