Economia & Lavoro Guspini

Silvio Serci, il “self-made man” Guspinese

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di Maurizio Onidi

Nella nostra collana dei  “Capitani coraggiosi” inseriamo una perla preziosa. Raccontiamo la storia di Silvio Serci, persona semplice, seria, schiva e molto generosa, professionalmente preparato e lungimirante che ha saputo anticipare le esigenze del mercato di riferimento. Alla  comunità guspinese ha dato tanto e tanto ha ricevuto. Le qualità umane e professionali  ne hanno fatto uno dei più importanti imprenditori non solo del Medio Campidano. Gli inglesi definiscono  questi personaggi  “self-made man”, uomo che si è fatto da solo, partito dal nulla, dalla gavetta. È  proprio il caso del noto imprenditore guspinese scomparso quattro anni fa all’età di settantotto anni.  «Comincia a lavorare giovanissimo», racconta Sergio Serci, primogenito dei tre figli di  Silvio e  Rina Serpi che insieme a Simonetta e Silvan portano avanti la grande azienda creata dal padre. «Fa la prima esperienza lavorativa come garzone imbianchino per poi iniziare la sua attività nel campo dell’edilizia come “manorba”» precisa il capostipite dei Serci, «Dopo alcuni anni diventa muratore e  crea la sua piccola impresa edile. Nello stesso periodo si sposa e mette su famiglia».
Siamo in pieno boom economico, le miniere di Montevecchio funzionano a pieno regime e a  Guspini,  questo benessere traspare in modo evidente nel campo edilizio. «Nostro padre ci raccontava»,  puntualizza Simonetta,  « che in quegli anni tante persone si rivolgevano a lui per ristrutturare la casa  o per costruirla di sana pianta con l’accordo verbale che gli avrebbero  pagato i lavori  un  poco alla volta. In quel periodo la parola data aveva più valore di un contratto stipulato col notaio».  «Devo sottolineare», ribadisce Simonetta, «che questo concetto valeva anche per lui. Non mi risulta che si sia mai rimangiato la parola data anche quando alcune volte si era  reso conto d’aver sbagliato a suo sfavore. La serietà e la parola data è uno dei principi fondamentali che ci ha trasmesso».  «A Guspini nostro padre», aggiunge Simonetta, «costruisce le prime palazzine.  Sviluppa il concetto di appartamenti in condominio, totalmente assente sulla piazza guspinese, fatta eccezione per il palazzo Fanni che comunque venne visto con diffidenza dalla comunità locale».
Nel 1986, nell’ottica della diversificazione delle attività in una prospettiva futura per i figli, rileva a San Gavino Monreale un impianto che produceva prodotti per la bitumazione che trasferisce da li a poco in   agro di Pabillonis, con l’acquisto della società To.Ca.Pe.Ca. In questo sito costruisce il nuovo impianto per i Conglomerati Bituminosi. Fa degli investimenti molto importanti che ancora una volta confermano la sua lungimiranza.  «Intanto noi figli, terminati gli studi entriamo nell’ azienda di famiglia», afferma Sergio,  che segue i cantieri dei lavori stradali, «Per me l’ingresso in azienda, conclusi gli studi e terminato il servizio militare, non fu quello classico del figlio del padrone che si accomoda nella scrivania. Mio padre volle che entrassi nel settore dei lavori stradali, ragion  per cui  pretese che cominciassi dal gradino più basso. Svolsi tutte le attività di manovalanza  che si effettuano nei lavori della bitumazione delle strade, per concludere con la conduzione dei mezzi speciali per l’asfaltatura. “Solo così sarai veramente in grado di capire anche le difficoltà che si incontrano nell’esecuzione dei lavori”  ripeteva saggiamente mio padre». « Ho avuto una grande fortuna nel trovare  in azienda dei buoni maestri», specifica Sergio, « che mi hanno insegnato e  introdotto bene in questo settore e ai  quali devo tanto,  sicuramente possiamo attribuire tante qualità a nostro  padre ma anche quella di aver  avuto la fortuna di essere stato  sempre circondato da persone  serie ed efficienti a cui ha insegnato un mestiere, le quali hanno ricambiato la fiducia con la permanenza in azienda per tanti anni raggiungendo anche il traguardo della pensione. Oggi come allora possiamo dire con molta soddisfazione che  abbiamo dei collaboratori  validi che lavorano con serietà e passione, dimostrando quotidianamente attaccamento all’azienda».
