Attualità

Sanluri: Un cippo ricorda la morte del pilota Diego Capelli  

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di Maurizio Onidi
con collaborazione di Agostino Urpi

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A Sanluri, nel cortile di un’abitazione privata c’è un cippo, eretto per volontà di un gruppo di appassionati di automobilismo, a perenne ricordo di un tragico incidente mortale, avvenuto il 24 maggio del 1953, durante una gara automobilistica, nella quale perse la vita il pilota Diego Capelli

LA MANIFESTAZIONE SPORTIVA E LA NOTIZIA DAL SITO MOTORSPORT MEMORIAL

“Diego Capelli di Torino è morto in seguito a un incidente accaduto durante il III Trofeo Internazionale della Sardegna, noto anche come Trofeo Sardo. La gara si è svolta domenica 24 maggio 1953, su un percorso stradale pubblico di 420 chilometri attraverso l’isola di Sardegna, in Italia, da Cagliari a Sassari e ritorno. La pioggia cade costantemente durante la giornata, Capelli perde il controllo della sua Fiat 8V Zagato nei pressi del paese di Sanluri, allora provincia di Cagliari (ora provincia del Medio Campidano-VS), sulla via del ritorno, a 37 chilometri dal traguardo. L’auto è finita in un fosso e si è schiantata contro un terrapieno. Diego Capelli è morto quasi sul colpo, il suo copilota Giuseppe Veronelli si è rotto una gamba nell’incidente”. Per la cronaca, “la gara è stata vinta da Castellotti su Ferrari 2715, che ha coperto i 420 chilometri del percorso in ore 3,1’36”4/10 alla media di chilometri 138,761 (nuovo primato della competizione). Secondo si è piazzato Gerini, su Ferrari, in ore 3,6’14” e terzo Blondetti su Lancia 2500” come si legge nell’articolo pubblicato su Nuova Stampa Sera di lunedì 25/martedì 26 maggio 1953.

LA TESTIMONIANZA DI LUIGI (NOTO GIGI) PITTAU

Luigi Pittau

A quasi settant’anni dal grave incidente c’è ancora chi ricorda quella tragedia e la racconta con la lucidità e la dovizia di particolari di un ventenne anche se il nostro interlocutore di anni ne conta novantuno. «Avevo 22 anni quando si verificò l’incidente» dichiara Luigi Pittau, per tutti Gigi, classe 1931, sanlurese doc, storico e famoso meccanico della Marmilla, appassionato di auto sportive e del mondo automobilistico che racconta la cronaca dell’accaduto e che integra sensibilmente, quella riportata dai giornali del periodo «Nel momento in cui avvenne il pauroso incidente, assistevo alla gara nel centro del paese, in prossimità della postazione in cui sostava l’ambulanza della Croce Rossa. Seppi quasi in diretta dell’incidente, per via della richiesta di intervento dell’ambulanza che intervenne immediatamente. Successivamente mi raccontarono degli amici che avevano assistito alla disgrazia, che molti spettatori intervennero per ribaltare l’auto, onde estrarre il pilota che era rimasto bloccato nell’auto finita nella cunetta piena d’acqua, mentre Veronelli era riuscito a liberarsi da solo. Fra questi spettatori c’era Francesco Casta, che intervenendo nella parte posteriore della macchina, in prossimità del tubo di scappamento, si provocò delle ustioni molto serie alle mani, data l’elevata velocità e le ore di gara già fatte dall’automobile. I due feriti, mi raccontarono ancora gli amici presenti al fatto, vennero caricati sull’ambulanza che si diresse a tutta velocità verso l’ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari. Ero presente con altri amici, il giorno successivo all’incidente, quando il corteo delle auto che avevano preso parte alla gara, aperto dal carro funebre con il feretro di Diego Capelli, che si dirigeva a Olbia per imbarcarsi, fece sosta a Sanluri, nel punto in cui accadde la disgrazia, dove vennero deposti dei fiori. In quella circostanza, Giuseppe Veronelli, il meccanico che sedeva al fianco di Capelli quando si verificò l’incidente, mentre la gara che si dirigeva verso Cagliari, e il programma ne prevedeva il passaggio all’interno dell’abitato,  raccontò che “a causa della forte pioggia,  all’ingresso di Sanluri”, la macchina che in quel momento viaggiava a 140 chilometri orari,  in una zona allora agricola, “nello stringere all’interno della curva cozzò con un piccolo paracarro,  proseguendo la corsa andò a sbattere contro un cipresso, abbattendolo e successivamente  urtare violentemente contro un terrapieno che ne provocò il ribaltamento, finendo nella cunetta piena d’acqua.

