Editoriale

Sarà un mondo uguale a quello di prima?

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di Gian Paolo Pusceddu
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La curva dei positivi al coronavirus si appiattirà. Raggiungerà il picco agognato e poi inizierà la discesa.
Non è un augurio: sarà la conseguenza diretta della nostra disciplina di adesso, delle misure in atto, le uniche efficaci e moralmente accettabili.
Dobbiamo sapere fin d’ora che la discesa potrebbe essere più lenta della salita e che potrebbero esserci nuove impennate, magari altre chiusure momentanee, altre emergenze, e che alcune restrizioni dovranno restare per un po’. Lo scenario più probabile a cui andiamo incontro è quello di un’alternanza fra una normalità condizionata e l’allerta. Ma a un certo punto finirà. E avrà inizio la ripresa.
Un fatto inconfutabile è che dopo una guerra tutti si affrettano a dimenticare, e qualcosa di simile accade con la malattia: la sofferenza ci pone in contatto con verità altrimenti offuscate, mette in ordine le priorità e sembra ridare volume al presente, ma non appena la guarigione sopraggiunge quelle priorità evaporano. Adesso ci troviamo nel mezzo di una malattia planetaria. La pandemia sta passando la nostra civiltà ai raggi X ed emergono verità che svaniranno al suo termine. A meno che non decidiamo di appuntarle subito. Nell’assillo dell’emergenza, che da sola è sufficiente a riempirci la testa di numeri, di testimonianze, di tweet, di decreti, di moltissimi timori, dobbiamo quindi trovare il modo di liberarci delle paure per riflettere sulle esperienze e fare ragionamenti diversi, per osare domande importanti che due mesi fa ci avrebbero fatto sorridere per la loro ingenuità. Quando sarà finita, vorremo davvero replicare un mondo identico a quello di prima?

 

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