«Anche il mio arrivo in azienda ha avuto un inizio in salita», precisa Simonetta, responsabile amministrativa del gruppo, «I primi anni sono stati molto duri perché mio padre era convinto che una volta conseguito il diploma  fossi in grado di poter lavorare autonomamente. Capii con il tempo che quella apparente severità mirava a spronarmi a fare sempre meglio, soprattutto  professionalmente, che  crescessi in fretta, come se presagisse il suo forzato ritiro».  «Fra me e Sergio ci sono nove anni di differenza» sottolinea Silvan, responsabile dell’impianto di Pabillonis, «e quando sono arrivato in azienda, nel  ‘98, la situazione era decisamente cambiata rispetto al momento in cui sono entrati mio fratello e mia sorella. Mio padre desiderava che dopo il diploma di geometra continuassi gli studi. Dopo una parentesi durata quasi due anni alla facoltà di ingegneria, con sommo dispiacere dei genitori, decisi di rientrare al lavoro in azienda».
Come era Silvio Serci nella veste di padre?
«Era un padre buono», sottolinea  Simonetta,  «Poco espansivo ma molto generoso e attento. Io e Sergio, nato sedici mesi  prima di me, da piccoli  eravamo molto vivaci e solo la pazienza e la capacità di quella donna straordinaria che è nostra madre, riusciva a tenerci in riga».   «Severo con noi figli quanto bastava, uno sguardo e capivamo meglio di cento parole. Ricordo perfettamente  che comunque quando siamo diventati grandi era un piacere confrontarci lavorativamente con lui, sempre disposto al dialogo  e farci capire dove era importante non sbagliare», chiarisce Sergio. «Forse perché ero il più piccolo e sicuramente il più coccolato,  ricordo benissimo, che a differenza dei miei fratelli, con me era più affettuoso», fa notare Silvan. «Siamo cresciuti con il pranzo domenicale tutti in famiglia anche dopo sposati», spiega Simonetta con una velata nostalgia, «Era una cosa alla quale i nostri genitori ci tenevano tanto e anche per noi era un momento di pace e di serenità. Nostro padre era impegnato anche nel sociale, molto sensibile ai bisogni del prossimo. Nel 1982 fu tra i soci promotori della Pro Loco, qualche anno dopo organizzò a sue spese la sfilata del carnevale. Fu anche presidente del comitato di Santa Maria dove ha collaborato per tanti anni».
Quali sono i programmi futuri e si intravede all’orizzonte un emulo di Silvio Serci?
«Siamo un’azienda certificata per poter  eseguire lavori anche di complessità elevata.  Cerchiamo di migliorarci giorno dopo giorno e di tenerci sempre al passo con i  tempi e con i materiali per essere competitivi nel mercato di riferimento. Attualmente abbiamo quarantatré  dipendenti tra settore edilizia e lavori stradali. Per quanto riguarda le terze generazioni in azienda, ci sono buone possibilità in quanto mio figlio a breve  si laurea in Economia e Gestione Aziendale e ha manifestato il desiderio di entrare in azienda. Il figlio di Sergio sta facendo giurisprudenza e la scorsa estate ha fatto un’esperienza positiva in azienda.  Per la prosecuzione dell’attività ci sono buone speranze. Sarà un’altra soddisfazione per il nonno che continua a guidarci da lassù», conclude Simonetta Serci.

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