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Economia & Lavoro

Villacidro, Vittorio Murgia ha dedicato tutta la vita alla coltivazione dei campi e all’allevamento del bestiame

Vittorio Murgia
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“Con i miei figli abbiamo studiato un nuovo modo di concepire l’agricoltura: quello della multifunzionalità”
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di Fulvio Tocco
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Vittorio Murgia, un uomo che ha scelto di vivere a contatto con la natura, ha dedicato tutta la vita alla coltivazione dei campi e all’allevamento del bestiame. Cresciuto in una azienda agricola acquisita dal padre Giuseppe, che la deteneva in affitto, dalla signora Lisetta Murgia.  Questa donna utilizzò il ricavato della vendita dei terreni per far laureare i suoi 5 figlioli.

Vittorio con la sua caparbietà, man mano che ha potuto, ha allargato la proprietà aziendale e il numero dei capi del suo allevamento a dimostrazione che quando gli uomini volenterosi, a contatto con la natura, mantengono un’ottima vitalità e si sentono più energici a beneficio della mente e del corpo. Per chiudere le filiere aziendali ha realizzato un agriturismo denominato “Perda Massa” che per la bontà dei suoi prodotti è tra i più rinomati del sud Sardegna: una opportunità per i figli e per i clienti.

La denominazione “Perda Massa” è scaturita dalla località in cui nasce l’azienda che in origine fu realizzata da Giuseppe Todde (1829-1897), un influente personaggio di Villacidro figlio di Carlo Todde e Rita Usala. Si arrivò al nome della predetta località su suggerimento di Giuseppe Todde che ascoltando le maestranze che si lamentavano a causa della durezza delle pietre che utilizzavano per l’edificazione della sua casa di campagna volle, per la pazienza che hanno avuto, chiamare la zona “Perda Massa”. Un granito complicato da dividere anche con un gran martellone.

Vittorio Murgia con la sua esperienza professionale può essere un valido esempio per coloro che si avvicinano alla terra con la preoccupazione di non farcela; se si ama il lavoro, basta conoscere la sua storia iniziale, e chiunque può trasformarsi in un agricoltore provetto.

Negli ultimi venti anni le aziende agricole si sono reinventate, acquisendo una veste nuova sociale ed economica. Con le norme che regolano la multifunzionalità l’agricoltura non viene più identificata come mera attività di produzione di beni, ma come un settore variegato, capace di generare beni eterogenei e, soprattutto, servizi volti all’aumento del benessere sociale dell’intera collettività.

IL RACCONTO DI VITTORIO

Dall’età di 9 anni ho seguito mio padre nel lavoro dei campi. L’azienda che deteneva in affitto era di proprietà di Lisetta Murgia, che sposò l’ingegner Granata e dal quale ebbe cinque figlioli. Abbandonata dal marito chiese a mio padre di subentrare come affittuario.  Ricordo che appena entrò in possesso del fondo, andò alla Fiera del bestiame di Abbasanta, all’epoca era un importante crocevia del commercio di bestiame della Sardegna, e comprò 4 vacche da latte; le domò per svolgere i lavori di aratura e nel contempo le utilizzava anche per la produzione del latte. Da quel momento per la lavorazione dei terreni, potevamo impiegare 2 gioghi di vacche e 2 cavalli da tiro.

DA LAVORATORE AUTONOMO

Nel 1962, durante il servizio militare, in uno dei giorni di licenza, mio padre riunì tutta la famiglia, dicendo che non stava troppo bene, per cui avrebbe lasciato al sottoscritto la casa di “Perda Massa”, la superficie agricola di ettari 7,5; 5 vacche; 2 vitelli e un 1 OM 45 CV. Preavvertendo tutti che mi avrebbe donato anche la casa a Villacidro, precisando che se riuscisse a completarla, avrei tenuto anche questa di “Perda Massa”, senza però poter partecipare alla suddivisione del resto dei terreni di proprietà familiare. Così ebbe inizio la mia avventura di coltivatore in forma autonoma.