Luigi Pittau da giovane

“La macchina si è ribaltata e Diego con il casco, bloccato dal sottogola, ha arato il terreno” sono le testuali parole del meccanico che nell’incidente rimase ferito a una mano. Alla mia domanda, dove cessò di vivere Capelli, visto che nel momento in cui venne caricato sull’ambulanza era ancora in vita, Veronelli mi rispose che spirò all’ingresso di Cagliari, all’altezza dell’antenna della Rai, nella discesa del Fangario. Notizia confermata anche dal conducente dell’ambulanza, che abitava a Sanluri. La causa della morte di Capelli, secondo la dinamica spiegata da Veronelli, è da attribuirsi al sottogola. L’incidente di Sanluri, cui ha fatto seguito quello del 1957, a Guidizzolo, durante la Mille miglia molto più grave per numero di vittime, contribuirono certamente alla soppressione delle gare automobilistiche di questo genere.  Ricordiamo che a Guidizzolo, l’auto condotta dal pilota spagnolo Alfonso de Portago, sbandando a causa dello scoppio di un pneumatico, provocò la morte di nove spettatori oltre a quella del pilota, del copilota e di un numero rilevante di feriti.  Personalmente ricordo che prima che le gare venissero soppresse, acquistai una Cisitalia e lo Stabellini, proprio per poter gareggiare in queste competizioni. Accantonata l’idea, a seguito di tale provvedimento, dovetti far modificare la macchina per poterla utilizzare nelle strade normali».   «A fine anni ottanta del secolo scorso, la manifestazione sportiva Sassari-Cagliari è stata rifatta ma riservata ad auto d’epoca», dichiara Agostino Urpi, funzionario di banca a riposo, residente in prossimità del luogo dell’accaduto, «Quando la carovana delle auto transitava a Sanluri, il corteo si fermava davanti al cippo, dove venivano deposti dei mazzi di fiori».
IL CIPPO
«Dopo qualche mese dall’incidente», continua Gigi Pittau, «Vennero raccolti i soldi per la realizzazione di un cippo, che ricordasse questo giovane pilota deceduto per la passione sportiva. Su iniziativa mia e di un gruppo di amici di cui facevano parte ,anche Aldo Scano e Italo Vinci, al quale si aggiunsero successivamente don Francesco De Cherchi, nobile sassarese, cognato di don Peppino Diana, nobile sanlurese, e Padre Francesco Colli Vignarelli, rettore degli Scolopi, che volle dare il suo contributo “culturale” all’iniziativa adattando  versi di Giacomo Zanella, trascritti sul cippo, oggi quasi illeggibili ma grazie al libro “Sanluri terra ‘e lori” scritto da Padre Colli, siamo in grado di riportare fedelmente l’incisione eseguita sul blocco di trachite, attualmente  presente nel giardino antistante l’abitazione di Angelo Basciu».  Per quale ragione il cippo si trova in un cortile privato?  «Quando Angelo Basciu acquistò il lotto del terreno sul quale realizzò la propria abitazione», sottolinea ancora Pittau, «il cippo se lo è ritrovato all’interno della sua proprietà a seguito dell’allineamento effettuato dall’amministrazione comunale, per allargare la strada». Massima disponibilità da parte di Angelo Basciu a che il cippo venga posizionato in strada, alla vista di tutti i passanti, se qualche associazione, ente pubblico o altri volessero farsene carico. Il prossimo anno ricorrerà il settantesimo anniversario di quel tragico incidente. Potrebbe essere finalmente l’occasione per ricordare degnamente la scomparsa di questo giovane, già affermato pilota, perito a Sanluri, nel corso di una importante competizione automobilistica, prima che quel cippo cada nell’oblio.

ISCRIZIONE SUL CIPPO

A Diego Capelli/Qui caduto il 24-5-1953/nel 3° trofeo internazionale della Sardegna

Ali al cuore/Ali alle ruote/tuo mortal corso/compisti a Sanluri/che/te nella gloria/perir vide

Amici e ammiratori posero

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