Attualità

Sei paesi della Marmilla presto nel prestigioso elenco dei “Paesaggi storici e rurali”. E le scorie nucleari?

Genuri, olivo di 800 anni
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di Simone Muscas
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Da una parte c’è il Ministero delle Politiche Agricole che apre alla possibilità di inserire una parte della Marmilla nell’elenco dei “Paesaggi storici e rurali d’Italia”, dall’altra, paradossalmente, vi è quello all’Ambiente che il medesimo territorio lo vede invece come sito ideale per lo stoccaggio delle scorie radioattive.

Ussaramanna, olivi centenari

L’antitesi perfetta: può lo Stato italiano (da due diversi uffici ministeriali) considerare ideale lo stesso territorio per due fini diametralmente opposti? Sembrerebbe di sì, visto che ben sei paesi della Marmilla (Genuri, Tuili, Turri, Ussaramanna, Setzu e Sini) potrebbero presto entrare a far parte dell’ambito registro nazionale del Ministero delle Politiche Agricole per la presenza, all’interno dei loro confini, di ben 4.500 ulivi plurisecolari.
Al momento le sole aree in Sardegna che si possono fregiare del riconoscimento di “Paesaggi storici e rurali” sono i vigneti di Sorgono e quelli di Atzara.
La domanda presentata dalle sei amministrazioni in forma congiunta al momento ha superato la fase preliminare: se nei prossimi mesi venisse confermata la scelta della Commissione, per la Marmilla si aprirebbero nuove possibilità di sviluppo non soltanto turistiche, ma anche riguardanti le aziende agricole locali le quali, ricadenti in un’area considerata ad alto pregio, avrebbero accesso a incentivi economici al momento non utilizzabili dal Piano di Sviluppo Rurale.
L’idea alla candidatura per l’ambito riconoscimento è nata dal Comune di Genuri: «Abbiamo destinato delle risorse – spiega l’assessore Gianluca Zedda – per finanziare la potatura degli alberi plurisecolari. L’obiettivo è stato quello di migliorare sia l’aspetto estetico delle piante che la loro produttività. Da quel progetto è nata poi l’idea con altri cinque Comuni di provare a spingere per chiedere l’inserimento nell’elenco nazionale». Intanto, in attesa di sviluppi, rimane aperta l’incongruenza per i futuri visitatori che, un po’ esterrefatti, si chiederanno se la Marmilla sia quella descritta dal Ministero delle Politiche Agricole o invece quella raccontata dai loro cugini del Ministero dell’Ambiente che la inquadrano più come area “turistico-radioattiva”.

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