IL SUPPORTO DEL PADRE

Nell’azienda potevo contare anche su una stalla per mucche che realizzò l’ingegner Granata, il marito di Lisetta Murgia, prima di abbandonare la famiglia. Ma il supporto maggiore lo ebbi da mio padre che, tutte le mattine, si faceva trovare nel sedile di pietra all’esterno della mia abitazione di Villacidro, per andare insieme in campagna.

L’ACQUISTO DI UN NUOVO TRATTORE

Per arrotondare facevo dei lavori per conto terzi. Però con l’OM 45 invecchiato dall’usura non riuscivo a estendere il mio lavoro, per cui decisi di comprarmi un nuovissimo Massey Ferguson con tutta l’attrezzatura di pertinenza. Eravamo nel 1969, come al solito la maledetta burocrazia fece saltare le date di erogazione del contributo a fondo perduto e anche del mutuo. Per cui dopo i primi 7 mesi nacquero i primi problemi per il rinnovo delle cambiali pagando degli interessi aggiuntivi. Meglio che non ti racconti dei mal di testa che ho dovuto sopportare. Per non sottomettermi a mio padre, sapevo che mi voleva un gran bene ma aveva il suo caratterino, chiesi aiuto ai miei cognati che per fortuna non me lo negarono.

LA LAVORAZIONE DELL’OLIVETO
DELLA FAMIGLIA GRANDESSO

Da quel momento non mi persi d’animo. Mi capitò di dover eseguire i lavori di erpicatura e pulizia di un oliveto di 40 ettari della famiglia Grandesso, il titolare faceva l’imprenditore agricolo e produceva un olio di alta qualità. Facendo dei sacrifici smisurati, con mia moglie che veniva a portarmi il pranzo in campagna per non interrompere il lavoro sul campo, sono riuscito a ricavare un po’ di contanti e di riprendere coraggio. Grazie al nuovo mezzo agricolo e alla salute fisica che mi accompagnava incassai dal signor Grandesso 1.800.000 lire. Per me fu manna dal cielo. Da quel momento decisi di acquistare anche una nuovissima imballatrice utile per la mia azienda e per coloro che mi chiedevano anche questo servizio. Non lo nascondo, ma l’aiuto quasi paterno, che mi diede questo cortese signore contribuì ad aprirmi le porte per sviluppare l’attività imprenditoriale a tutto campo!

AMPLIAMENTO AZIENDALE

Con l’evento della “Piccola proprietà contadina e dei contributi pubblici per l’agricoltura, a partire dal 1981 comprai prima una superficie di terreno e in seguito un’altra ancora sino ad arrivare a una trentina di ettari tra quelle di proprietà e quelle in affitto. Spinto da mio padre andai alla fiera di Abbasanta per acquistare del bestiame. Lui mi spronava dicendomi: “dovresti vendere un vitello alla settimana per procurare del denaro da avere a giro”. Con quel suggerimento iniziai ad avere sempre 12 vacche al pascolo da far partorire. Nel 1984 (forse 1985) comprai anche il resto della superficie che detenevo in affitto e contemporaneamente presentai un progetto per irrigare, con metodi altamente innovativi, 15 ettari di superficie. Posso dire che da quel momento la produttività aziendale fece un salto di qualità in tutti i sensi. Dopo anni ho capito perché la devozione verso l’agricoltura fosse così forte. Ragionavo con il piglio imprenditoriale senza saperlo.

LA MULTIFUNZIONALITÀ IN AGRICOLTURA

Nel 2000 iniziai a prestare attenzione alle politiche della multifunzionalità delle imprese agricole; a pensare a una attività che potesse reggersi utilizzando la materia prima che producevo in azienda. Nel contempo immaginavo di adibire ad alloggi per turisti i locali ricchi di storia che disponevo. Era anche un modo per onorare la memoria di chi ebbe la brillante idea di edificare nell’Ottocento il fabbricato aziendale. Qualche anno dopo, parlandone in famiglia, prendemmo la decisione di realizzare un Agriturismo. Nel 2004, partecipando da un programma guidato dal Consorzio industriale di Villacidro, quest’idea si concretizzò. E posso dire che negli ultimi venti anni questa azienda è stata reinventata acquisendo una veste nuova sociale ed economica. Con i miei figli abbiamo studiato un nuovo modo di concepire l’agricoltura: quello della multifunzionalità.

 

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