EMOTIVAMENTE

Tempesta di emozioni

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di Alice Bandino*
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Come anticipato nello scorso numero, il Governo sta varando nuove proposte da inserire nelle programmazioni scolastiche, con l’inserimento dell’educazione emotiva tra le materie scolastiche dei nostri studenti, sin dalle scuole dell’infanzia.

Noi non possiamo che essere orgogliosi di questa scelta che inizia a farsi realtà, a distanza di circa 25/30 anni dalla stessa scelta del Governo americano, strategia suggerita a cavallo tra gli anni ‘80/’90 dal famoso studioso Daniel Goleman. Egli scrisse il famoso best seller Emotional IntelligenceHo scritto Emotional Intelligence in un momento in cui la società civile americana si dibatteva in una crisi profonda, caratterizzata da un netto aumento della frequenza dei crimini violenti dei suicidi e dell’abuso di droghe (come pure di altri indicatori di malessere emozionale) soprattutto tra i giovani. Il mio consiglio per guarire questi mali sociali era di prestare una maggiore attenzione alla competenza sociale emozionale nostra e dei nostri figli, e di coltivare con grande impegno queste abilità del cuore. Il mio consiglio per l’Italia è esattamente lo stesso, come misura preventiva, non come antidoto alla crisi sociale (prefazione all’edizione italiana di D. Goleman)”.

Quei consigli all’Italia dello psicologo americano caddero nel dimenticatoio e ora quei segnali di crisi sociale italiana, percepita nel primo decennio del 2000 e caratterizzati da alienazione sociale in crescendo e di una disperazione individuale che oggi, complice la pandemia, ha creato lacerazioni profonde nel nostro tessuto sociale. La Gazzetta del Medio Campidano è dal 2015 che ospita questa rubrica “Emotiva_Mente”, condividendo l’obiettivo di diffondere nelle comunità raggiunte dal giornale (e in modo più virale con la versione online) le teorie sull’Intelligenza emotiva, specie dell’Intelligenza Socio-Emotiva applicandole alla Psicologia di comunità, ovvero quella branca della psicologia maggiormente proiettata verso l’esterno: il suo principale ambito di studio e d’intervento è il rapporto tra l’individuo e la collettività, intesa come quell’insieme di relazioni, situazioni e organizzazioni sociali con cui la persona entra in contatto al lavoro, a scuola, nello sport e in generale nella sua esistenza sociale.

Progettare interventi di educazione emotiva, permette di entrare nelle comunità scolastiche, associazionistiche e pubbliche e di diffonderla sensibilizzando sulle potenzialità sociali che derivano dall’empowerment di comunità, ovvero quegli atteggiamenti proattivi volti al benessere comune e all’inclusione soprattutto dei soggetti fragili. Per raggiungere questa strategia di empowerment è necessaria una buona maturità socio-emotiva di tutti i soggetti a tutti i livelli sociali: imparare ad utilizzare le nostre competenze emotive e sociali, può prevenire dunque diverse problematiche  e concorrere alla lotta, al contrasto di atteggiamenti disfunzionali come il razzismo, le discriminazioni, gli abusi, le violenze di qualsiasi tipo, la disoccupazione, gli stigmi sociali verso realtà come le patologie psichiatriche, le violenze di genere, l’omofobia ecc .

Nel 2012 i dati in Europa, mettevano l’Italia al terzo posto dopo Regno Unito e Germania nella classifica europea per numero di reati penali commessi nell’anno precedente: erano delitti di violenza, omicidi, rapine, reati contro la proprietà, reati inerenti gli stupefacenti; dieci anni fa quindi le avvisaglie dell’attuale malessere c’erano, esattamente come in America negli anni ‘80/’90.

In quegli anni in America Goleman veniva coinvolto attivamente dalle Istituzioni pubbliche e private per le sue competenze: nei programmi scolastici e col suo team creava e dettava linee-guida comuni per interventi di intelligenza emotiva applicata, non solo nelle scuole, ma anche nella formazione del personale in tutti gli ambienti di lavoro e sociali che compongono il tessuto sociale di uno Stato. Gli interventi nello specifico spaziano dalle strategie orientate verso il management, la leadership,  la comunicazione efficace verbale e non verbale, la gestione dei gruppi per ambienti lavorativi o aggregativi più adulti, mentre nelle scuole si partiva dall’alfabetizzazione emotiva sin dalle scuole dell’infanzia, per imparare a irrobustire e gestire le proprie emozioni per poi modularle in base alle richieste dell’ambiente.

Uno studente con un buon livello di intelligenza emotiva e socio-emotiva regolata sin da piccolo, avrà delle competenze in ogni ambito della propria vita orientate verso il benessere, la maturità emotiva, l’autostima e tutti quei costrutti che ci permettono di essere assertivi, empatici, resilienti, creativi ecc…; aumentando queste competenze negli studenti di tutta una scuola, una Regione, uno Stato, si incide anche in tutta le Comunità di questi territori, prevenendo problematiche come la dispersione/l’abbandono scolastico; l’uso/abuso di sostanze; invischiarsi in dipendenze affettive o da dispositivi elettronici; violenze di genere; bullismo e cyber bullismo; adescamenti sessuali online e non; isolamento sociale e/o autolesionismo; razzismo; disoccupazione giovanile; depressione e altre psicopatologie adolescenziali prevenibili.

In America, dopo decenni di diffusione e applicazione dell’Intelligenza emotiva, alcuni ambienti sono migliorati nelle comunità partecipanti alle iniziative di educazione emotiva e socio-emotiva, come ad esempio l’abbassamento del numero delle iniziative  a mano armata nelle scuole compiute dagli studenti;  organizzazioni invece più conservatrici come ad esempio la polizia americana, presenta ancora grosse lacune in merito alla totale perdita di pregiudizi, stereotipi, sulla tolleranza e sull’integrazione e rispetto tra etnie; il razzismo per essere destrutturato in un ambiente lavorativo o sociale, necessita dell’utilizzo corretto  di costrutti mentali proattivi come l’empatia, la solidarietà, l’integrazione, l’inclusione, la tolleranza ecc.

La pandemia e la conseguente crisi economica e sanitaria hanno messo in evidenza la capacità di ogni Stato di gestire parallelamente anche la  crisi psicologica sociale tipica delle comunità sottoposte a forte stress: la comunicazione efficace tra politica e cittadini; le misure di contenimento da spiegare e non imporre; la tutela e il sostegno psicologico da garantire a tutte le fasce d’età che deve essere parallelo ai “bonus economici” per responsabilizzare ogni singolo verso una ripresa comunitaria che non lasci indietro i più “fragili” e che necessitano di supporti psicologici maggiori.

E ora (nel 2022), l’Italia inizia a progettare degli interventi scolastici finalizzati all’educazione emotiva, ancora allo stato embrionale; le prime informazioni diffuse dai Media, ricordano una tempesta di idee confuse sui programmi, su “chi” dovrà essere impiegato in questa educazione: formeranno i docenti per cinque anni rendendoli psicologi? Lo Stato toglierà risorse agli Istituti per finanziare questa massiccia formazione dei docenti o si avvarrà degli  Psicologi già formati? Saranno magari docenti precari da integrare con qualche corso nei weekend o veri specialisti? Nelle prossime settimane dovrebbero arrivare delle novità, restiamo in attesa.

*psicologa clinica e di comunità
“Centro per la Famiglia_Trexenta”
Tel. 347 1814992

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