RUBRICA STORIA DI CASA NOSTRA

Tommaso Musio di Serrenti

Foto tratta dal libro "La persecuzione dei pentecostali durante il fascismo" di Lorenzo Di Biase
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di Lorenzo Di Biase

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Tommaso Musio di Pietro e di Luigia Lepori nacque a Serrenti[1] (CA) il giorno 10 marzo 1904[2]. Egli era il primogenito e fu seguito da Margherita nata il 12 marzo 1907, da Vincenzo nato il 22 ottobre 1911 e da Giuseppe nato il 9 settembre 1914, tutti nati a Serrenti.

Giovanissimo si trasferisce Roma dove trova lavoro nel settore edile esercitando il mestiere di manovale prima e muratore poi. Si apprende da una missiva del 16 ottobre 1939, a firma del capitano Giuseppe Bungaro, comandante della Compagnia Interna di Cagliari, che il Musio fece rientro al suo paese di nascita il 18 dicembre 1936, dopo circa quindici anni di permanenza nella città capitolina, perché rimpatriato con foglio di via obbligatorio in seguito ad operazione di polizia compiuta nella capitale contro gli appartenenti alla setta dei pentecostali[3]. Il 20 settembre 1939 l’Ispettore Generale di P.S. Dino Fabris ricevette un telegramma da parte del Ministero dell’Interno[4] con il quale si autorizzava a promuovere presso la Prefettura di Cagliari l’assegnazione al confino con destinazione la Colonia di Pisticci per Tommaso Musio e il provvedimento di ammonizione per i coniugi Aurelio Trudu e Margherita Fais, amici del Musio da lui convinti ad aderire al movimento dei pentecostali. In una dettagliata relazione del dirigente la zona O.V.R.A. della Sardegna indirizzata al Ministero[5] si segnalava l’attività di pochi individui residenti nell’isola appartenenti alla setta dei Pentecostali. Musio Tommaso essendo stato, come su riportato, rimpatriato col foglio di via obbligatorio, veniva segnalato come “irriducibile seguace propagandista delle teorie pentecostali”. Il Questore segnalava inoltre che nel suo paese natale tentò di iniziare la conversione di alcuni suoi parenti e conoscenti, ma ne fu impedito perché sorvegliato dall’Arma. Praticamente a Serrenti riuscì a persuadere solamente la sorella Margherita. Decise così, nell’agosto del 1938, di trasferirsi a Samassi prima, e in via Veneto 26 a Cagliari poi[6]. Nel grosso centro agricolo del Campidano riuscì a convertire al suo credo religioso gli amici Aurelio Trudu, anch’egli muratore, e la di lui moglie Margherita Fais[7]. I coniugi Trudu furono talmente persuasi delle nuove dottrine che, quando il Musio il 6 settembre 1938, venne arrestato e denunziato dai Carabinieri della locale stazione per vilipendio alla religione cattolica, proseguirono il lavoro di propaganda nel paese. Essi però furono ostacolati e derisi dai  loro concittadini samassesi; decisero così di trasferirsi a Cagliari, andando ad abitare in via Monte Grappa al civico 28. Il Questore riteneva comunque Tommaso Musio il principale responsabile della nascita dei pentecostali nel Campidano di Cagliari. Inoltre veniva dichiarato anche “Antifascista” in quanto, da informazioni fiduciose, “ha tenuto in casa sua qualche riunione a scopo religioso, partecipate in prevalenza da carrettieri e operai e che fa pure propaganda contraria alle situazioni del Regime”[8]. La missiva del Questore richiamava infine il telegramma del Ministero dell’Interno con il quale si riscontrava la pericolosità sociale di Musio e dei coniugi Trudu e ne autorizzava, come su già riportato, l’assunzione dei provvedimenti. Pertanto, scrive il Questore alla fine della sua lettera “denunzio il Musiu per il confino di polizia ed i coniugi Trudu Aurelio di Basilio  e moglie Fais Margherita di Salvatore per il provvedimento dell’ammonizione”[9]. Dello stesso parere del Questore di Cagliari era anche il capitano dei CC.RR. Giuseppe Bungaro, il quale anch’egli proponeva che il Musio venisse  assegnato al confino di polizia, e ricordava che era celibe, muratore e nullatenente[10]. Egli era inoltre stato già segnalato al Questore di Cagliari quale “lestofante contrario alla religione cattolica e al fascismo”[11].

