Cultura Gonnosfanadiga

Tempio a megaron, un bene archeologico sepolto nell’indifferenza

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Ci troviamo a Gonnosfanadiga, località Spadula, a pochi chilometri a est dal Monte Linas: un terreno immerso nel verde della campagna ospita dei tesori archeologici incommensurabili.

Nella zona in questione si trova un tempio a megaron, struttura megalitica risalente al periodo nuragico del XII-IX secolo a.C., testimonianza del contagio da parte di differenti civiltà che, attraverso i secoli, hanno lasciato un’impronta indissolubile della propria cultura.

Unico tempio a megaron ritrovato nel meridione della Sardegna, si tratta di un contesto archeologico di primaria importanza con valenza sacra, arricchito dalla presenza, poco distante, di un tempio a pozzo, sempre risalente al periodo nuragico, e del santuario San Giacomo, fondato nel 2010 e la cui riapertura è avvenuta recentemente.

Nei pressi della zona sacra sorgeva un villaggio, risalente al 1450 a.C., età del bronzo medio, e presente sino al IV-V secolo d.C., in età barbarica. Oggetti di grande valenza archeologica, ora depositati nel museo di Sardara, sono stati ritrovati nell’area e alcuni di questi fanno ipotizzare la presenza di un insediamento appartenente al periodo romano.

I veri ruderi del tempio a megaron non sono ancora visibili, probabilmente preservati finora grazie alla costruzione di una casetta sopra il tempio, forse risalente al XIX a. C., a cui è stato addossato un recinto destinato al bestiame.

Queste costruzioni in pietrame hanno protetto il tempio da presumibili crolli. La zona Spadula è solo uno dei siti archeologici sardi che al giorno d’oggi non vengono valorizzati a sufficienza.

Dal 2014, come da decreto della Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Sardegna, il tempio a megaron di Sa Spadula è sottoposto a tutte le disposizioni di tutela previste per i beni di particolare interesse archeologico.

Claudio Porta, proprietario del terreno dove sorge il tempio, in cui gestisce l’ azienda di famiglia, ha alle spalle molti anni di esperienza come assistente in scavi archeologici. «È il nostro mondo, sono le nostre origini, dobbiamo esserne orgogliosi», ha affermato in riferimento al disinteresse spesso dimostrato nei confronti dell’archeologia della Sardegna.

Dalle sue parole traspare in maniera evidente il rispetto e la premura nei confronti di un luogo dal valore storico immenso e che, dal punto di vista culturale, ha ancora molto da dare. Solamente degli scavi, che necessitano dei dovuti permessi e di fondi, porterebbero alla luce quanto ancora non si conosce della struttura.

I tesori dell’archeologia sarda rappresentano un potenziale ancora sottovalutato, a cui spesso volge attenzione solo un gruppo ristretto di appassionati del settore. Un’azione di valorizzazione verso il mondo archeologico da parte della popolazione sarda e degli enti territoriali porterebbe a una maggiore consapevolezza delle ricchezze culturali della nostra terra.

Silvia Pintus

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