Attualità Guspini

Tullio Cadeddu, il barbiere artista

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Cessata l’attività di barbiere due anni fa, in quella che fu la sua bottega, Tullio Cadeddu ha raccolto un centinaio di vere opere d’arte costruite nel corso di quarant’anni. Prima di visitare le sue “opere” conosciamo meglio Tullio Cadeddu. «Fra un paio di mesi compio ottantaquattro anni e per settant’anni ho fatto questo bellissimo lavoro di barbiere», precisa il nostro interlocutore, «Ho cominciato a lavorare che avevo tredici anni nella bottega di Flavio Atzori e poi di Piero Spada. Dopo sette anni di apprendistato ho deciso di mettermi in proprio, era il 1953. Ho smesso due anni fa anche se negli ultimi anni il mio lavoro era riservato agli amici e in particolare ho servito a domicilio i miei vecchi clienti che purtroppo a causa di malattie non sono in grado di muoversi».
Come è stata la sua lunga attività lavorativa?
«Nella bottega c’era il mondo. Nel seggiolone del mio esercizio si sono avvicendati professionisti, proprietari terrieri, minatori, agricoltori e tanti emigrati che tornavano in paese per le feste. Ognuno di essi durante il taglio dei capelli e mentre venivano sbarbati raccontava la sua storia e si parlava di tutto compreso i pettegolezzi come vuole la tradizione e ovviamente le barzellette colorite. Ricordo negli anni sessanta discussioni politiche certe volte anche molto accese tra i clienti che aspettavano di essere serviti. Un altro ricordo molto bello è quando in prossimità del fine anno, ai clienti adulti si regalava il calendarietto profumato da taschino raffigurante immagini di signorine in costume da bagno che gli uomini nascondevano gelosamente dalle mogli e dai figli perché considerati scandalosi e che oggi sono diventati oggetto da collezionisti».
Iniziamo quindi la visita. Ordinate per attività e categorie, l’autore con umiltà e molta timidezza racconta la storia di ogni singolo pezzo.
Come le è venuta l’idea di dedicarsi a questo hobby?
«Le rispondo che non so e non ricordo neanch’io come tutto abbia avuto inizio. Ricordo solo che quando il mio lavoro di barbiere me lo consentiva, andavo in campagna, al mare, nelle discariche delle vecchie miniere di Montevecchio e raccoglievo ciò che colpiva la mia fantasia che poteva essere un pezzo di sughero, la radice secca di un albero piuttosto che un pezzo di minerale o un osso di animale dalla forma strana. Cominciai  a realizzare le prime statuite di uomini e donne che di volta in volta rappresentavano un’epoca, un personaggio sportivo oppure un animale».
Curiosando in questa stanza dove il sughero declinato in tutte le sue forme la fa da padrona, le sue creature cominciano a starci strette. Troviamo una statuina che rappresenta Nené, il famoso giocatore del Cagliari dello scudetto, scomparso qualche anno fa e al suo fianco Fabio Aru, villacidrese, campione di ciclismo con tanto di bici da corsa realizzata in sughero. La fantasia e la delicatezza dei suoi lavori si evidenziano in modo particolare in alcune statuine di donne in costume sardo realizzate con foglie secche di fico d’India. Un capitolo a parte meritano gli animali realizzati con i materiali più disparati, tra questi una menzione particolare meritano uno struzzo creato con una pigna secca e un coccodrillo ricavato da un pezzo di radice aperto in punta.
Non le è mai venuto in mente di esporre questi suoi lavori?
«Ho partecipato un paio di volte a delle mostre qui a Guspini e da quanto mi risulta hanno avuto anche un buon riscontro da parte del pubblico ma per natura sono molto schivo e quindi declino educatamente gli inviti che ricevo».
Quanto impiega per elaborare un suo pezzo e ha mai pensato di venderli?
«Dipende dalla difficoltà che incontro nel modellare i materiali che utilizzo. Comunque sia dietro ogni pezzo c’è tanto lavoro, impegno e tanta pazienza. Non ho mai pensato di vendere “le mie creature”. Preferisco lasciarle ai miei nipoti come ricordo anche se mi rendo conto che condividerle con altri potrebbe essere interessante e gratificante, si vedrà. Per il momento continuo a lavorare finché il padre eterno me lo consente».
Come non augurarglielo.

Maurizio Onidi

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