IL COMMENTO

Solo un pazzo è a favore della guerra

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di Rinaldo Ruggeri
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Rinaldo Ruggeri

“Solo un pazzo è a favore della guerra”, diceva Gino Strada, purtroppo, nel mondo, non mancano persone fuori di testa.
Sembra che la brutalità della guerra affascini non solo chi la pratica. Fanno parte, ormai, del vivere quotidiano: distruzione, sangue, morti, feriti, profughi, e non sono più un deterrente per nessuno.
Tanti sono i conflitti nel mondo, che la gente si è assuefatta all’ineluttabilità delle stragi.
Nonostante, questa omologazione al sentire comune, c’è qualcuno che esce fuori dal branco e fa sentire la sua voce, forte e chiara, di sdegno verso la guerra. Intellettuali, uomini di cinema e di spettacolo, musicisti e artisti di ogni genere, chiamano la gente a riflettere sull’inutilità e sulla stupidità della guerra.
Nessun uomo di cultura, degno di questo nome, predica l’appiattimento delle idee, anzi, raccomanda il confronto fra le diverse posizioni, anche lo scontro, ma mai la sua degenerazione, la guerra.
L’antidoto contro la guerra è l’apertura verso le idee altrui, il confronto, lo scambio culturale, anche, commerciale.
Bisogna avere pazienza, il cammino verso la tolleranza e la democrazia è un processo lento e non può essere imposto da nessuno, deve essere, sempre, una libera scelta. La fretta è, come recita l’adagio, sempre, una cattiva consigliera.
L’essere umano come individuo, ma anche, come organismo statale, di fronte a fatti di violenza, ha sempre due alternative: “porgere l’altra guancia” o “occhio per occhio – dente per dente”. In sostanza subire e trattare o ingaggiare lo scontro.
Bisogna uscire da questa logica, pensare e costruire una scelta diversa.
Pensare a un mondo senza guerre, forse, oggi, è un’utopia ma va caldamente sostenuto e programmato per il prossimo futuro.
Non bisogna desistere nella lotta, un mondo di pace è possibile.
La storia ci insegna che anche le cose impossibili possono essere fattibili.
Tutto il mondo antico, come raccontano gli scrittori di allora, era basato sulla forza lavoro schiavista, la cultura e le leggi erano di sostegno a questo modo di produrre.
Nella società greca e romana lo schiavo era considerato una cosa parlante priva di qualsiasi diritto, soggetto al dispotismo del suo proprietario.
Per diversi millenni la schiavitù imperò senza crepe e discussioni; tutte le civiltà di allora, tramite i loro scrittori, poeti, filosofi, che pure ci hanno lasciato opere eccelse, mai hanno messo in discussione questo mondo.
Fu il filosofo Seneca (4 ac, 65 dc), tutore e precettore dell’imperatore Nerone, a sostenere per primo nella storia, l’uguaglianza tra liberi e schiavi dal punto di vista del diritto naturale.
La Chiesa cristiana di allora, tramite il suo massimo esponente Paolo di Tarso, contemporaneo di Seneca, sulla schiavitù fu ambiguo.
Solo nel trecento alcuni ministri della Chiesa Cristiana si pronunciano contro la schiavitù.
Dopo questi anni la lotta contro la schiavitù ha subito alti e bassi.
Oggi possiamo dire che nel mondo la schiavitù è stata abolita, eppure migliaia di anni fa era un’utopia pensarlo.

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