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Economia & Lavoro

Serrenti, Fabio Sodini: “Voglio campare facendo il contadino, ma non è semplice”

Fabio Sodini
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di Fulvio Tocco

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Le nuove generazioni di agricoltori vittime della speculazione
Abbiamo intervistato, Fabio Sodini, giovane agricoltore di Serrenti, classe 1989, per mettere in evidenza la condizione dei giovani lavoratori autonomi in questo periodo di aumenti ingiustificati dei mezzi tecnici di produzione. I dati che fornisce sono abbastanza eloquenti. Sostenere questa nuova generazione di agricoltori non solo migliora la competitività futura dell’agricoltura isolana, ma contribuisce anche a garantire l’approvvigionamento alimentare per gli anni a venire. Di fronte all’invecchiamento della popolazione agricola è necessario intensificare gli sforzi per incoraggiare i giovani a diventare agricoltori. I giovani agricoltori ricevono aiuto per far decollare la loro attività con sovvenzioni all’avvio, è vero, ma ciò non basta perché non hanno armi per combattere la speculazione messa in atto dai potenti fornitori dei mezzi tecnici di produzione; speculazione che non avevano messo in conto quando hanno intrapreso la loro attività autonoma. Queste le risposte di Fabio alle nostre domande.

Come mai ha scelto di fare il contadino?
«Per passione e soprattutto perché ho compiuto le prime esperienze nella coltivazione dei carciofi su terreni irrigui in agro di Villasor. In pochi anni di noviziato ho acquisito l’esperienza necessaria per produrre carciofi di qualità. Per far fronte a un mercato abbastanza esigente ho puntato sulle seguenti varietà: spinoso sardo, violetto, tema e romanesco.Oggi sono diversi i giovani agricoltori di Serrenti che coltivano carciofi e lo sanno fare bene. E’ un modo per utilizzare le opportunità che ci vengono offerte dal servizio irriguo del Consorzio di Bonifica. La produzione la conferisco alla Società Cooperativa Agricola La Collettiva di Samassi che per noi giovani agricoltori rappresenta una garanzia: di norma i pagamenti ci vengono assicurati ogni 30 giorni».

Ho notato che ha mirato la sua attenzione verso l’orticoltura?
«Negli ultimi anni oltre al carciofo ho puntato sull’orticoltura in generale. Su questo fronte assai interessante, non sempre i risultati si ottengono come pensati. Quest’anno, per esempio, sollecitato da alcuni grossisti ho voluto anticipare la coltivazione delle zucchine in pieno campo ma gli effetti negativi del clima della prima parte della primavera hanno quasi compromesso la coltivazione; questo a dimostrazione che in agricoltura non ci si può improvvisare. Le insidie sono sempre dietro l’angolo e a pagare siamo sempre noi coltivatori. In futuro mi piacerebbe poter condividere i programmi di lavoro, con i miei coetanei, al fine di evidenziare che anche nelle campagne di Serrenti si può espandere l’orticoltura da reddito ora che è presente l’Agro Mediterranea Distribuzione Srl, dove a suo tempo operava la cooperativa “Sorgente”».

Sarebbe da considerare un sostegno straordinario alle imprese agricole?
«Mi piacerebbe contribuire per elaborare una politica agricola specifica per il nostro territorio. Per esempio so che in altre regioni italiane, nel Veneto mi pare, gli agricoltori ricevono contributi anche per il solo fatto che lavorando la terra contribuiscono a evitare i disastri idrogeologici. Da noi seguendo quell’esempio potremo evitare i disastri degli incendi malefici e quelli idrogeologici. Con un riconoscimento del genere, in questo momento di crisi e di aumenti smisurati dei mezzi tecnici di produzione le aziende sarde riceverebbero un sostegno per rimanere attive sul campo. Eppure non c’ è una politica che ci aiuti per essere riconosciuti come “coltivatori custodi”. Ci sono giorni, nelle località dove sono presenti i terreni che coltivo, che non si vede anima viva. Questo a dimostrazione che c’è sempre più bisogno, nell’interesse di tutti, della presenza dei coltivatori sui campi. Ma senza un piano straordinario di sostegno diventa difficile convincere un maggior numero di giovani ad avviare una nuova attività agricola. E per chi l’ha fatto quattro anni fa come me rappresenta una vera sfida».

Negli ultimi due anni le difficoltà sono aumentate?
«Mentre i prezzi dei prodotti che conferiamo al mercato sono stabili i mezzi tecnici di produzione sono saliti alle stelle.  Qualche esempio: un sacco di concime ternario da 25 kg: 13 – 40- 13, l’anno scorso lo pagavi circa 36 euro; quest’anno ne costa 78. L’urea agricola ormai costa circa 100 euro il quintale per cui diventa difficile far quadrare i conti con i corrispettivi che riceviamo».

Il gasolio agricolo continua ad aumentare di prezzo?
«Il gasolio agricolo è passato da euro 0,83 dello scorso anno a un prezzo elevatissimo; ora costa tra euro 1,40 e 1,60. Con il gasolio agricolo per trattori a 1,60 euro, non conviene accendere il trattore ma è necessario farlo per difendere il nostro mestiere, per difendere il nostro futuro». 

Allora che prospettive ci sono in agricoltura?
«Come dicevo prima, nell’attuale crisi economica e dell’aumento ingiustificato dei mezzi tecnici di produzione non riesco a vedere a breve nessun cambiamento tale da assicurare una giusta gestione redditizia di un’azienda agricola come la mia, anche perché la politica da molti anni non è stata in grado di supportare veramente il settore primario. Riconsiderando, come ho detto precedentemente, la figura dell’agricoltore, noi giovani, potremo contribuire a rendere coltivata la campagna con le colture irrigue e nel contempo a proteggerla dagli incendi, che non è poco».

 

RIPRODUZIONE RISERVATA
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