Tommaso Musio (foto tratta dal libro “La persecuzione dei pentecostali durante il fascismo”

La Commissione provinciale per l’ammonizione ed il confino di polizia si riunì  il 17 ottobre 1939 nei locali della Reale Prefettura di Cagliari, “visto il rapporto del Questore di Cagliari e considerato che il Musio malgrado l’atto di comparizione non si è presentato né è stato possibile rintracciare ad unanimità delibera che venga in contumacia assegnato al confino di polizia per la durata di anni quattro”[12].  Il 15 gennaio 1940 la Direzione Generale della P.S. richiedeva al Prefetto di Cagliari “le generalità complete, i connotati ed il mestiere del Musio e il consueto “stralcio” delle informazioni sul conto del nominato e le prescritte fotografie del medesimo”[13]. In data 14 maggio 1940 il Ministero dell’Interno richiedeva al Prefetto di Cagliari notizie su eventuali provvedimenti di polizia presi a carico del Musio[14]. A stretto giro di posta il Prefetto Leone rispondeva al Ministero che il Musio era “irreperibile” e che lo stesso “è stato inscritto nel Bollettino delle Ricerche schedina A.1264 del 4 marzo 1940 nonché nell’elenco dei sovversivi irreperibili di questa provincia”[15]. Ancora il Prefetto Leone in data 3 giugno 1940 scriveva al Ministero dell’Interno che la Questura di Roma, con telegramma n. 043247 U.P.,  del 31 maggio c.a.,  informava dell’avvenuto arresto del Musio perché sorpreso in riunioni pentecostali[16]. Egli fu catturato assieme ad altri trentadue pentecostali, di cui ventitre donne e dieci uomini, nell’abitazione di Rosa Matteucci al civico 9 di via Fanfulla da Lodi nel mentre che praticavano il culto. Tutti furono denunziati all’Autorità Giudiziaria. Delle 33 persone furono trattenute Leonardo Rinaldi, Giuseppe Mosetti, Decio Pahani, Giovanni Ferri, Agesilao Martorelli, Tommaso Musio, Rocco Casale, Paolo Spadazzi, Noè Brunetti. In seguito  fu arrestato anche Alfredo Gianfelici il quale era riuscito ad allontanarsi dalla riunione. Infine, Ferri, Spadazzi e Musio sono stati denunciati in stato di arresto anche per la contravvenzione di cui all’art. 157 del T.U. delle Leggi di P.S., il Musio, a soddisfatta giustizia[17], sarà tradotto a Cagliari per l’assegnazione al confino[18]. Il 21 luglio 1940 Tommaso Musio fu sottoposto a visita medica, presso l’Ufficio del Medico Chirurgo delle carceri di Cagliari, e dichiarato idoneo a sottostare al regime di confino in quanto “è di sana e robusta costituzione esente da difetti o imperfezioni fisiche e da malattie infettive e contagiose”[19]. Successivamente gli venne notificata l’ordinanza della locale Commissione Provinciale del 17 ottobre 1939 con la quale veniva in contumacia assegnato al confino di polizia per la durata di anni quattro. Fu anche reso edotto della possibilità di ricorrere in appello nei termini di dieci giorni a norma dell’art. 184 del T.U.P.S.[20]. Il Prefetto Leone comunicava al Ministero dell’Interno che, all’irriducibile aderente al noto vietato culto pentecostale Musio Tommaso, “è stata notificata la deliberazione della Commissione Provinciale”. Informava inoltre che il Musio “è celibe, non ha beni di fortuna, né parenti tenuti per legge a somministrargli gli alimenti durante la permanenza la confino, la cui decorrenza dovrà avere inizio dal 29 giugno 1940, epoca in cui il Musio doveva essere dimesso dalle carceri di Roma per avere espiato colà una condanna per contravvenzione alla diffida di cui all’art. 157 T.U.P.S.[21] Infine avvisava che aveva richiesto la traduzione straordinaria alla Colonia Confinaria di Pisticci (MT)[22] in quanto là destinato con telegramma 464/441/032091 del 21 settembre 1939.

