Cultura

Sanifichiamo tutto, ma non l’arte

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di Fabiola Corona
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I recenti fatti di cronaca a sfondo razziale hanno portato a delle vere e proprie rivolte popolari che in tutto il globo riecheggiano sotto lo slogan “Black lives matter”, il nome del movimento attivista internazionale nato nel 2013. George Floyd, l’ennesimo ragazzo nero ucciso dalla polizia statunitense, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: è ora di farsi sentire, di dire basta. Il razzismo e i soprusi razziali non possono più essere sopportati.

Tuttavia, dallo sostenere una causa giusta e nobile, la cui realizzazione appare inevitabile per il progresso culturale dell’umanità, a fare qualche inciampo qua e là lungo il cammino, il passo è breve.

Uno di questi inciampi riguarda il mondo del cinema. Infatti, ha suscitato non poche polemiche la rimozione del film Via col vento, capolavoro senza tempo del cinema americano, dal catalogo della piattaforma video in streaming Hbo Max: la pellicola, datata 1939 e vincitrice di 8 premi Oscar, è «colpevole di rappresentare l’America razzista», come ha spiegato in seguito Hbo in una nota ufficiale, in cui si aggiunge che il film sarebbe stato in seguito riproposto «accompagnato da una didascalia sul contesto storico e da una denuncia degli stereotipi etnici e razziali rappresentati nella pellicola».

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: Può la censura di un prodotto artistico, testimone di una realtà da noi lontana, cambiare il mondo presente e futuro migliorandone i problemi culturali e sociali? E ancora: Il problema è il prodotto artistico o chi ne fruisce? “L’America razzista”, a cui si riferisce Hbo nella nota ufficiale, è quella di ieri o quella di oggi? Il punto centrale della controversa questione sta qui.

Uno dei contenuti finiti sotto accusa riguarda il rapporto padrone bianco-servitù nera tra la protagonista Rossella O’Hara e la sua domestica Mami, interpretata dall’attrice afroamericana Hattie McDaniel. In realtà, anche nel caso di Via col vento, la storia insegna. Infatti, è proprio in questa occasione che, per la prima volta ad Hollywood, vinse l’Oscar un’attrice afroamericana (Hattie McDaniel), la quale, tuttavia, non poté presentarsi alla cerimonia per ritirare la statuetta, a causa delle leggi del periodo che impedivano alle persone di colore di stare insieme ai bianchi, a testimonianza del fatto che le questioni etiche e morali si trovano sempre dietro la cinepresa e mai in essa. Se nel 2020 si sente il bisogno di rimuovere un colossal da un catalogo online poichè ritenuto offensivo, il problema è il film o la società che, a distanza di ottant’anni, ancora non è riuscita ad evolversi oltre i pregiudizi e le discriminazioni? Quanti film, libri, dipinti, statue e canzoni rischiano di essere censurati prima che si capisca che il problema sta negli occhi di chi osserva e non nell’arte che viene osservata?

Quello che resta è una semplice considerazione: per cambiare il futuro è necessario partire dal presente. Il futuro non si può cambiare partendo dal passato, perché il passato non si può e non si deve cambiare, né i prodotti culturali e artistici che ne sono memoria. Pertanto: giù le mani dall’arte!

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