Cultura

Villacidro, alla scoperta delle origini della chiesa di Santa Maria di Leni

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di Emanuele Corongiu

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I villacidresi sono appassionati di storia e delle origini del proprio territorio e degli edifici in esso presenti.
Sul social network facebook il professor Giuseppe Marras ripercorre le origini della chiesa Santa Maria di Leni, nota nei primi documenti per essere stata una chiesa vittorina.
“È per questo probabile – sottolinea il professor Giuseppe Marras –  che si tratti di un edificio più antico, forse bizantino e di culto orientale durante i secoli precedenti. Il sito era una donnicalia, ovvero un villaggio di proprietà di un ordine religioso e risulta, con alterne vicende, ancora esistente nel 1400, mentre la chiesa era ancora officiata nel 700, e nel tardo Ottocento doveva essere ancora in piedi. Durante il passaggio ai pisani, la chiesa ed i suoi possedimenti divennero oggetto di una disputa dovuta all’attribuzione delle proprietà e delle rendite relative.La chiesa di S. Maria risulta attestata la prima volta nel 1120, una seconda volta nel 1141 e una terza ed ultima nel 1218, dopo di che non si hanno più testimonianze documentarie dirette. La chiesa nel 1183, dopo un lungo e controverso contenzioso, passò dal controllo dei vittorini a quello dell’Arcivescovo di Cagliari.  Insieme alla chiesa si trovava una donnicalia, come risulta dai registri dei fuochi ai fini fiscali. La donnicalia fece capo per tutta la sua esistenza al priorato di S. Saturno, fino al 1338, quando risultava essere dissestata, con edifici ormai in rovina, rendite ridotte, servi dispersi e non più di due monaci. Il re d’Aragona, dopo neanche trenta anni, nel 1363 concesse allora i beni all’ordine dei cavalieri di S. Giorgio D’Alfama. Successivamente, nel 1444 il pontefice riconobbe il passaggio di tali beni all’arcivescovo di Cagliari”.

Il sito ha reso materiali nuragici (mazze litiche), romani (coperture sepolcrali e vasellame in cocci), bizantini (metalli) e medioevali (monete spagnole e sabaude). E’ altamente probabile che vi fosse un nuraghe che oggi non si riesce a rintracciare, e un pozzo sacro, perché  Santa Maria è spesso associata al culto delle acque (potevano quindi anche esserci delle terme, di cui nulla si trova). La presenza di olivi colossali fornisce ulteriori indizi di un popolamento antico.

“Ancora nel tardo Ottocento/primo Novecento – aggiunge il professor Giuseppe Marras – c’erano dei ruderi della muratura visibili, perché  alcuni anziani ricordano che i genitori lasciavano il bestiame all’ombra dei muri. Chi lo ricorda parla di una cupola diroccata, ma è molto più probabile che si trattasse dei resti dell’abside che, per tecnica costruttiva, poteva essere di cantoni ben squadrati e ammorsati con loro, così da avere un muro robusto. Le fondamenta, come ben ricorda Angelo Zaccheddu, sono state definitivamente demolite in anni relativamente recenti. E’ certo che la zona avesse annesso un camposanto, anche se è impossibile datarlo con certezza, poichè i resti non sono tanto noti. Dai materiali sparsi recuperati sembrerebbe esserci stata una prima area sepolcrale romana poco a valle della chiesa (circa 60/80 metri), in un luogo da cui provengono anche dei manufatti nuragici (ma non sono visibili edifici). Sono poi stati rinvenuti oggetti di epoca bizantina (e con caratteri mediogreci) e del materiale numismatico di epoca spagnola e sabauda. È molto probabile che vi sia stato un grosso camposanto medioevale: si vocifera di un notevole recupero di scheletri con armatura, avvenuto intorno agli anni ’50. Nell’occasione, se le notizie sono fondate, sarebbe stato consegnato ai carabinieri ed alla soprintendenza un intero carretto di armature. Io di questo fatto ho solo notizie orali e cito la cosa a titolo di curiosità, non potendola suffragare da altre informazioni meglio documentate. Se consegnate alla soprintendenza, dovrebbe esistere un verbale di consegna e una collocazione dei reperti nei magazzini della stessa. Nella zona esistono alcuni vecchi pozzi che potrebbero essere indagati per capire se vi si trovano dei materiali e poterli datare”.

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