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San Gavino, Giovanni Zucca: l’allenatore dei baby calciatori e dei campioni

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Ha allenato Alessandro Deiola e Renato Copparoni

 

di Gian Luigi Pittau
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Il tempo sembra essersi fermato per Giovanni Zucca, che all’età di 87 anni (88 il primo novembre) continua ad allenare generazioni di baby calciatori, che vanno dai 3 fino a 12 anni.
Solo il periodo della pandemia lo ha costretto a un risposo forzato, ma Giovanni Zucca, è pronto  a correre sui campi sterrati e in erba e a scoprire nuovi talenti. Da decenni è presidente e allenatore della piccola società sportiva “Sangavinese”, che ha cresciuto tanti bambini all’insegna dello sport pulito e del calcio concepito come momento di incontro e di amicizia. Giovanni Zucca è uno scopritore di talenti come i sangavinesi Alessandro Deiola, uno dei calciatori più grintosi del Cagliari e Renato Copparoni, portiere di Cagliari e Torino che al San Paolo di Napoli, vestendo la maglia granata riuscì a parare un rigore a Diego Armando Maradona.

L’avventura calcistica di Alessandro Deiola comincia proprio nel paese dello zafferano e dei murales. «Sono stato il primo ad allenarlo – racconta con orgoglio Giovanni Zucca – quando aveva appena 5 anni. correva tantissimo dietro al pallone e poi è stato valorizzato da Gianfranco Matteoli fino ad arrivare nella primavera del Cagliari. Deiola è un grande velocista e anche da bambino aveva vinto diverse gare a livello nazionale organizzate dall’Anspi: ha tantissima grinta e tecnicamente può ancora migliorare. So che parla sempre di me e mi ricordo che nelle prime gare a Cagliari era accompagnato anche dalla nonna Rosanna Fiori».

Giovanni Zucca è allenatore da oltre 60 anni e alcuni anni fa ha ricevuto dal Coni il prestigioso riconoscimento della stella d’argento al merito sportivo a coronamento di una lunga carriera dedicata al calcio vero e genuino che parte dai campi di periferia come quello di San Gavino Monreale. «In passato – racconta – ho allenato anche Renato Copparoni quando aveva ancora 12 anni e mezzo: era molto alto e giocava nel ruolo di attaccante finché un giorno gli dissi di indossare i guantoni: da allora ha iniziato la sua avventura come portiere. Era il 1965 e allenavo la squadra di San Gavino la Monreale in seconda categoria: ho segnalato Copparoni al mio amico Cenzo Soro che lo ha inserito nella rappresentativa sarda e dopo Mario Tiddia lo ha portato al Cagliari».

Con Giovanni Zucca vive ancora il vero calcio fatto di valori genuini e di amicizia: «I bambini sono la mia vita ed è una gioia vederli correre dietro a un pallone. Oggi il vero problema sono spesso i genitori che vorrebbero i loro figli già campioni ma in realtà non riescono spesso a dare una vera educazione. In serie A contano soprattutto i soldi e si ragiona sempre di meno con un numero sempre altri di infortuni».

Il calcio per i bambini deve essere gioia e divertimento: «Allenare – racconta Giovanni Zucca – mi tiene giovane. Il mondo del pallone può avere un futuro solo se crede nei bambini che devono imparare la coordinazione nei movimenti senza troppi tatticismi. Il termine allenatore mi piace poco, preferisco quello di istruttore che vuole permettere ai bambini di acquisire personalità e divertirsi dietro a un pallone. Nel mondo del pallone contano di più i soldi, si lascia poco spazio ai talenti italiani, le grandi squadre spesso mettono in campo solo giocatori stranieri» . «Quando alleno i bambini – aggiunge il tecnico sangavinese – parto da alcuni valori importanti come il rispetto dell’avversario, il saper correre, saltare e colpire la palla. Sono contro quelli allenatori che non lasciano spazio alla creatività dei bambini con rigidi schemi di gioco. I piccoli calciatori vogliono correre dietro a una palla: non ha senso soffocare la loro fantasia».

Giovanni Zucca è instancabile e gestisce anche il museo del calcio “Nuccio Delunas” con i cimeli dono del figlio Corrado che ha scritto bellissimi libri sulla storia del Cagliari. Anche la psicologa e mamma Alice Bandino lo stima: «È un allenatore competente e appassionato. Ho avuto la fortuna di apprezzare il suo lavoro negli ultimi anni della Sangavinese, dove per qualche anno mi ha tesserata come psicologa della squadra. Come genitore, posso dire che mio figlio ha iniziato a due anni a giocare con lui, prima con attività propedeutiche e poi apprendendo i suoi “fondamentali”. Un allenatore come pochi, un carattere forte e appassionato, un educatore severo ma empatico, un sognatore che crede nel talento e nelle potenzialità dei bambini e dei ragazzi, un punto di riferimento come non ce ne son più».

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