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Cultura

San Gavino Monreale, tra muri e colori: l’arte di Luigi Lai    

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di Giacomo Pitzalis
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Da Orgosolo fino a San Gavino Monreale è difficile incontrare un paese della Sardegna in cui non facciano capolino, tra le viuzze del centro, i murales. La nostra isola vanta un numero spropositato di queste opere, chiamate molto spesso a raccontarne la storia, le lotte, la protesta o, cosa da non dimenticare, le speranze. Forse sempre le stesse, forse nuove, eppure stabilmente lì, come quel piccolo pezzo di terra accerchiato dal mare che si rivela anche tramite i propri muri. Tramite le sue pietre.
Un linguaggio unico, quello del muralismo, composto da intonaco, colori e calcinacci, come ci racconta il pittore Luigi Lai.
«Nonostante sia nato a La Spezia sono sardo, anzi sardissimo, e vivo stabilmente a Cagliari. Mi reputo una persona molto curiosa e amo la vita in ogni sua sfumatura. Per vivere devo fare il medico dentista, ma per vivere bene sono obbligato a fare arte.» Grazie al disegno, Luigi riesce ad esprimere tutto se stesso mettendo, mattone dopo mattone, è il caso di dirlo, ogni briciola della propria creatività sconfinata.
«Tramite la pittura rappresento ciò che sono e grazie a questo mezzo racconto al meglio i miei sogni. E poi mi permette di parlare della mia terra, sempre presente in tutte le realizzazioni che eseguo. Mi reputo molto fortunato a vivere in questo paradiso e credo proprio che la Sardegna sia la musa ispiratrice. Anzi, ne sono certo.»
Molti, e diversissimi tra loro, sono i muri resi unici dalle sue mani, ma qual è quello che più di tutti l’ha reso orgoglioso?
«Senza dubbio è stato il murale dipinto a Orgosolo, insieme al giovane fumettista Luigi Porceddu. A oggi la ritengo l’esperienza artistica e umana più emozionante che abbia vissuto».
Pennellata dopo pennellata, il talento di Luigi si fa portavoce di vecchi frammenti di vita, voci mai ascoltate o zittite con la forza. Le sue opere regalano non solo la gioia della bellezza, ma anche la consapevolezza di ciò che siamo stati e di quanto è accaduto e accade in Sardegna.
«Col tempo la mia visione della vita è certamente cambiata e questo si riflette su ciò che creo. La mia attenzione, adesso, è rivolta a una pittura muraria connessa al tessuto sociale, grazie a progetti inseriti all’interno di ben determinati contesti. Credo – conclude Luigi –  soprattutto nell’energia dei lavori corali e vedo nella pittura una forza benefica, quasi palliativa, capace di aiutare indistintamente chiunque».

 

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