Economia & Lavoro

Sardegna, Zona Franca

Francesco Barrago
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di Antonio Obinu

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Per zona franca si intende un’area circoscritta in cui sono concessi benefici di carattere doganale e/o fiscale; viene di norma creata con l’obiettivo di attirare capitale e tecnologia per avviare un processo di crescita. (Rif. Treccani).

Garantire questi benefici al territorio sardo è una problematica molto sentita e attuale.

Per capire meglio cosa significhi ho sentito la testimonianza di Francesco Barrago, imprenditore cagliaritano che da diversi anni gestisce l’azienda di famiglia operando in regime di zona franca. La domanda è provocatoria?

Perché operare in zona franca?

«Sono un imprenditore specializzato in meccanica ed elettronica applicata ai veicoli; mi “occupo” di zona franca perché in 37 anni di esperienza sul campo ho capito che se la Sardegna vuole affrontare in maniera competitiva le sfide che il mondo del lavoro ci pone, deve sfruttare appieno la fiscalità che a livello comunitario abbiamo».

Esiste una normativa che disciplina in tal senso le attività imprenditoriali?

«Ci sono diverse normative che permettono di operare in Sardegna con questo regime fiscale. La nostra isola diventerebbe così a livello industriale “la Cambogia, l’India del Mediterraneo”, dove però non si lavorerebbe a tre o quattro euro/ora come succede in quelle realtà. Per molte aziende nazionali ed europee, pur pagando una tariffa oraria più alta, sarebbe conveniente produrre in Sardegna piuttosto che dislocare all’estero la propria attività. È quindi una opportunità non solo per i sardi: operare nell’isola in regime di zona franca comporterebbe vantaggi dal punto di vista logistico e di competitività a livello internazionale».

Ci sono dei riferimenti legislativi a sostegno di quanto lei afferma?

«La mia azienda lavora con la non imponibilità dell’IVA ai sensi dell’articolo 8 comma 1 lettera C del DPR 633/72; un’azienda che opera con questo regime si dichiara esportatore abituale, ovvero lavorando in area extra doganale operiamo con questo assetto fiscale: vendiamo e acquistiamo senza IVA. Per fare un esempio le “bollette” dell’operatore telefonico arrivano senza IVA; con i nostri fornitori nazionali e internazionali lavoriamo senza l’addebito dell’IVA. Noi imprenditori siamo rallentati da oltre 40 adempimenti fiscali ai quali si aggiungono una specificità di norme da seguire: penso per esempio allo smaltimento dei rifiuti, lo stoccaggio di oli o gas e altre ancora che comportano “una amministrazione”. Dovendo rispettare queste scadenze, la domanda provocatoria è conseguente: “Un soggetto IVA quanto tempo ha da dedicare alla propria attività? Quando si potrà concentrare sulla propria arte? Praticamente è quasi impossibile”. Siamo quasi all’assurdo che “si lavora per pagare le tasse”, mentre un’impresa dovrebbe produrre ricchezza e solo in questa seconda fase sarebbe più corretta una tassazione e non certo nella percentuale con la quale avviene oggi».

Quale ruolo potrebbe giocare la classe politica?

«Attivare la Sardegna come zona franca integrale metterebbe in imbarazzo commerciale molte regioni più ricche della nostra, penso al Nord Italia soprattutto; un forte sostegno da parte della nostra classe politica sarebbe tanto auspicabile quanto fondamentale».

Quante sono le aziende in Sardegna che operano in regime di zona franca?

«Personalmente conosco alcuni soggetti che operano in questo modo, ma so per certo che anche altre attività dell’hinterland cagliaritano si stanno muovendo in tal senso, avviando la procedura così come previsto dalla normativa».

 

 

Antonio Obinu

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lagazzetta

1 Commento

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  • Mi stupisce molto la modesta applicazione della zona franca in Sardegna. Come sembra dire l’impren-ditore Barrago, nell’intervista di Antonio Obinu, le aziende sarde (site e/o situabili in Sardegna) che utilizzano i già esistenti strumenti legislativi della “zona franca” sembrano davvero poche. Eppure gli svantaggi economici penalizzanti dell’essere in Sardegna, per le aziende come per i residenti, rispetto al “continente” e ai continentali, sono gravi ed evidenti, anche solo a guardare i costi energetici e di trasporto. Se ne conoscono i motivi? Ci sono delle oggettive difficoltà nell’applicazione della Zona Franca, che rallentano e scoraggiano le imprese? Oppure esiste carenza di informazione e/o altro tipo di difficoltà?

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