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Sant’Antonio, edizione 2022: qualcosa è cambiato, tanti i commenti

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di Gianni Vacca
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Con l’edizione 2022 la festa di Sant’Antonio tanto cara alle popolazioni di Arbus, Guspini e di un intero territorio sembrerebbe aver fatto un passo indietro di decenni. A sfilare solo 5 gruppi in costume contro i 24 del 2019 ultima edizione pre pandemia, pochissimi i cavalieri presenti che vestiti in eleganti abiti tradizionali avrebbero dovuto onorare, come avveniva ormai da parecchi anni, la parte iniziale del cammino del Santo. Di gran lunga inferiore rispetto alle passate edizioni anche il numero delle traccas tra l’altro a tratti rigorosamente in silenzio. Un silenzio rumorosamente rotto anche dall’assenza nella sfilata delle tipiche sonorità che riescono a dare solo le launeddas, gli organetti o le fisarmoniche che intonano tipici balli sardi. Il momento di forte coesione identitaria di un intero popolo radicata nel corso dei secoli in onore e venerazione del Santo è venuto così a mancare sembrerebbe quasi avvolto da una cappa di un misterioso oscurantismo. Dal giorno successivo al rientro del Santo si sarebbe già dovuto pensare alla prossima edizione e invece a distanza di qualche giorno tutte le attenzioni dei cittadini esternati con grande partecipazione nelle strade, nelle piazze e sui social sono ancora occupate dai commenti delusi sul bilancio post festa e dalle preoccupazione per l’edizione del prossimo anno. Migliorata e arricchita la parte religiosa grazie anche alla Peregrinatio, le reliquie del Santo portate in processione lungo le vie del paese è mancata invece quasi del tutto quella parte folkloristica: quella bellissima coreografia simbolo da sempre di forte coesione identitaria di un intero territorio. Piuttosto emblematici alcuni commenti: “L’emozione provocata dalla religiosità era presente, ma non basta per una festa che si prefigge di diventare un simbolo identitario della Sardegna”,  “L’auspicio è che si torni presto a ciò che abbiamo imparato a conoscere e che Sant’Antonio torni a essere un grande attrattore turistico”, “Il folclore di un intero popolo con le sue peculiarità è parte integrante di una grande festa religiosa e l’una non sminuisce l’altra”. Se si vuole intraprendere il difficile cammino per l’inserimento della festa di Sant’Antonio nella lista UNESCO quale patrimonio immateriale dell’umanità è necessario che vengano coinvolti tutti i soggetti interessati a partire dalla Pro Loco, quest’anno non presente tra gli organizzatori, Associazione, ricordiamo,  partecipata anche dal Comune di Arbus dove all’interno del direttivo è presente con due consiglieri comunali. Il percorso è difficile e il traguardo non facile da raggiungere. Ecco perché è necessaria tra le parti in causa, quelle da sempre più fortemente interessate all’organizzazione dell’evento, coesione e, nel rispetto reciproco e dei rispettivi ruoli, massimo spirito collaborativo.

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