Cultura

Santa Maria bella

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di Sandro Renato Garau
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Da sempre la solennità dell’Assunta a Guspini è stata festa di popolo che si perde nella notte dei tempi, festeggiamenti ai quali la comunità dei guspinesi si prepara con gioia, cura e nella preghiera.

Uno dei gesti preparatori alla festa è quello della recita de is Goccius o Coggius. La recita de is Goccius dura un intero mese. Dal 13 luglio, ogni sera, e sino 13 agosto si canta il rosario a conclusione del quale con una tipica melodia in sardo campidanese, dolce, suadente, affettuosa, ci si rivolge a Santa Maria Bella. Custodi del rito e assidui alla preghiera anziani, nonne e madri che hanno trasmesso oralmente il canto a figli e nipoti.

Molto si è detto e scritto su questa tipologia di preghiera, ma ciò che colpisce è quanto essa sia radicata nella comunità di Guspini. Una venerazione che è molto più che tradizione.

La recita del rosario in sardo e quella de is Gocciu è un rito serale ed è cambiato nel tempo adattandosi alle esigenze della comunità. Molti anziani ricordano che dopo cena uscivano nella piazzetta più vicina alla loro casa portandosi appresso una seggiolina in legno e si accomodavano in cerchio per recitare il rosario in sardo e is Goccius. Un uomo o una donna svolgevano il ruolo di corifeo. “Quando ero ragazza il rosario lo cantavamo sul muraglione a fianco al molino di Peppino Garau, sopra Sa Mitza de Santa Maria, ogni notte, dopo cena, sino al 13 notte. Il 14 non si cantava perché era la vigilia della festa, si vestiva la Santa in parrocchia e la sera, in processione, la statua della Dormiente veniva portata a spalla alla chiesa a lei dedicata, al centro del paese”. Racconta un’anziana. Ogni notte in ogni quartiere la nenia che accompagnava le poste del rosario e is Goccius cullava il sonno dei bambini, accompagnava i giochi di quelli più grandi e chiudeva una giornata di fatica per tutti. Più avanti nel tempo la diffusione della pratica nei vicinati è diventata più rara e la preghiera si è spostata nella chiesetta di santa Maria. Ciò che caratterizza il canto è la celebrazione della gioia presente in molte strofe: “Su Celu est in allegria; / Sa terra in solennidadi. / In tronu de Magestadi, / Riposat oi Maria” (Il cielo è in allegria, / la terra in solennità, / in trono di maestà / riposa oggi Maria), questo il ritornello che segue ogni strofa, torrada.

Il termine riposa è condizione indispensabile, l’Assunta venerata a Guspini è detta anche la Dormiente, sdraiata supina su un letto di broccato, con il vestito della festa e gli ornamenti di una regina, come da tradizione bizantina, pronta ad essere accolta in cielo.

Maria è una guspinese, è parte della comunità, è viva e invocata non solo nelle difficoltà ma celebrata.

Le quattordici ottave che si susseguono cantano la grandezza, la potenza, la dolcezza, la forza di questa donna.

Così è la voce suadente e armoniosa del Figlio che la invita per essere incoronata Mamma cara, Figlia e sposa.

Alla donna vengono attribuiti tanti titoli, per questo è definita ornamento della pianura di Saron, quella che si affaccia sul Mediterraneo e decoro del monte Carmelo in Galilea.

Il suo sguardo rallegra il cuore.

Non mancano gli aspetti che mettono ordine nel rapporto con il Figlio: L’Ascensione al cielo per Gesù è potente, quella dell’Assunzione è magnifica perché in compagnia del figlio. L’ordine, se ce ne fosse bisogno, è stabilito.

Non potevano mancare i Cherubini, i Serafini e la Corte Celeste nella quale Maria è la Primadonna.

Forte è l’espressione quando viene definita “dispensatrice di grazie celesti per i poveri mortali, notte e non aurora per la tirannia infernale.” Concetto che si ripeterà anche in altre strofe.

Citando le Scritture è il “bel fiore di Gessen”, regione dell’antico Egitto tanto cara a Giacobbe che si recava da suo figlio Giuseppe ministro del faraone in Egitto!

La guerra è sempre quella contro l’inferno, termine che contempla il male in assoluto.

La delicatezza con la quale è tratteggiato il corpo dell’Assunta è straordinario, nell’XI ottava esso è: corpo consacrato dove ha fatto residenza per nove mesi l’onnipotenza di Gesù. Non si può fare altro, si può solo contemplare e cantare come fanno gli angeli.

Non mancare gli apostoli riuniti “nel sacro funerale dove, da testimoni, ascoltano meravigliati i canti degli angeli”.

L’ultima strofa riporta i temi affrontati in quelle precedenti. Maria è donna che consola, difende dallo spirito del male e soprattutto è mamma di ogni uomo, donna speciale, dolcissima, mite e pia.

Per is Goccius, come per tutte le fonti trasmesse oralmente o scritte in altre lingue, è difficile stabilire quando la tradizione li ha accolti.

Mario Ortu nel libro, “Santa Maria in Guspini”, scritto a più mani, nel 1999, ricorda che is Goccius “più antichi in lingua sarda non vanno oltre gli inizi del 1700” risalendo alla dominazione catalana. Ci dice anche che esistono molte versioni in tutta l’isola di Goccius dedicati a Maria SS. Assunta. La struttura dei testi è semplice e sempre la stessa perché doveva essere riportata a memoria: una quartina iniziale che si ripeterà dopo ogni strofa è sa torrada, il ritornello che si ripete dopo ognuna delle quattordici ottave – strofe, cubas, per chiudersi “con sa retroxa negli ultimi due versi finali del ritornello”. Un canto di gioia, allegrezza per stare all’etimologia latina, di “gaudium”.

