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Cultura

Sanluri, la prima mostra di Diego Pomanti in Sardegna

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di Alessia Vacca
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Fotografo abruzzese di fama nazionale, Diego Pomanti ha appena concluso la presentazione della sua prima mostra in Sardegna, dal titolo Still Life Style, allestita presso il foyer del teatro e della biblioteca comunale di Sanluri dal 7 al 14 aprile.
Lauranna Fenu, presidente della Pro Loco che si è occupata degli aspetti logistici e burocratici dell’evento, si è detta molto entusiasta di questo incontro artistico e culturale che ha visto la comunità accogliere un ospite di grande spessore e notorietà: «Abbiamo partecipato e promosso la mostra su proposta del nostro cittadino e socio Gianluca Urpi, appassionato di fotografia che già in anni precedenti ebbe occasione di frequentare lo studio del Pomanti. La Pro Loco è sempre sensibile e disponibile a collaborare a qualsiasi evento che serva a far crescere culturalmente il territorio».

Anche la vicesindaca e assessora alla cultura, Antonella Pilloni, si è detta onorata di aver ospitato la prima mostra di Pomanti in tutta la Sardegna: «Siamo davvero molto lusingati della presenza del fotografo Diego Pomanti. L’iniziativa giunta da Gianluca Urpi mi ha subito trovata d’accordo: mi piaceva particolarmente il tema cardinale ossia la fotografia perché molte persone ne sono appassionate», ha spiegato la vicesindaca, «e approfondire l’argomento con un professionista è senza dubbio un’ottima occasione di crescita personale. Pertanto, ho coinvolto l’amministrazione che ha accolto subito la richiesta». Il primo cittadino di Sanluri, Alberto Urpi, ha sottolineato come il paese si stia posizionando, sempre più, ai vertici non solo dell’archeologia, ma della cultura ad ampio raggio, accogliendo una forma d’arte e di comunicazione moderna come la fotografia che ha conosciuto, negli ultimi anni, una vera e propria rivoluzione grazie ai social media: «Accrescere l’offerta culturale è fondamentale per essere sempre accattivanti e incontrare i gusti e le esigenze dei locali ma anche dei turisti non solo attraverso l’esposizione nei musei o nei circoli letterari ma anche attraverso la musica e, appunto, la fotografia, ambiti culturali marcatamente creativi e originali» – ha affermato il sindaco. In occasione della mostra appena conclusa abbiamo intervistato sia Gianluca Urpi, organizzatore dell’evento, sia il fotografo Diego Pomanti.

Com’è nata quest’iniziativa?

«Conosco Diego da diversi anni ormai: quando abitavo a Teramo nel 2009 ho avuto modo di fare uno stage formativo nel suo studio fotografico per quattro mesi. Da allora siamo rimasti sempre in contatto anche quando sono tornato a vivere in Sardegna. L’iniziativa di questa mostra è nata in maniera del tutto casuale: molti amici mi chiedevano di conoscerlo e ho pensato di organizzare una chiacchierata informale, gli ho fatto un biglietto aereo per il weekend dopo le feste pasquali e siamo rimasti d’accordo così. Poi da cosa nasce cosa e la chiacchierata fra amici si è trasformata in evento pubblico», ha spiegato Gianluca Urpi.

Come si è svolta la presentazione della mostra?

«La mostra fotografica era visitabile nella settimana dal 7 al 14 aprile, mentre il 6 c’è stata la presentazione all’interno del foyer del teatro e della biblioteca comunale. Si è trattato di un vero e proprio mini-workshop: Diego ha inaugurato l’incontro e ha proiettato delle immagini relative al processo di realizzazione delle foto quindi ciò che il pubblico non vede nel prodotto finito, in sostanza ha spiegato ciò che definiremmo i retroscena, gli aneddoti, le difficoltà incontrate e tutte le tecniche principali che si devono conoscere e impiegare per imparare l’arte», ha concluso Urpi.

Come mai la scelta di questo titolo?

«Lo still life è visto, generalmente, come stile fotografico tipico dell’esecutore che non detiene la direzione creativa perché lavora dentro un team con specialisti della grafica che gli richiedono determinate immagini da inserire all’interno di un progetto più ampio e complesso. Molti miei colleghi vedono lo still life come un genere fotografico nel quale sono assai confinati e quasi inibiti nella libera espressione della loro arte. Io credo comunque che sia possibile avere un proprio stile e un proprio orientamento anche all’interno di “compiti assegnati” da altri perché in qualunque ambito professionale se è vero che ci commissionano qualcosa è vero anche che possiamo scegliere noi in buona misura come affrontare e realizzare quel lavoro. Still life style è un titolo che inneggia proprio alla personalizzazione e alla riconoscibilità nell’arte: nel mio caso lo stile prediletto è minimal, asciutto e molto diretto perché non amo i fronzoli. Lavoro molto sulla luce, d’altronde ‘fotografare’ vuol dire scrivere con la luce, e tendo ad estremizzare soprattutto il bianco e il nero», ha affermato Pomanti.

Come ha scelto le foto da esporre?

«All’inizio avevo pensato di utilizzare le fotografie pubblicate all’interno di due libri editi qualche anno fa ma erano molto differenti fra loro e non avrebbero avuto molti punti in comune. Così ho deciso di raccogliere le immagini che condensavano la mia filosofia del lavoro cosicché potessi parlarci su e spiegare oralmente qualcosa che si riscontrava nell’immediato anche visivamente. Ne ho scelte ventitré in totale, alcune sono molto recenti e inedite, e le ho portate con me in aereo. Sono tutte relative a lavori commissionati e pagati perché d’altronde la mostra concerneva lo still life, quindi, non sarebbe stato opportuno portare delle fotografie scattate per il gusto di farlo. Sono anche convinto, in verità, che non siano immagini prettamente da mostra perché lo still life, in generale, non è adatto, a mio avviso, alla mostra. Sono molto felice della partecipazione che non mi aspettavo così numerosa, ritenendo l’evento di nicchia; invece, si è registrata una discreta affluenza anche durante tutti i giorni della mostra», ha concluso il fotografo.

RIPRODUZIONE RISERVATA
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