In una comunicazione dell’11 agosto il Prefetto Leone anzitutto riassumeva le vicissitudini del  capo pentecostale Tommaso Musio per poi riportarne i connotati dai quali si evince “la statura media, la corporatura robusta, i capelli folti ondulati, la fronte alta asimmetrica, occhi grandi castani infossati, naso concavo, viso grande, spalle spioventi”[23]. La Direzione Generale di P.S. l’8 agosto informò con una comunicazione urgente il Prefetto di Matera che doveva far predisporre una “rigorosa sorveglianza” sul Musio al quale dovevano essere corrisposti “i consueti assegni”[24]. Il Prefetto Dionisi Vici informava, sia il Ministero dell’Interno che il suo collega cagliaritano, dell’avvenuto arrivo del Musio a Pisticci il giorno 9 settembre e che lo stesso venne immediatamente sottoposto agli obblighi del confino[25].  Come prassi al confinato Tommaso Musio venne fatto firmare il “Verbale di consegna della Carta di permanenza”[26] che altro non era che un’elencazione di prescrizioni che dovevano essere rigorosamente seguite e rispettate. Esse erano venti e nel dettaglio consistevano in: 1) darsi a stabile lavoro, nei modi indicati dalla Direzione della Colonia, e serbare buona condotta morale e politica, senza dar luogo a sospetti. 2) non varcare il limite di confino. 3) non cambiare il posto di mensa, l’abitazione, o il posto di dormitorio assegnati da questa Direzione, senza la preventiva autorizzazione. 4) non rincasare la sera più tardi, e non uscire il mattino più presto dell’orario precisato dall’art. 348 Legge di P.S. 5) presentarsi tutti i giorni nelle ore e nelle località stabilite dalla Direzione per gli appelli  (piazzale dormitorio) rispondendo alla chiamata con voce alta ed intelligibile. Presentarsi entro dieci minuti agli appelli straordinari ogni qualvolta la Direzione li farà eseguire mediante appositi segnali. 6) non detenere o portare armi proprie o strumenti atti ad offendere; non detenere o portare ferri di lavoro che rientrano nella categoria degli strumenti atti ad offendere, senza la esplicita autorizzazione scritta di questa Direzione, la quale né preciserà la qualità e la quantità consentita, designando il luogo ove debbano essere depositati dopo l’uso. 7) non frequentare postiboli, osterie od altri pubblici esercizi; non partecipare a pubbliche riunioni, e non assistere a spettacoli o trattenimenti pubblici. 8) non detenere o far uso di apparecchi per trasmissioni o segnalazioni ottiche, acustiche, o radio telegrafiche, o di macchine per riproduzione di caratteri e disegni. 9) non accedere in abitazioni private. 10) non usufruire o prendere in fitto locali per abitazione o laboratorio, senza esplicita autorizzazione di questa Direzione. 11) non permettere ad altri l’accesso nel laboratorio o nell’abitazione privata di cui alla precedente prescrizione senza permesso scritto alla Direzione. 12) non spedire o ricevere corrispondenza e pacchi di qualsiasi genere se non per tramite di questa Direzione e non acquistare o detenere riviste libri o manoscritti se non preventivamente autorizzati e vistati da questa Direzione. 13) non alienare, deteriorare o distruggere gli indumenti e gli oggetti di casermaggio forniti dall’amministrazione e non imbrattare le pareti del dormitorio o dell’abitazione assegnata. 14) osservare rigorosamente il silenzio nelle ore di riposo prescritte da questa Direzione. 15) portare sempre con se la carta di permanenza, ed esibirla ad ogni richiesta degli Ufficiali ed Agenti della forza pubblica. 16) presentarsi negli uffici di questa Direzione ed in quelli dei CC.RR., ogni qual volta invitati a capo scoperto, ed abbigliati compostamente. 17) non contrarre debiti con chicchessia. 18) non giuocare a carte né detenere carte da gioco. 19) non usare nelle conversazioni lingue estere. 20) osservare rigorosamente tutte le disposizioni che la Direzione crederà opportuno emettere per la disciplina e ordinamento della Colonia. Il verbale, oltre che dal confinato, era firmato anche dal Direttore della Colonia, il Cav. Dott. Ercole Suppa[27]. Nella stessa data la Direzione della Colonia di confino di Pisticci provvede alla compilazione del “Foglio informativo del confinato Tommaso Musio” dal quale si evince che lo stesso “deve scontare la pena di anni quattro la cui decorrenza va dal 29 giugno 1940 al 28 giugno 1944. La pena detentiva sarà ridotta di un terzo in quanto beneficerà del previsto condono e pertanto terminerà in data 22 marzo 1943”[28]. Il Prefetto Dionisi Vici trasmise sia il verbale di sottoposizione agli obblighi di confino che il foglio note al Ministero dell’Interno[29].

