Cultura

Villacidro, Annarita Serra: l’arte di “ricomporre” oggetti di scarto

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di Graziella Falaguasta

pubblicato in collaborazione con Caos Management
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PREMESSA

Come si legge nel comunicato stampa Ispra diffuso in occasione della pubblicazione online del rapporto 2020 “… i rifiuti urbani prodotti in Italia nel 2019 sono circa 30 milioni di tonnellate, dato in lieve calo rispetto al 2018 (-80 mila tonnellate)…”. Questo significa che ogni cittadino italiano, in un anno, ha prodotto circa 500 chilogrammi di rifiuti. Se guardiamo all’Europa, per rimanere in un’area a noi più vicina, aumenta la produzione di rifiuti pro capite nel 2019 (che però vengono riciclati in massima percentuale). Infatti, secondo i dati pubblicati da Eurostat, nell’Unione Europea nel 2019 sono stati prodotti quasi 225 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, che corrisponde a 502 kg per persona (con un piccolo aumento rispetto al 2018, ma in calo rispetto al picco del 2008, 518 kg), in linea con il dato italiano.

Ecco, questi numeri solo per dare un’idea di quanto costosa e ingombrante per il pianeta sia la nostra presenza di esseri umani. E ricordo qui, solo molto brevemente, un altro aspetto (che ci può aiutare a comprendere meglio il lavoro di Annarita Serra), quello dei rifiuti di plastica, che costituiscono addirittura delle isole: un totale di 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che finiscono in mare e che, spinti dalle correnti, vanno a concentrarsi in determinate zone, dove rimangono intrappolati in vortici acquatici, andando a creare dei veri e propri accumuli, conosciuti anche come isole di plastica, presenti negli oceani fin dagli anni ’80. Sappiamo che le isole di plastica si formano da diverse situazioni: dalle industrie (che scaricano i rifiuti in mare, per caso o, troppo spesso, illegalmente), dalle navi da pesca, dalle navi porta-container, dalle piattaforme petrolifere, ma anche dal turismo marino. Infatti, se chi frequenta spiagge e mare, non utilizza gli appositi contenitori per I rifiuti e, soprattutto, non fa una raccolta adeguata, questa finisce inevitabilmente in mare, così come in città la spazzatura gettata a terra può finire nel sistema di acqua piovana ed essere riversata in mare.

Ciò significa che grandi quantità di materiali di scarto possono essere facilmente trascinate via dal vento o dall’acqua piovana, così come esistono altre fonti, meno evidenti ma importanti, come i pneumatici che si usurano, che lasciano sulle strade frammenti minuscoli, che poi finiscono nelle fognature.

Tutto questo malgrado l’appuntamento dell’agenda ONU 2030, per uno sviluppo sostenibile del pianeta, ormai dietro l’angolo.

Quando creatività artistica e amore per l’ambiente circostante si incontrano

Quanto accennato in premessa ci permette di collegarci alla storia di Annarita Serra, che ho conosciuto in anni recenti grazie a un passaparola tra amici e che ho incontrato a Milano, a dicembre 2021, durate una sua mostra. Il percorso personale e artistico di Annarita è quello di una persona determinata a realizzare gli “amori artistici di famiglia” del padre e del nonno (la musica, ma anche la pittura) e le proprie aspirazioni giovanili, anche attraverso tappe intermedie forse un po’ tortuose.  Cominciamo dall’inizio.  Annarita Serra, è nata a Villacidro, in Sardegna, a 50 km. Da Cagliari, da una bellissima storia d’amore nata durante una festa di Carnevale tra il padre musicista in una band e una giovanissima e bellissima mamma. Per esigenze familiari ha vissuto il primo periodo della sua vita (fino agli otto anni) tra Cagliari e Torino, per poi trasferirsi definitivamente – insieme alla famiglia – a Milano, dove è cresciuta e ha sviluppato il suo percorso formativo, professionale, personale e artistico.

 Quanto vale un cent di Euro?

Dopo il diploma, conseguito presso il Liceo Artistico Statale II di Brera, si è iscritta alla Facoltà di Architettura, studi che ha interrotto per rendersi indipendente e iniziare un’attività professionale nell’ambito del marketing aziendale portata avanti fino a quando ha preso avvio la sua attività espositiva.

