Cultura

Sardara, un sardarese tra i vincitori del Premio Ozieri

Giampaolo Pisu
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di Lorenzo Argiolas

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Anche quest’anno, nonostante l’emergenza covid, si è tenuta la 61^ edizione del Premio letterario Ozieri. In modalità remota, ovviamente, è stato tributato il riconoscimento ai diversi vincitori delle diverse sezioni del Premio. Un Premio ambito, quello di Ozieri, nato nel 1956, è il primo ed il più longevo dei premi letterari in Sardegna. I vincitori di quest’anno sono: Giovanni Fiori di Sassari con la poesia “In su montiju meu”, sezione Poesia Sarda dedicata ad Antoni Sanna, il sardarese Giampaolo Pisu con il racconto “Virus & Bisus”, sezione prosa dedicata ad “Anghelu Dettori” e il macomerese Antonio Longu autore di “A cunfirma ‘e cantu nadu da un’amigu pastore”, sezione Tra Poesia e Cantigu “Antoni Cubeddu”.

Abbiamo incontrato Giampaolo Pisu, collaboratore della Gazzetta del Medio Campidano, che nel suo racconto ha voluto raccontare, in maniera ironica, un’avventura più che mai attuale. Pisu, da anni ormai, è particolarmente attivo nel campo della tutela della lingua sarda. Dalla nostra chiacchierata è nata un’interessante visione sulla cultura e la lingua sarda.

Innanzitutto, che emozione si prova a essere tra i vincitori di questo prestigioso premio?

«Sono naturalmente molto soddisfatto di questo riconoscimento, che ha premiato un racconto d’attualità. Da attivista della lingua la scelta di affrontare una questione attuale è dettata dalla consapevolezza che la lingua si può salvare solo se le diamo una connotazione di modernità. È vero che il sardo, come tutte le lingue del mondo, parte dalla tradizione, ma poi deve essere utilizzato e vissuto nella modernità appunto».

Come ti è venuto in mente questo racconto?

«Dopo aver vissuto per mesi, come tutti, la tragica esperienza della pandemia, era chiaro che la nostra salvezza poteva dipendere solo dai vaccini, che però, al momento in cui ho scritto il racconto, non erano ancora stati scoperti. Ho pensato quindi, anche per sdrammatizzare, di affrontare questo argomento e di farlo in maniera fortemente ironica, tragicomica».

Quando nasce esattamente il suo impegno per la lingua sarda?

«A 23 anni frequentai un corso di formazione su archeologia, storia e cultura della Sardegna, finalizzato alla gestione di beni culturali. Tale corso mi aprì un mondo fino ad allora ignoto, mi ha strappato il paraocchi che la scuola di Stato impone. La scuola è il luogo dove si formano le coscienze e l’attuale sistema educativo in Sardegna produce sardi senza alcuna coscienza di sé, ignoranti fino al ridicolo della cultura della propria terra. Non si creda che tutto ciò sia slegato da economia e politica. Quando elaboriamo un’idea di sviluppo, spesso questa non tiene conto del nostro territorio e specificità, visto che non le conosciamo. Naturalmente responsabile di tutto ciò è la politica: è da questa che dipende la scuola. Un conto è lo scambio culturale, sempre benefico e fecondo, altra cosa è la ricezione passiva di tutto ciò che è di altri! Qualche anno dopo ebbi un’altra importante esperienza con un’associazione culturale di Sardara. Dalla voce degli anziani raccogliemmo in un libro racconti popolari. Mi occupai della trascrizione in sardo con l’aiuto di prof. Antonio Lepori. Da consigliere comunale, poi, con la delega al bilinguismo lavorai 5 anni portando avanti un’infinità di iniziative e battaglie politiche, scontrandomi spesso con un muro invisibile: il pregiudizio, l’ignoranza e l’autolesionismo inconsapevole. Oggi queste battaglie continuo a farle da presidente Pro Loco, componente della Consulta Lìngua Sarda e de s’Acadèmia de su Sardu».

Che importanza ha oggi il sardo nella nostra società?

«Nelle nazioni più avanti della nostra (Sarda) la lingua è l’elemento centrale sul quale si è investito per una necessaria rivoluzione culturale (quindi politica ed economica). Da noi purtroppo non è stato così. Qualunque lingua per progredire deve avere un forte connotato di modernità, e utilità economica. La conoscenza delle lingue straniere possiamo vantarla nei curricula e nei concorsi. Se invece ci presentiamo ad un generico concorso o colloquio di lavoro vantando la conoscenza del sardo cosa accade? Stiamo procedendo a passo spedito verso la morte della nostra lingua: una tragedia antropologico-culturale!»

Cosa consiglierebbe a un giovane che vorrebbe approfondire la propria conoscenza della lingua sarda?

«Consiglierei di chiedere ai genitori (o ai nonni) che parlino in sardo, comincerei a leggere libri in sardo, mi procurerei una grammatica. Leggerei blogs in sardo (bideas.org). Il dizionario lo si può consultare on line, quello di prof. Mario Puddu è perfetto. Nel sito di Sardegna Digitalibrary si trova tanto materiale in sardo: libri, dizionari e interviste. I social poi pullulano di pagine dedicate alla lingua (scrieus in campidanesu). Iscriversi a corsi di lingua che si organizzano in molti comuni e università, anche online».

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