Attualità Gonnosfanadiga

Sulle orme della spiritualità francescana: grande festa per Fra Giorgio Littera

Condivici...

Poco più che trentenne, Fra Giorgio Littera emette la professione solenne dei voti di povertà, castità e obbedienza, che segna l’ingresso definitivo nella famiglia francescana come frate Cappuccino. Cresciuto nella parrocchia del Sacro Cuore, con don Liberale Carta, ha proseguito, negli ultimi quattro anni fino ad oggi, con la guida di don Giorgio Lisci.

Per la funzione religiosa, le mura della chiesa gremita non hanno potuto accogliere tutti i fedeli, alcuni dei quali in piedi seguivano la messa, celebrata dal ministro provinciale dei Cappuccini, padre Giovanni Atzori, concelebrante padre Vincenzo, vicario di Cagliari, dall’esterno nel piccolo sagrato e nella scalinata, accanto alla statua del Cristo rivolto alla grotta di Lourdes verso il colle di San Simeone.  Molti i sacerdoti e confratelli francescani arrivati per l’occasione da tutta la Sardegna, da Mores, dove si trova il suo omonimo confratello come lui di Gonnos, e naturalmente da Cagliari, destinazione verso la quale fra Giorgio proseguirà il proprio cammino di fede con l’incarico di sacrista maggiore nel santuario di viale Fra Ignazio.  Al termine della funzione, durante il momento conviviale, compaesani, amici e gruppo Scout in hanno salutato il nuovo frate con l’augurio di ogni bene.  Diverse le autorità presenti; il maresciallo Fabrizio Pintus, comandante nella locale stazione dei carabinieri e il sindaco, Fausto Orrù, che nelle due recenti vocazioni di altrettanti suoi concittadini vede un segno della Provvidenza. «Considerata la crisi vocazionale – dice il sindaco – il Signore ha messo gli occhi su Gonnosfanadiga. Due frati sono stati chiamati e hanno deciso di intraprendere un percorso di fede importante. Devo riconoscere di essere per questo fatto molto orgoglioso».

Don Giorgio, esprime la qualità caratteriali del novizio con parole favorevoli. «Un giovane che si è proposto – afferma il sacerdote – nei confronti del prossimo con umiltà, disponibilità e ubbidienza. In questi anni non è mai mancato per le feste liturgiche e per Santa Severa, rendendosi sempre disponibile nella vita parrocchiale. Provo una grande soddisfazione per la nostra comunità che ancora una volta si presenta generosa anche nella vocazione religiosa. Questo ragazzo – prosegue –  nella semplicità sceglie di seguire Cristo nell’ordine francescano, ricevere i voti nella famiglia dei cappuccini; un segno importante per la diocesi di Ales-Terralba – il padre provinciale della diocesi, Fra Giovanni Atzori, è originario di Escovedu – e per la chiesa locale».

Gli auguri per fra Giorgio Littera e per tutta la fraternità cappuccina – oltre quelli del Santo Padre Papa Francesco e del Padre superiore dei Cappuccini – arrivano anche dal vescovo, padre Roberto Carboni, anch’egli francescano, che si dice «felicissimo quando nella diocesi ci sono giovani, ragazzi e ragazze, che intraprendono il cammino della la vita religiosa perché si tratta di un segno di vitalità della Chiesa e della comunità cristiana».

LA SUA PRIMA FORMAZIONE CRISTIANA

La catechista, Sandra Sogus. «Il suo volto e la sua espressione, fin da bambino, trasmettevano gioia serenità. Il suo sorriso mi ricorda quello di Don Liberale Carta». Ogni vocazione esprime la maturazione del carattere e per Giorgio Littera un ruolo importante nella crescita è stato svolto dall’insegnante di catechismo che di lui conserva ancora un ricordo particolarmente intenso.

Com’era il giovane Fra Giorgio durante la fanciullezza?

«Ho cominciato con la sua classe nel 1994 e siamo arrivati insieme fino alla cresima. Era sempre puntuale; arrivava con un sorriso sereno e raggiante. Nonostante fosse timido, aveva un carattere solare. Aveva rispetto per gli altri, molto affettuoso, specialmente con gli anziani. Accoglieva con gioia e fiducia le iniziative che venivano proposte durante le lezioni. Era semplice e naturale, di una purezza cristallina».

Qual è stata l’evoluzione durante il periodo del catechismo?

«Sono stati anni di sviluppo costante, svoltosi con continuità nel processo di formazione nella fede. Da vicino l’ho visto crescere ed è rimasto come era da bambino e da ragazzo, con un sorriso che partiva dal cuore e che arrivava al viso e negli occhi».

Com’era visto da parte della comunità?

«Senza dubbio era accettato molto bene, accolto e ben voluto. Nello stesso modo era considerata la sua presenza in parrocchia; da subito era diventato chierichetto e lo è rimasto per tutto il tempo, anche quando tutti gli altri invece, chi prima chi più tardi, abbandonavano».

Cosa ricorda nei ragazzi di quella generazione?

«Era un gruppo molto bello; con alcuni di loro sono ancora in contatto. Nonostante fossero vivaci, mantenevano una grande educazione di fondo e rispetto. Il mio gruppo attuale, una seconda media, mi ricorda quel periodo, più di venti anni fa. Molti di loro hanno proseguito gli studi universitari. Ciascuno, più o meno, ha trovato una propria strada nella vita. Il nostro impegno, come catechisti, è quello di stimolare i bambini e gli adolescenti sul contenuto dei valori cristiani e per noi, la risposta ad una chiamata di fede è sempre di grande conforto e soddisfazione».

IL DIRETTO INTERESSATO

Abbiamo sentito il giovane Fra Giorgio che, prima di tornare al suo incarico nel Santuario francescano di Cagliari, si è trattenuto in paese ancora per qualche giorno.

Fra Giorgio, ancora si percepisce l’emozione della cerimonia, giorno in cui fra l’altro – come ha ricordato Padre Giovanni durante la messa –  viene proclamata la santità di Paolo VI e monsignor Romero; vuole rivolgere un pensiero a qualcuno dei suoi amici che le sono stati vicino in questo momento di gioia?

«Ringrazio senza dubbio don Giorgio, per la sua grande disponibilità e Sandra, la mia catechista. Allo stesso modo un pensiero di gratitudine lo rivolgo ai miei compaesani e tutti coloro che grazie al loro impegno hanno reso possibile lo svolgimento della giornata, durante la liturgia, nonché a quanti si sono dedicati alla preparazione della chiesa, all’offertorio, i canti e la festa della serata».

Qual è il ricordo più significativo del tuo omonimo compaesano che prima di te ha vissuto la tua esperienza?

«Non lo conoscevo prima che avesse inizio la mia vocazione, nel giorno della Madonna di Lourdes, quando mi disse: «Perché non provi un cammino di fede francescana?». Nell’accogliere l’invito ci siamo ritrovati a Mores per il mio periodo di postulandato e da quel momento ci siamo cosciuti meglio. Ricordo il giorno della sua professione solenne – a cui partecipò anche Fra Lorenzo – e l’atmosfera carica di emozione».

Cosa si sente di dire ai giovani che potrebbero oggi sentire la chiamata vocazionale?

«Mi auguro che altri giovani, se il Signore chiama, possano rispondere con coraggio alla scelta di vita cristiana, sacerdotale o religiosa, maschile e femminili».

Giovanni Contu

Condivici...

Notizie sull'autore

lagazzetta

Aggiungi Commento

Clicca qui per inserire un commento

il 1 e il 15 di ogni mese…