Il cambiamento di rotta degli anni 2000

La sua attività di brand manager per una multinazionale americana ha fortemente forgiato la sua personalità, in particolare quella parte che riguardava l’osservazione dell’ambiente circostante nel corso dei suoi numerosi viaggi di lavoro. Ed è stato proprio durante un viaggio in Nuova Zelanda, su una spiaggia che lei stessa oggi definisce “primordiale”, che Annarita ha percepito una magia particolare, e ha deciso di tornare nella sua Sardegna – a distanza di moltissimi anni. Sbarcata a Porto Torres, nel mese di novembre, periodo dell’anno in cui quei luoghi sono più “veri” e magici, il primo luogo che ha deciso di visitare è stata la spiaggia di Piscinas (https://www.sardegnaturismo.it/it/esplora/piscinas-costa-verde), uno degli splendidi territori della selvaggia Costa Verde, nel versante occidentale della regione (il meno frequentato dai turisti, ma ben noto ai viaggiatori!).

A partire da quel momento, Annarita ha deciso di cambiare vita, riscoprendo la sua terra d’origine e decidendo anche di prendere casa lungo quella costa, a Portu Maga, una delle frazioni marine del comune di Arbus. Una combinazione ancora più “magica”, poi, è stata quella di trovare, proprio nell’appartamento scelto, un calendario con la fotografia della spiaggia della Nuova Zelanda da cui tutto era partito. Un segnale? Chissà, sta di fatto che quella situazione ha rappresentato la vera svolta della sua vita e anche a rischio di passare per “strana” Annarita ha cominciato a setacciare metro per metro quelle spiagge selvagge, raccogliendo sacchi e sacchi di rifiuti di plastica, riempiendo anche la sua casa di Milano di “reperti” dell’umana follia.

Grazie a un’amica francese che le ha suggerito di mandare i suoi lavori a una galleria di Parigi le sue prime creazioni, immediatamente acquistate, Annarita ha scoperto che il suo sogno giovanile di diventare un’artista poteva essere realizzato anche così.

La sua particolare attenzione è stata inizialmente, e per molti anni, dedicate proprio alle plastiche inquinanti per i mari. Infatti, molti dei suoi lavori, inizialmente di piccole dimensioni (ma poi sempre più grandi), sono state realizzate come se le plastiche abbandonate sulle spiagge fossero delle vere e proprie pennellate, sono icone e personaggi famosi universalmente conosciuti (Frida Kahlo, La ragazza con l’orecchino di perla, Marilyn Monroe, per citarne solo alcuni). L’effetto è un’immagine riconoscibile che attira l’attenzione, e solo avvicinandosi si scopre il materiale di cui è composta.

Piano piano, passo dopo passo, il frutto di quella raccolta sistematica si è trasformata in produzione di lavori realizzati con materiali di scarto molto diversi tra loro (modellini di automobili, bustine usate del té, monete da 1 cent di Euro, tazzine sbrecciate, ecc.) permettendo ad Annarita di mettere in luce quella vena artistica apparentemente e momentaneamente sopita.

Per realizzare i suoi lavori, oggi opere di dimensioni ragguardevoli come ad esempio una figura di Obama di 1 mt x 1 mt realizzato con migliaia di cotton fioc raccolti proprio sulla spiaggia di Portu Maga, vengono usati oggetti di scarto ricomposti in maniera creative, ma anche simbolica, con un risultato estetico molto intenso, carico di grande energia. Come ricorda la stessa Annarita, “Si tratta di opere che, attraverso una bellezza mascherante, si fanno testimoni di un silenzioso grido d’aiuto di una natura sempre più contaminate e oggi mi sento pronta a ‘lasciare andare ‘ la plastica per sperimentarmi con qualsiasi altro materiale, come vetro, legno, componenti elettronici.”

Vivere d’arte, senza arricchirsi, …si può!

Tra gli aspetti più impegnativi di quest’attività c’è sicuramente la scelta di una vita molto più semplice e spartana di quanto non fosse ai tempi della sua attività manageriale, ma di questo Annarita è molto orgogliosa perché è in questo modo che lei ha raggiunto la sua libertà, che intende tutelare fino in fondo. Afferma Annarita “ll lavoro nel mio laboratorio si svolge secondo ritmi assolutamente naturali e secondo i tempi necessari per la realizzazione delle opere, senza vincoli esterni e, possibilmente, senza condizionamenti, anche se le difficoltà negli ultimi due anni della pandemia da Covid-19 non sono mancate.” E prosegue: “Quello che mi ha fatto capire di essere sulla strada giusta è stato il coinvolgimento e la sensibilizzazione delle persone ‘della strada’ che ho avvicinato nel mio lavoro, anche sulle spiagge in cui ho fatto le mie raccolte, e che hanno compreso il significato reale di questa possibilità di riuso.”

Tra le collaborazioni sviluppate e sperimentate da Annarita sono da annoverare anche alcune aziende particolarmente sensibili alla transizione ecologica, le scuole e le università e questo rende l’operato di Annarita sicuramente più “universale”.

La strada è ancora lunga, ma ad Annarita non mancano la creatività e l’energia necessarie per raggiungere nuovi obiettivi.

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