Editoriale

Una riflessione alla vigilia di Pasqua

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Sono cosciente del fatto che devo molto ai miei genitori, persone umili, semplici e oneste, che mi hanno educato nel modo migliore, quello che ha guidato la mia vita. Grazie a loro ho potuto coltivare un intelletto molto curioso insieme al desiderio di progredire, di prendere coscienza di ogni forma di conoscenza, di avere la passione per la lettura, di capire i valori della vita e della pace, che sono di tutti, e dobbiamo difenderli tutti insieme. Dobbiamo cercare di dare voce, oggi come sempre, all’Italia migliore. Siamo tutti figli di un unico Dio, direbbe Papa Francesco, uomo dalla cultura universale che tutti i giorni li predica e li dimostra con i fatti.

Nella società odierna siamo tutti insidiati da una cultura che semina menzogne e fa pensare che l’uomo vero sia colui che ha potere e denaro, che le regole sono nemiche della libertà, che bisogna lasciarsi guidare dalle sensazioni più che dalla ragione, che il bene morale è ciò che conviene senza sacrificio. Questo clima culturale corrode il modo di concepire la vita, la famiglia, il lavoro, il senso del dovere e di Dio stesso.

Oggi non ci sono più partiti e politici che si dichiarino reazionari o rivoluzionari, conservatori o progressisti, ma soltanto partiti e politici che si dichiarano riformisti. Il riformismo è da qualche tempo un’epidemia contro la quale non esistono né vaccini per la prevenzione né farmaci per la cura. Il nostro povero Paese è angosciato da molti problemi, in primo piano vi è la corruzione della classe dirigente, politica, imprenditoriale e burocratica, e la criminalità organizzata, spesso fra loro intrecciate. La politica riformista non può stare a guardare. Ma, anziché isolare e mettere da parte politici e burocrati appena colti con le mani nel sacco e senza attendere la conclusione di procedimenti complessi e lunghi, si riformino le norme sulle intercettazioni telefoniche e sul diritto di informare e di essere informati sulle squallide vicende che vengono alla luce soltanto grazie a tali intercettazioni. Soltanto l’ipocrisia e la malafede può impedire  di vedere in questi propositi riformistici l’intenzione di impedire alla magistratura di scoprire certi altarini e di scoperchiare certe pentole puzzolenti e alla stampa di riferirne diffusamente ai cittadini.

Gian Paolo Pusceddu

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