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Sardara, sarà inaugurato il 26 giugno il paliotto dell’altare di Santa Mariaquas scolpito da Giuseppe Maccioni

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di Dario Frau
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Sarà scoperto domenica 26 giugno, il paliotto in pietra, per l’altare del santuario di Santa Mariaquas, a Sardara. L’opera, voluta dal comitato classe 1971, per i festeggiamenti della Madonna che dà il nome all’edificio sacro e al territorio dove sono comprese anche le Terme di Sardara, (secondo l’usanza, infatti, i componenti del comitato, ogni anno offrono un ricordo /dono da destinare e lasciare al santuario) è stata commissionata a un artista locale, Giuseppe Maccioni, sardarese doc, classe 64.

Giuseppe Maccioni

L’artista è uno scultore, ma non solo, è anche pittore, cesellatore, ceramista, disegnatore, realizzatore di mosaici policromi è, come si dice, un artista poliedrico. Diplomato al Liceo Artistico di Cagliari, la sua passione, estro e capacità artistica e culturale, unita all’influenza di personaggi come i Foiso Fois, Gaetano Brundu e Pinuccio Sciola gli hanno permesso di acquisire specifiche abilità nel settore dell’arte affinando e completando le sue doti personali, in vari settori.
Una passione che con l’andare degli anni si è evoluta tanto da renderlo uno dei più importanti artisti in Sardegna, ma non solo, il su curriculum è un lungo elenco di opere realizzate, concorsi vinti, premi e riconoscimenti in varie parti d’Italia. In effetti, l’artista unisce una solida base culturale, legata alla storia, alle tradizioni, alle contaminazioni ed espressioni artistiche del passato (per un decennio ha lavorato al museo Archeologico di Sardara, curando la descrizione illustrata dell’apparato museale e collaborando anche con la Soprintendenza ai Beni Archeologici di Cagliari e Oristano, campagne di scavo comprese), respirando e assimilando un substrato artistico che fanno parte del bagaglio essenziale della sua arte in se stessa, e che sono state completate, nel  tempo, dalle  molteplici innovazioni da lui evidenziate, rendendo  affascinanti e coinvolgenti le sue opere,mai ripetitive, ma sempre originali ed eccentriche.
La sua padronanza tecnica, con l’utilizzo di diversi procedimenti e la duttilità nei processi manipolativi lo rendono originale e gli hanno permesso appunto di essere, spesso, scelto per l’esecuzione di opere significative ed importanti e vincere vari bandi concorso. Ecco il primo premio al Concorso di scultura di Decimoputzu del 1993, presieduto dallo storico dell’arte Salvatore Naitza. Eccolo vincitore anche a concorsi internazionali tra artisti, a Simala dove realizza il Monumento in onore dei Caduti in guerra. A gennaio del 2010, vince un altro concorso internazionale: realizza l’opera d’arte monumentale “Madre Terra”, in porfido e marmo bianco di Carrara, per l’abbellimento della scuola elementare di Fornace, in provincia di Trento. Il 2012 lo vede ancora vincitore di un Concorso Internazionale in Trentino: realizza il “Monumento all’Emigrante” per il Comune di Strembo. Lo stesso anno partecipa e vince i tre Concorsi Internazionali banditi dal Ministero alle Infrastrutture – Provveditorato alle Opere Pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna che prevedono la realizzazione degli Arredi sacri e le statue lignee dei santi protettori per le Cappelle degli Istituti penitenziari di Cagliari-Uta, Sassari-Bancali, Oristano Massama. Ha partecipato, inoltre, a due concorsi internazionali fra artisti, banditi dal Ministero delle Opere Pubbliche di Toscana-Marche-Umbria, per la caserma marescialli e brigadieri di Firenze Castello, classificandosi primo alla prima fase del Concorso e secondo alla seconda fase.
I concorsi vinti sono un momento significativo di ogni artista, che gratificano in modo speciale, il proprio io competitivo e un confronto di civile competizione (basti pensare alle “sfide” durante il Rinascimento quando artisti dello spessore di Michelangelo, Leonardo, Raffaello e tanti altri, si contendevano, con passione le commesse di principi e papi per realizzare le grandi opere che tutti conosciamo ed apprezziamo). Sfide come nello sport, dunque, come confronto, per mettere alla prova se stessi, le proprie forze e capacità.
Giuseppe Maccioni è uno di questi: un atleta dell’arte che dimostra, spesso, di essere un campione. Ma l’artista sardarese non è solo questo. La sua produzione artistica è infinita: dalle opere destinate alle chiese di piccoli paesi a quelle di città come Cagliari con la scultura in memoria dei Caduti di Nassirja, alla scultura su pietre del Friuli, e le sculture in marmo del giudice Falcone e del giudice Borsellino ad Oristano, la Scultura Monumentale in basalto e marmo posta all’ingresso principale di Sardara. Numerose anche le mostre collettive e personali: alla Cittadella dei musei di Cagliari, al Centro culturale d’arte “La Vetreria” di Pirri, alla sala Esposizioni Temporanee del Museo Genna Maria di Villanovaforru, al Museo diocesano di Ales. Opere sacre, con l’utilizzo di tecniche e materiali diversi, caratterizzano inoltre, l’eccentrico artista. Il fonte battesimale in marmo bianco di Carrara ed intarsi policromi, posto all’interno della Parrocchia Beata Vergine Assunta di Sardara; a Gonnoscodina, dove realizza un bassorilievo dedicato a San Daniele, patrono del comune. Statua della Madonna di Lourdes” in marmo di Carrara a Gonnosfanadiga. Il Comune di Pau gli affida la realizzazione delle stazioni della Via Crucis: altorilievi in trachite gialla impreziositi da intarsi in ossidiana, pietra simbolo del Monte Arci e del comune. Ma sarebbe troppo lungo elencare tutti i lavori eseguiti.

Bozza scultura don Luigi Sturzo

L’ultimo impegno artistico è quello della scultura dedicata a Don Luigi Sturzo, da collocare nell’omonima piazza a Brescia. Giuseppe Maccioni è risultato vincitore, infatti, (ancora una volta) di un concorso indetto dal comune lombardo che aveva come tema “la politica quale impegno sociale e politico vissuto come atto d’amore al servizio del bene comune”. Una volta ultimata, l’opera, alta circa 2,10 metri, avrà una larghezza di 75 centimetri e 55 centimetri di profondità. Un’opera importante e significativa per l’artista sardarese, vista la scelta fatta dalla Commissione di valutazione del bando. La scultura dedicata a Don Luigi Sturzo, verrà collocata a inizio settembre, nella piazzetta omonima, della città lombarda. Da Brescia a Sardara, di nuovo.
Ora tocca ai suoi concittadini, domenica 26 giugno pomeriggio, ammirare un altro capolavoro: il paliotto in pietra che ornerà l’altare della Chiesa di Santa Mariaquas.
Il comitato organizzatore non poteva fare una scelta più appropriata;  anche l’artista, in cuor suo, ha messo oltre l’impegno e le doti artistiche, sicuramente anche  l’affetto e il sentimento per onorare  una sagra significativa e importante e molto sentita, oltre che dai sardaresi anche dalle migliaia di pellegrini che arrivano da tutta la Sardegna per visitare il santuario di Santa Mariaquas.
Il paliotto in pietra scolpita è stato posto nella parte anteriore dell’altare e funge anche come elemento decorativo. Descrive il Cristo, rappresentato da un agnello, in mezzo ad una vite con i tralci d’uva che simboleggiano il legame di Gesù (la vite) con i credenti (tralci).

 

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