Il 16 febbraio 1941 Tommaso Musio di proprio pugno rivolse un appello al Ministero dell’Interno affinché venisse concesso un sussidio alla propria famiglia. Così egli ebbe a scrivere: “[…] passare un sussidio al mio padre Musio Pietro di circa 70 e più anni inabile al lavoro e la mamma di 60 e più anni paralizzata da circa 10 anni ed erano da me sovvenuti nella loro vecchiaia quando io ero a casa e ancora erano sovvenuti da un fratello Vincenzo e da un fratello Peppino. Ora io mi trovo confinato da 5 e più mesi e i due fratelli che soccorrevano la famiglia sono richiamati”[30]. Il Prefetto di Matera, così come il suo collega di Cagliari, non era però dello stesso avviso del confinato. Infatti in una corrispondenza intercorsa con il Ministero dell’Interno espresse parere contrario alla concessione del sussidio ai genitori del Musio senza per altro darne motivazione[31]. Lo stesso espresse parere favorevole affinché al confinato venissero assegnate un paio di scarpe delle quali “ha urgente bisogno”[32].

Il 1° novembre del 1942 il Duce, in occasione del ventennale della marcia su Roma, dispose il proscioglimento condizionale dal confino con atto di clemenza, per tanto il Musio venne munito di foglio di via obbligatorio, destinazione Roma[33]. Con un telegramma del successivo 3 novembre si informava dell’avvenuto arrivo entro i due giorni prescritti del Musio[34]. Ancora, il 10 novembre il Prefetto di Cagliari comunicava che lo stesso si era presentato nanti la Prefettura e che era stato sottoposto ad opportuna sorveglianza[35].

Per il regime fascista Tommaso Musio aveva “una capacità criminale generica con particolare tendenza a commettere delitti contro la religione cattolica e capace di commettere qualsiasi azione inconsulta determinata dal fanatismo religioso. Egli era in possesso di un’intelligenza piuttosto sveglia anche se di scarsa cultura. Era di volontà tenace e ostinato nell’affermazione e nella propaganda dei canoni della propria setta. Non rispettava l’autorità. Egli era considerato “socialmente pericoloso per le attività propagandistiche relativi ai suoi principi settari di cui si è dimostrato un irriducibile e fervente fanatico e incorreggibile[36]”. A parere del vice commissario aggiunto, dott. Delogu, estensore del rilievo, “difficilmente i provvedimenti di polizia assunti nei suoi confronti,  lo faranno desistere dai suoi principi settari”[37].

Musio Tommaso morirà a Roma il 12 dicembre del 1981 all’età di 77 anni[38].

 

 

 

 

 

 

[1] Serrenti faceva parte del mandamento di  Nuraminis. Apparteneva alla diocesi di Cagliari ed al collegio elettorale di Serramanna.  Era compreso nel marchesato di Samassi ed ebbe per ultimo feudatario Don Giuseppe Simon.  Contava una chiesa principale e sei chiese filiali, tutte fuori dall’abitato. Il suolo è assai fertile e si raccoglieva grano, orzo, fave e legumi. Vigne estese che producono vino di buona qualità. L’arboricoltura è poco curata e di conseguenza scarseggia la frutta.  Pochi e sterili i pascoli per la scarsezza del bestiame. In estate si sente gran caldo; nell’inverno il freddo è mite, purché  non soffi il maestrale. La pioggia è scarsa.  Descrizione del paese tratta da Strafforello Gustavo, “Geografia dell’Italia. La Sardegna. La provincia di Cagliari alla fine dell’Ottocento”, Edizione anastatica del 1895, Editore Progetto Sardegna, Quartu Sant’Elena, 1997,  pag. 101.

[2] Vedi l’Estratto per riassunto dai registri degli Atti di nascita,  Anno 1904,  parte I,  n. 24, del Comune di Serrenti, rilasciato in data 9 luglio 2013. Vedi anche la missiva del 12 ottobre 1933con la quale,  la RQCA, chiedeva al Procuratore del Re, il certificato con tutte le iscrizioni esistenti nel Casellario Giudiziario e dalla quale si evincono i nomi dei genitori di Tommaso, in ACS, CP, b. 699 .

