Attualità Cagliari

Università e Regione: che direzione prende il diritto allo studio?

Cagliari, sede dell'Ersu
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di Emanuele Corongiu
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«In questo periodo di emergenza, fare rappresentanza ha rappresentato e rappresenta una sfida praticamente giornaliera. Con i miei amici e colleghi non abbiamo mai smesso di portare avanti un lavoro su tutte le questioni inerenti alla vita universitaria, a cominciare dagli aspetti legati alla didattica fino ad arrivare alle problematiche sui servizi dell’Ersu», afferma Francesco Aracu, presidente del consiglio degli studenti dell’università degli studi di Cagliari.

Nella città metropolitana da parecchie settimane nascono polemiche rivolte alle amministrazioni e alla gestione dell’emergenza. Nonostante la didattica sia stata ripristinata nel giro di due settimane, i problemi continuano ancora oggi. L’infrastruttura digitale non era pronta a tutto questo carico.

Esiste ancora il dubbio sulle motivazioni che hanno spinto l’università a investire sulla piattaforma di Adobe Connect, considerato che già disponeva nel software Microsoft Teams compreso nel pacchetto premium di Office 365. Adobe Connect, infatti, pare che non abbia mai smesso di dare problemi obbligando, talvolta, i docenti a spostare le lezioni sulla piattaforma Teams.

Cagliari. Casa Ersu in via Trentino

Di maggiore rilevanza però sono le critiche che tanti studenti avanzano all’Ersu di Cagliari. L’ente regionale, con i suoi silenzi, ha creato non pochi problemi e confusioni tra i beneficiari dei servizi offerti. Da oltre due mesi gli studenti beneficiari di posto letto e che hanno deciso di tornare a casa per l’emergenza non ricevono notizie ufficiali sulla riapertura dei servizi. Quando si potrà tornare ad occupare le proprie stanze? Quando verranno riaperte le mense?

«Se dall’Università», continua Francesco Aracu, «non è mai mancata una certa attenzione dal lato comunicativo, non posso dire lo stesso su quanto fatto (o meglio, non fatto) dall’ERSU. Continuo a non capire la linea seguita dall’Ente, soprattutto ponendomi nei panni di chi usufruisce direttamente dei suoi servizi: infatti, come rappresentanti siamo stati quasi costretti a dover fare da “portavoce” di quanto ci venisse comunicato, trovandoci alle volte a dover fare i conti con più voci più o meno concordi».

Voci, quelle a cui si riferisce, che hanno fatto intendere la linea molto cauta intrapresa dall’ente. Potrebbero infatti essere le responsabilità e la paura di emergenze dentro le case a trattenere dal prendere decisioni concrete, facendo preferire il silenzio.

«Nelle ultime settimane», conclude il presidente del consiglio degli studenti, «alcune di queste situazioni sono diventate quasi insostenibili: gli studenti e le studentesse si sono giustamente spazientiti, e hanno deciso di muoversi unitariamente come studenti agendo dritti al punto. Mi auguro che in questi giorni possano giungere delle notizie positive, specialmente per quanto riguarda le Case dello Studente: non si può arrivare a negare il diritto di poter tornare alla propria casa».

Sebbene UniCa abbia intrapreso un percorso, talvolta zoppicante ma che funziona, sembra non essere così per l’Ersu. Si spera allora che nei prossimi giorni, ora che anche il governo allenta le misure di sicurezza, vengano presi i provvedimenti necessari a far tornare gli studenti a Cagliari.

Un piccolo passo, forse obbligato, è stato fatto sulla questione borse di studio. Dopo la capofila Sassari, anche a Cagliari pare che dovrebbero essere liquidate, in anticipo, le seconde rate delle borse di studio. L’ufficialità non è ancora arrivata. Resta da capire se e quando i ragazzi verranno rimborsati per questi due/tre mesi di mancata fruizione dei servizi e di tempi di queste azioni.

Per quanto riguarda le voci e le polemiche, l’unico modo per mettere un po’ di chiarezza sarebbe che l’ente regionale, finalmente, si prendesse la responsabilità di parlare con sincerità, ma soprattutto con notizie ufficiali, e non per passaparola.

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