San Gavino Monreale STORIA DI CASA NOSTRA

Santu ‘Engiu ariseu e oi, brevi cenni storici sulla chiesa di Santa Chiara

San Gavino, chiesa santa Chiara
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di Lorenzo Argiolas

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I festeggiamenti in onore di Santa Chiara, a San Gavino, si sono sempre tenuti il 12 agosto. Una peculiarità, considerato che la data del calendario liturgico in cui viene festeggiata la santa di Assisi è l’11 agosto.

Il culto per Santa Chiara nel centro sangavinese, cominciò con ogni probabilità nel XV secolo, quando venne edificata la chiesa per far fronte alle esigenze del villaggio, che si era costituito intorno a Nuratzeddu e alla chiesetta di San Gavino, che si estendeva verso Ovest.
In quell’area esisteva una chiesetta figliale di Santa Chiara Vergine dell’Ordine Serafico e tra il 1574 e il 1584 fu eretta parrocchia, da allora diventò punto di riferimento per i fedeli.

Nel corso degli anni la chiesa ha subito diverse modifiche che ne hanno mutato pesantemente i tratti originari.
L’edificio si presenta esternamente con una facciata a flesso (cappello di carabiniere, motivo quasi esclusivo della Sardegna) come quella del cappellone che le è stato affiancato intorno ai primi dell’800 e che un tempo è stato sede della Confraternita del Rosario.
Vi si accede attraverso due portoni bronzei con dei bassorilievi, frutto di recenti modifiche apportate alla chiesa.
Nel 1993 cominciarono i lavori per il restauro dei due altari lignei, collocati nei cappelloni, che casualmente riportarono alla luce tre preziosi frammenti facenti parte di una predella di un retablo, oggi perduto.
Le tre tavole, di origine cinquecentesca, sono rimaste celate per alcuni secoli sotto diversi strati di pittura e vi sono ritratti otto dei dodici apostoli; oggi le tavole sono custodite presso il Museo di Arte Sacra della Diocesi di Ales. Di recente disposizione sono le otto vetrate volute dall’ex parroco, Don Fiorenzo Pau.

Una delle principali particolarità della chiesa è però il campanile.
Quello che vediamo oggi si erge sulla sinistra, costruito intorno al 1956 e varie volte rimodellato, appare quasi staccato dal corpo centrale.
Infatti, l’attuale torre campanaria sostituisce quella risalente, presumibilmente, alla fine del XVIII secolo e demolita nel 1938.
Già nei primi anni del ‘900, l’amministrazione comunale sollecitava il restauro del campanile che si trovava in condizioni precarie, a rischio crollo. Per un periodo venne posto intorno alla torre uno steccato in legno per evitare l’avvicinamento dei cittadini, steccato che come sappiamo venne rimosso in seguito all’epidemia dell’influenza spagnola.
I lavori continuavano ad essere rimandati fino al 1937 quando cominciò la demolizione, il costo dell’opera fu di 117.000 lire.
Il progetto per il restauro non fu portato a termine poiché la cappella sulla quale il campanile si trovava originariamente non era più in grado di sorreggere il peso della struttura, per questo motivo si decise di costruire la torre campanaria in un altro punto, precisamente dalla parte opposta.
Il progetto finale, datato marzo 1953, fu redatto dall’ingegner Salvatore Rattu e i lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1956.
Quello che vediamo oggi, tuttavia, è frutto di continui rifacimenti che, a partire dagli anni ’80, rappresentarono dei goffi tentativi di riprodurre il campanile originale.

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