[3] Vedi la missiva del 16 ottobre 1939,  Prot. N. 591/8,  che rispondeva ad una nota del 2 andante,  Prot.  N. 04605, della RQCA, avente quale Oggetto “Proposta per un provvedimento di polizia di Musiu Tommaso di Pietro e di Lepori Luigia, muratore,  in ACS, CP, b. 699.

[4] Vedi il telegramma del 20 settembre 1939,  N. 46489,  del MI, PS, AGR, Sez. 1^,  n. 441/032091,  in ACS, CP, b. 699;  presente anche in ACS, CPC, b. 3466, f. 139205,  ad nomen.

[5] Relazione citata nella missiva a firma Questore, del 9 ottobre 1939,  Prot. N. 010660/Gab.,  della RQCA, indirizzata alla Commissione Provinciale per l’ammonizione e confino di polizia di Cagliari, in  ACS, CP, b. 699.

[6] Vedi l’epistola del 16 ottobre 1939,  Prot. N. 591/8,  della Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Cagliari, Compagnia Interna di Cagliari, che rispondeva ad una nota del 2 andante,  Prot. N. 04605, della RQCA, avente quale Oggetto “Proposta per un provvedimento di polizia di Musiu Tommaso di Pietro e di Lepori Luigia, muratore,  in ACS, CP, b. 699.

[7] Vedi Vacca Alberto, “La tela del ragno. L’Ovra in Sardegna (1937 – 1943)”, opera citata,  p. 155,  in cui si riporta la terza operazione effettuata dall’Ovra contro la setta dei pentecostali, che portò alla condanna al confino in contumacia, perché resosi irreperibile, del Musio e all’ammonizione dei coniugi Trudu.

[8] Vedi la corrispondenza, a firma Questore, del 9 ottobre 1939,  Prot. N. 010660/Gab., della RQCA, indirizzata alla Commissione Provinciale per l’ammonizione e confino di polizia di Cagliari, in  ACS, CP, b. 699.

[9] Ibidem.

[10] Vedi la lettera del 16 ottobre 1939,  Prot. N. 591/8,  della Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Cagliari, Compagnia Interna di Cagliari, che rispondeva ad una nota del 2 andante,  Prot. N. 04605, della RQCA, avente quale Oggetto “Proposta per un provvedimento di polizia di Musiu Tommaso di Pietro e di Lepori Luigia, muratore,  in ACS, CP, b. 699.

[11] Vedi il fascicolo 139205, a lui intestato, sezione H) Reclami, in cui si riportala segnalazione da parte del confidente Pais G.A. del 21 gennaio 1939, in ACS, CPC, b. 3466, f. 139205,  ad  nomen.

[12] Vedi il verbale della riunione stilato dal segretario verbalizzante  Guglielmo Spadafora, Vice Commissario di P.S.,  in ACS, CP, b. 659, f. 139205,  ad  nomen.

[13] Vedi la corrispondenza del 15 gennaio 1940,  Prot. 81685/139205,  in ACS, CPC, b. 3466, f. 139205,  ad  nomen.

[14] Vedi la missiva del 14 maggio 1940,  Prot. N. 793/9432,  in ACS, CP, b. 659.

[15] Vedi la risposta del 29 maggio 1940, Prot. N. 03255 P.S., della RPCA, indirizzata al MI, PS, AGR, sezione 1^  CP, con il seguente oggetto: “Musio Tommaso, capo pentecostale, assegnato al confino, irreperibile”, in ACS, CP, b. 659.

[16] Vedi l’epistola del 3 giugno 1940, Prot. N. 03255, della RPCA, ed indirizzata al MI, PS, AGR, Sez. 1^ CP, in ACS, CP, b. 659.

[17] Per questo episodio scontò trenta giorni presso la struttura carceraria romana. Vedi la comunicazione della RPCA, del 11 agosto 1940,  Prot. N. 03255,  volta al MI, PS, AGR, Sez. 1^, e anche al CPC, in ACS, CPC, b. 3466,  f. 139205,  ad nomen.

[18] Vedi la comunicazione a firma Questore Palma della RQRO, del 14 giugno 1940, Prot. N. 441/014834,  ed indirizzata alla AGR, Sez. 1^, CP, in ACS, CP, b. 659.

[19] Vedi il Certificato Sanitario rilasciato dal medico visitante in data 21 luglio 1940, foglio n. 345 carceri, a firma del Direttore Celeste Tului, in ACS, CP, b. 659.