La versione più antica e conosciuta di quelli che si cantano a Guspini è quella custodita nell’archivio parrocchiale di san Nicolo, is Goccius sono raccolti in un libretto scritto a mano a opera di Raimondo Lampis e datata 10 maggio 1852 come riportato nel libro “Santa Maria in Guspini, tra storia, devozione e fede 14/22 agosto” stampato in occasione dei festeggiamenti del 2018 e scritto da Mons. Corrado Melis e Tarcisio Agus.

A leggere il testo de is Goccius ci si rende subito conto che richiama lo schema proposto dalla tradizione cristiana che aveva come ordine: Dio-Padre, Figlio e Spirito Santo, Re, e la Madonna imperatrice destinata.

Una preghiera che invita alla speranza.

Buona festa Manna, come dicono i guspinesi e attrus annus mellus, dopo le vicissitudini di quest’ultimo anno travagliato per un male che non ha risparmiato né piccoli né grandi.

Goggius

1

Su Celu est in allegria;

Sa terra in solennidadi

In tronu de Magestadi,

Riposat oi Maria,

2

Cun d’una boxi amorosa,

Su fillu dd’hat cumbidada,

Beni po esseri coronada

Mamma cara, Filla e sposa;

Totu bella e tot’ermosa,

De su Libanu gloria.

 In tronu de Magistadi ecc.

3

De su Carmelu decoru,

De Saron ses ornamentu,

De su celu ses cuntentu,

De is Angelus tesoru;

Po Reina deu t’adoru,

Mamma de Sabidoria’

In tronuu de ecc.

4

Cun d’una sola mirada,

Custu coru has alllrgau,

Coru a Tui dedicau,

O columba immaculada

In su Celu ses esaltada,

Subra dogna gerarchia.

In tronu de ecc.

5

In Gesusu s’Ascenzioni,

Fiat prus nobili in potenzia,

Prus rica magnificenzia,

Est sa tua Assunzioni;

Issu Fillu tuu in personi

Ti fait dulzi cunpangia

In tronu de ecc.

6

Tui sola e singulari’

Subra tot’is Cherubinus,

T’assistint is Serafinus,

Sa Corti Celesti impari;

In su Celu, terra e mari,

Tui tenis sa primazia.

In tronu de ecc,

7

Tui ses dispensadora’

De is grazias celestialis

De is poborus mortalis

Ses potenti protettora;

Notti ses, e no Aurora,

A s’lnfernali Tirannia.

n tronu de ecc.

8

Cussa Regia briglianti,

Po tui fi preparada,

Imperadora destinada,

De su Deus regnanti,

Sposa sa prus amanti,

E digna de Monarchia

In tronu de ecc

9

De Gessen ses bellu fiori,

De Israelli riccu vantu,

A Tui su solu mantu

Solit essir de risplendori,

Ses sa gloria, ses s’onori,

De su verdaderu Messia.

In tronu de ecc

10

In tui est accabada

S’ostinad e dura gherra,

Chi po s’inferru sa tèrra

Tollèrat angustiada;

Eroina preconizzada,

De su celu e terra allegria,

In tronu de ecc

11

Cussu corpus tuu cunsegrau

Aundi hat fattu residenza.

Noi mesis s’onnipotenzia

De Gesusu. Verbu Incarnadu,

Ddu cuntemlant onorau

Cun angelica melodia.

In tronu de ecc

12

Is Apostulus congregaus,

In su sacru funerali,

Su cantigu angelicali

Nd’ascortant ispantaus:

Testimongius sunt istaus

De sa dulzi sinfonia.

In tronu de ecc

13

Po fillus is peccadoris

Tui t’abbrazzàs in sa gruxi

Oi dei cussa tmmensa Iuxi,

Dispensas grazias e favoris:

De su Celu is risplendoris.

Nos’allirghint in s’agonia.

In tronu de ecc

14

Mamma ses universali,

Consolu de su cristianu,

Nos difendas de su tirannu,

Falsu spiritu infernali:

Mamma nostra speziali

Totu duizi clemonti e pia.

In tronu de Magistadi

Riposat oi Maria

 

 

Accudei is’arrosarius is devotus de Maria

Accudei is’arrosarius e canteddu de cinqui postas

Ca Maria meda di costa su stai in pregadoria

Accudei is’arrosarius ect.

 

Su stai in pregadoria e impari su Sabude notti

Chi dhadai memoria dada poni bona sorti

e s’ora de sa morti dada fai cumpangia

Accudei is’arrosarius ect.

 

Da hada fai cumpangia ha dogna ora presenti

Is gurrèis de sa gloria funti Gesusu Maria e Giuseppi

E tottu ponedda menti su chi nara sa drotria

 

Su chi nara sa drotria giai tottus ddu scieus

Ch’est’amai e serbiri Deus i a su fillu de Maria

Accudei is’arrosarius ect

 

La Madre di Cristo è assunta in cielo:

e s’ora de sa morti dada fai cumpangia   lodiamo il Figlio, Signore del mondo.

Preghiamo:

0 Dio onnipotente ed eterna, che hai innalzato alla gloria del cielo

in corpo e anima l’immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo

Figlio, fà che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai

beni eterni, per condividere la sua stessa gloria.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.

 

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