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Attualità

San Gavino, l’odissea di Andrea Marrocu: “Io ex tecnico Alcoa mi sento discriminato”

Andrea Marrocu
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“Ho 56 anni e sono troppo giovane per andare in pensione e troppo grande per lavorare”
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 di Gian Luigi Pittau
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È rimasto senza lavoro dopo 25 anni passati nell’azienda Alcoa, che ha chiuso nel 2012 e da allora la sua vita è diventata una continua odissea in cerca di un’occupazione stabile. È il caso di Andrea Marrocu, tecnico industriale di 56 anni dalle mille specializzazioni, che oggi si sente vittima di un’ingiustizia dal momento che i lavoratori di altre fabbriche chiuse, grazie a un accordo con l’Assessorato regionale al lavoro, troveranno posto nei Comuni come quello di San Gavino Monreale: «Non capisco perché gli ex dipendenti della Keller, la fabbrica di carrozze ferroviarie di Villacidro – si lamenta Andrea Marrocu – potranno essere stabilizzati nei Comuni mentre io, come tanti altri lavoratori dell’Alcoa,  siamo stati dimenticati dalla Regione e in più in generale dallo Stato: la trovo una grossa ingiustizia anche perché alla mia età mi vedo chiudere tantissime porte in faccia. Per le aziende sono troppo vecchio per lavorare, ma per lo Stato sono troppo giovane per poter andare in pensione. Ho esposto la mia situazione anche al sindaco di San Gavino Carlo Tomasi, ma ad oggi mi trovo in grossa difficoltà perché ho un mutuo della casa da pagare di 475 euro al mese e sono indietro di nove rate: il rischio è che da un giorno all’altro la mia casa venga pignorata e potrei rimanere senza abitazione sulla strada. In più senza soldi non posso vivere».

L’assurdo è che Andrea Marrocu, titolare di una partita iva, non è mai rimasto con le mani in mano, e ha sempre cercato un lavoro e non assistenzialismo: «Per lo Stato con una partita iva aperta – racconta – non ho mai avuto diritto alla disoccupazione o al reddito di cittadinanza. In dieci anni ho mandato tantissimi curricola, più di mille dal 2012 e almeno 500 dal 2021 a oggi, ma la maggior parte delle volte le risposte più gentili sono state le parole “Le faremo sapere”. Alla fine del 2015 sono entrato a lavorare in Ceramica Mediterranea, a Guspini, come responsabile dell’ufficio acquisti e controller di stabilimento ma sono stato licenziato il 30 giugno del 2016. Poi nella stessa azienda sono stato richiamato con diversi rinnovi di contratto ma alla condizione di aprire una partita iva. L’ultimo contratto è scaduto il 31 dicembre 2020 ma l’avviso del mancato rinnovo mi viene dato solo tre giorni prima. Così sono rimasto letteralmente nella strada senza aver diritto ad alcuna forma di ammortizzatore sociale e disoccupazione. Ho svolto qualche lavoro con il drone con geolocalizzazioni e sopraluoghi, servizi hardware e software, ma i ricavi non sono altissimi». Di qui l’appello alle istituzioni: «Perché non devo avere – conclude Andrea Marrocu – lo stesso diritto di essere incluso nelle liste per lavorare nella pubblica amministrazione sia in un Comune che alla provincia o in altri servizi pubblici come la Asl o la Regione. Chiedo, insieme a tanti altri lavoratori nella mia situazione, di non essere dimenticato. Sono troppo vecchio anche per emigrare e per andare in Germania a fare il cameriere. Purtroppo il Medio Campidano, come il Sulcis, è ormai un cimitero di fabbriche e le occasioni di lavoro sono diventate un miraggio».

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