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San Gavino, successo di pubblico per “Patrizio vs Oliva”, ovvero la storia del pugile Patrizio Oliva

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di Marcello Atzeni

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Ieri al teatro comunale di San Gavino è andato in scena lo spettacolo “Patrizio vs Oliva”, inserito nella programmazione Cedac 2019-2020.

Ovvero, la storia di Patrizio Oliva, pugile napoletano che è stato campione olimpionico (Mosca 1980), nella categoria superleggeri e poi, iniziata la strada professionistica, l’ha percorsa fino a diventare campione del mondo, nella stessa categoria.

Il pugile partenopeo racconta la sua storia. Qual è stato il segreto del suo successo. Le batoste che ha preso nella vita, lo hanno costretto a fortificarsi in fretta. Un padre violento, con alle spalle un’esistenza segnata dal conflitto bellico, che scatena la sua rabbia verso la moglie. Botte: fino quasi ad ammazzarla. Quindi il babbo decide di andar via di casa. Ha una relazione sentimentale complicata con l’alcol etilico. Ma non è tutto qui. C’è ben altro.  Patrizio ha cinque fratelli. Ciro, muore di malattia (cancrena?)  all’età di 15 anni . È un giovanissimo e promettente calciatore. Il trapasso del ragazzo, squarcia quella casa popolare di un quartiere difficile della ex capitale del Regno delle due Sicilie. Patrizio, 40 chili di ossa e pelle, con neanche i soldi per il biglietto per il pullman, va in palestra.

Quindici chilometri in pedovia, ogni giorno.

È quella la sua salvezza. Sa che non può contare su una forza devastante, ma è di un’agilità impressionante, e altrettanto intelligenza.   Il ragazzo napoletano s’ispira a Cassius Marcellus Clay:  non  dà punti di riferimento nel ring, scappa, schiva i colpi e poi all’improvviso si avvicina all’avversario per insegnargli la sua boxe. Essendo un peso massimo, ha anche una castagna che Oliva non possiede. Ma Patrizio va avanti comunque, vincendo quasi tutti i 155 incontri disputati. Mentre racconta la sua carriera, il suono del  gong immaginario , è il viatico per infilare  nella partitura teatrale, i tormenti di sua madre, “vedova” e privata giovanissima di uno dei suoi sei figli. Patrizio non ha soldi, non è molto forte fisicamente, ma lo è mentalmente. E sfida Oliva. Combatte contro se stesso, contro il suo passato degli anni sessanta e il suo presente degli anni ottanta. Volteggia nel quadrato, sfiora le corde e colpisce gli avversari con una grandissima velocità e una grandissima tecnica. I vuoti, le sue angosce non si scagliano contro una donna. La sua rabbia bersaglia gli sfidanti. Ogni sequenza, verso questo o quel pugile, la riproduce pensando alle sue sofferenze, a quelle di sua madre, dei suoi fratelli e a quella stele marmorea sotto la quale giace Ciro. È un racconto toccante, molto toccante. Commovente, come quasi sempre capita quando lo sport incontra un libro, una macchina da presa o un palcoscenico. Sua mamma nella finzione (che poi ha l’età di sua figlia) è una meravigliosa Rossella Pugliese, che incarna la passione meridionale a 360 gradi.
La pièce l’ha scritta assieme a suo nipote Fabio Rocco Oliva, la regia di Alfonso Postiglione. Belle le musiche, sobrio l’allestimento, composto, anche, da disegni che descrivono la sua esistenza.  Oliva è credibile, più di quanto ci si aspetti. Non è un attore di professione. Ma dimostra una certa bravura. Essere se stessi su un palco, non è scrivere un’autobiografia. È molto più arduo. Patrizio vs Oliva commuove fino alle lacrime. La rivincita di un ragazzo che sa trovare una via di fuga, una soluzione anche quando sembra non esserci. Negli applausi del pubblico del teatro sangavinese, c’è l’ammirazione lunga 40 anni. Parte da quel giorno d’estate quando batte il finale a Mosca, il sovietico.

La leggerezza dello sparviero, (era questo il suo soprannome) rimbomba nel palcoscenico. Oliva è svestito da pugile. Con quegli indumenti che profumano di anni ottanta. Boxa sul palco: montanti, diretti, scagliati contro il vuoto, pensando e ripensando alla meccanicità dei gesti. E tenendo a mente, le sberle prese nella sua giovane esistenza. Il destino  lo ha picchiato e lui gli ha  reso i colpi . In modo sportivo, nobile, come è nobile l’arte del pugilatore. Alla fine dello spettacolo, i due attori vengono sommersi dagli applausi, dall’affetto del pubblico. Quindi scendono in platea per  strette di mano, foto, parole e autografi.

Il sindaco Carlo Tomasi con Patrizio Oliva (Foto di Marco Dessì)

Curioso e simpatico l’abbraccio con il sindaco Carlo Tomasi, che gli presta la sua fascia tricolore. Patrizio e Oliva si concedono anche per suggerire comportamenti ai giovani. Intraprendere la legalità e rinnegare anzi, scansare proprio il malaffare.
Nei? Uno. Nel testo. La scuola pugilistica dilettantistica più forte al mondo non era quella sovietica, comunque di altissimo livello, bensì quella cubana. Ma va bene lo stesso.

Fuori i secondi, il match riprende oggi, ripresa dopo ripresa. Stavolta ci siamo tutti noi sul quadrato: con la conchiglia e con il paradenti.  Per combattere volteggiando, sul palcoscenico della nostra vita.

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