[20] Vedi il verbale stilato il 26 luglio 1940 nelle carceri giudiziarie di Cagliari dal funzionario di P.S., Vice Commissario, Guglielmo Spadafora, in ACS, CP, b. 659.

[21] Vedi la corrispondenza a firma del Prefetto Leone, del 7 agosto 1940,  Prot. N. 03255, della RPCA, indirizzata al MI, PS, AGR, Uff. CP, in ACS, CP, b. 659.

[22] Sulla colonia confinaria di Pisticci, in provincia di Matera, fortemente voluta dal Capo della Polizia Bocchini, rimando all’eccellente lavoro di ricostruzione di un’importante pagina di storia lucana effettuato da Coniglio Giuseppe, “La colonia confinaria di Pisticci. Dal ventennio fascista alla nascita di Marconia”, Pisticci, 1999;  vedi inoltre Capogreco Carlo Spartaco,  “I campi del Duce. L’internamento civile nell’Italia fascista (1940-1943)” , Einaudi Editore, Collana “Gli Strzzi”, Torino, 2004.

[23] Vedi la comunicazione della RPCA, del 11 agosto 1940,  Prot. N. 03255,  volta al MI, PS, AGR, Sez. 1^, e anche al CPC, in ACS, CPC, b. 3466, f. 139205,  ad  nomen.

[24] Vedi la lettera del 16 agosto 1940,  Prot. N. 7931/17949,  della PS, AGR, Sez. 1^ – CP rivolta alla RPMT, in ACS, CP, b. 659.

[25] Vedi la missiva del 12 settembre 1940,  Prot. N. 05273,  volta al MI., PS, CP, e p.c., alla RPCA, in ACS, CP, b. 659.

[26] Vedi il Verbale di consegna  della “Carta di permanenza”  stilato  in data 9 settembre 1940, in ACS, CP, b. 659.

[27] Suppa Ercole  (1888-1973)  era ispettore del Ministero degli Interni. In seguito, fu nominato direttore del confino politico di Ventotene, con il grado di colonnello, e della colonia confinaria di Pisticci. Cessata la guerra, fu commissario prefettizio a Pisticci nel maggio 1945 e poi fu trasferito col grado di vicequestore a Teramo.

[28] Vedi il Foglio informativo del confinato in ACS, CP, b. 659.

[29] Vedi la missiva del 12 ottobre 1940,  Prot. N. 05273,  volta al MI, PS, CP, e p.c., alla RPCA, in ACS, CP, b. 659.

[30] Vedi la lettera manoscritta del 16 febbraio 1941,  in ACS, CP, b. 659.

[31] Vedi l’epistola del 1 aprile 1941,  Prot. N. 07851,  della RPMT indirizzata al MI, PS, CP, in ACS, CP, b. 659.

[32] Vedi la corrispondenza  del 4 maggio 1942,  della RPMT, rivolta al MI, PS, CP, alla quale era allegata l’istanza del Musio,  in ACS, CP, b. 659.

[33] Vedi la comunicazione dell’1 novembre 1942,  Prot. N. 0547, della Direzione Colonia Confino Politico Bonifica di Pisticci indirizzata alla RQRO, e p.c.,  al MI, PS, AGR, Sez. 1^, ed alla RQMT, in ACS, CP, b. 659.

[34] Vedi il telegramma del 3 novembre 1942 a firma del Questore Palma,  in ACS, CP, b. 659.

[35] Vedi la missiva del 10 novembre 1942,  Prot. N. 05480,  intercorsa tra la RPCA e il MI, PS, AGR, Sez. 1^, alla RPMT, alla RQRO, in ACS, CP, b. 659.

[36] Vedi il fascicolo n. 139205 a lui intestato,  IV parte,  sezione A) “Giudizi periodici sui caratteri della criminalità”, in ACS, CPC, b. 3466, f. 139205, ad  nomen.

[37] Vedi il fascicolo a lui intestatoe dagli uffici debitamente compilato,  sezione B) “Rilievi e giudizi sulla pericolosità sociale”, in ACS, CPC, b. 3466, f. 139205,  ad  nomen.

[38] Vedi l’Annotazione riportata nell’Estratto per riassunto dai registri degli Atti di nascita,  Anno 1904,  parte I,  n. 24, del Comune di Serrenti, rilasciato in data 9 luglio 2013.

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