Attualità

Serramanna, il Cristo Eucaristico Sommo Sacerdote nella chiesa di Sant’Ignazio

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di Giovanni Contu

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Commissionato da don Bruno Pittau nel 2004, il Cristo Eucaristico è un dipinto a tempera acrilica, su tavola dorata in foglia oro zecchino lucidato con pietra d’agata, cm 160 x cm 80, che si trova nella chiesa parrocchiale di Sant’Ignazio da Laconi, pala d’altare nella cappella feriale del Santissimo.

L’immagine in primo piano presenta la figura assisa di Gesù intorno al quale compaiono simbologie che risalgono alle origini della cristianità; nella predella su cui appoggia la pala, realizzati a “pastiglia” (rilievo in stucco) sono l’alfa e l’omega (inizio e fine) il calice con l’ostia, l’agnello (passione e resurrezione) sul libro dei sette sigilli (apocalisse) e il gallo che canta al sorgere del giorno (simbolo della nuova luce che è Cristo). Si tratta di un’opera intensa nella cui realizzazione l’autore ha vissuto un’emozione particolare. Con qualche richiamo alla tradizione rinascimentale, e richiami allo stile bizantino, soprattutto nella fisionomia del volto di Cristo, ottenuto con un ampliamento dei cerchi concentrici; capo e fronte ampia simboleggiano la sapienza e potenza, il naso allungato è simbolo di nobiltà, la bocca piccola e geometrica è chiusa nel silenzio della contemplazione. Notevole la presenza di particolari; il disco luminoso attorno al capo – il nimbo – segno di santità per antonomasia mentre l’oro del fondo simboleggia la luce Divina di cui tutte le cose vivono.   In alto nella parte incurvata a forma di centina della pala c’è una scritta in rilievo “Accipite, et manducate ex hoc omnes” (prendete e mangiatene tutti) che è riferita alla posizione offerente delle mani del Cristo che porgono il pane spezzato e offerto a chi guarda. Il piede destro poggia su una pietra nella quale compare un piccolo bassorilievo dove è raffigurato un pesce, parola che in lingua greca forma l’acrostico di Gesù, infatti le singole lettere sono le iniziali delle seguenti parole;” Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”.  Il grano, i grappoli d’uva e papaveri nello sfondo sono la simbologia dell’offerta e del sacrificio. Infine la veste bianca di cui è rivestito Cristo Sommo Sacerdote contrastante con l’intensità dell’oro. Sulle spalle del Cristo appoggia la stola che ha varie simbologie, tra cui l’autorità sacerdotale, la dignità, l’innocenza nel servizio, il giogo.

Flaviano Ortu

Sono sue altre due opere artistiche di grande dimensione sempre su tavola a forma di retabli esposte all’interno della chiesa e dedicate alla missione terrena del Santo di Laconi, ma «considero arte religiosa -spiega Flaviano Ortu – le opere su Sant’Ignazio mentre preferisco chiamare arte sacra il genere nel quale si può catalogare il Cristo Eucaristico, dipinto che a tutt’oggi considero quello che maggiormente mi ha più coinvolto».

Quale è stata la parte su cui è stato necessario concentrare maggiormente l’attenzione?

«La definizione del volto ha richiesto particolare impegno e molto labor limae; la postura della figura umana è stata ottenuta con la posa di un modello per definire meglio il gioco di pieghe e di chiaroscuro».

Qual è stata l’ispirazione per raggiungere un risultato di questo livello?

«Mi trovavo in Francia, nella cittadina di Colmar. All’interno della Cattedrale di San Martino dove si trova un dipinto del 1473, la Madonna del Roseto, attribuito a Martin Schongauer, artista specializzato in raffigurazioni sacre e incisore di talento notevole. Una bellezza stupenda; rimasi impressionato per l’intensità nel tratto, la purezza dell’immagine, le luci, le tonalità cromatiche e la ricchezza nei particolari, collocato in alto all’altare. Ne conservo ancora oggi vivissimo il ricordo e da quell’esperienza ha preso forma l’immagine del Cristo Eucaristico per la chiesa di Sant’Ignazio a Serramanna».

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