Il Personaggio

Villamar, Albertina Piras: “La mia produzione artistica e letteraria è una condivisione di tante esperienze di vita”

Albertina Piras
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a cura di Fulvio Tocco
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Poetessa e scrittrice di Villamar. Personaggio piacevolissimo e commovente che parla mentre ti guarda negli occhi e che vorrebbe trasferirti al primo incontro il suo grande bagaglio culturale: è una grande affabulatrice che sa parlare direttamente al cuore dei suoi interlocutori.

Una donna dalla cultura identitaria, con 42 anni d’insegnamento, con la missione di portare a termine la casa museo di famiglia che suo zio Silvestro Sanna di Serrenti (fratello di sua nonna Maria Sanna), acquistò all’asta dagli Aymerich, e che racconta una storia di vita rurale che parte dalla fine del feudalesimo ai giorni nostri

PREMESSA DI ALBERTINA

La mia attività è inscindibile da un rapporto collaborativo con la mia gente, con le istituzioni, associazioni culturali, scuole, parrocchia, mondo del lavoro, famiglia e via dicendo. La mia produzione artistica e letteraria in un certo senso si nutre di tutto ciò che l’ambiente offre e diventa raccordo, punto d’incontro di professionalità, competenze, arti e mestieri, condivisione di tante esperienze di vita. Con il coautore Antonio Sanna, anche lui di Villamar, ho portato avanti tantissime iniziative culturali e scritto tanti libri sul paese e sulla Marmilla. Poi ho lavorato anche in collaborazione con gli insegnanti, alunni e genitori della scuola primaria. Ho collaborato anche con il maestro di musica Tonino Cabbua che ha musicato miei testi e li ha proposti al coro parrocchiale San Giovanni Battista e al suo coro polifonico di Villamar.

UN BAGAGLIO CULTURALE DA METTERE AL SICURO

Per me, però, più passa il tempo e più diventa forte l’esigenza di mettere al sicuro il bagaglio culturale che ho raccolto nel tempo, e si deve andare oltre i libri per comunicare, perché bisogna correre al passo con i tempi e adeguarti a tutto quello che la tecnologia ti offre.

LA PRESENZA SUI SOCIAL

Da diverso tempo interagisco in rete attraverso tanti canali; ultimamente su facebook e ho creato e amministro diverse pagine. Qui ho avuto la fortuna di conoscere Mafalda Console, una pittrice di Catanzaro che elaborando mie poesie ha dato vita a molte creazioni figurative dove parola e immagine si sorreggono. Molti di questi quadri sono appesi alle pareti della mia casa.

Nella pagina di archeologia della Sardegna ho conosciuto Mauro Atzei e Pierluigi Montalbano e con loro, quasi per gioco, ho scritto dei romanzi. Nel mio sito internet albertinapiras.it, riassumo la mia attività.

DA SCRITTRICE

Nella mia vita ho scritto tanti libri e alcuni con coautori: Ho suddiviso in categorie i miei testi: la prima è dedicata ai libri, la seconda alle poesie, preghiere e canto, la terza ai racconti, la quarta alla cucina, la quinta agli eventi e la sesta alle tradizioni popolari. Il libro “Gente di casa storie di vicinato”, finito di stampare in piena pandemia, lo devo ancora presentare. La prima pubblicazione risale all’anno 1987 su “Parva Favilla Calasanziana”, periodico dei padri scolopi di Sanluri.

SUL RETABLO DI VILLAMAR (1518- 2018)

In occasione del Cinquecentenario della realizzazione del Retablo della Madonna del latte di Villamar, con Antonio Sanna abbiamo fatto uno studio e pubblicato un libro finalizzato alla valorizzazione di una delle più interessanti opere artistiche di Pietro Cavaro. L’opera fu commissionata al Cavaro da Salvatore Aymerich III, signore di Mara. Ricordiamo che nell’anno 1897 l’icona venne dichiarata monumento nazionale.

IL DOVERE DI RESTAURARE LA CASA DI FAMIGLIA

Stiamo procedendo al restauro di questa casa per renderla fruibile per le iniziative a carattere storico culturale. Il recupero del frantoio è stato ultimato, siamo a mezza strada con i locali che un tempo erano adibiti a magazzini del vino. Quando la casa sarà ultimata sarà un unico stabile accessibile sia dalla via Azuni che dalla via Roma, perché abbiamo acquistato un’area che mette in collegamento le due vie.

UN APPROFONDIMENTO STORICO PER I PIÙ GIOVANI

In seguito alla crisi agraria in Sardegna e il fallimento del Credito Agricolo Industriale Sardo del 14 ottobre 1888 con la conseguente chiusura della Cassa di risparmio di Cagliari, ci fu il crollo definitivo del sistema redditizio isolano. Molte aziende fallirono. Vittima illustre anche Giuseppe Aymerich, nuovo conte di Villamar, che gestiva una solida azienda agricola. Non riuscì a saldare i suoi debiti che si trascinarono fino al 1927. Alla fine i suoi beni furono messi all’asta. Nella fase ultima i beni erano amministrati da Don Orazio, noto nella tradizione locale come uomo di grandi doti umane.

L’AGGIUDICATARIO DEI BENI

I beni all’asta se li aggiudicò Silvestro Sanna, grosso imprenditore caseario originario di Serrenti, possidente di vari caseifici a Cagliari, Furtei, Villamar e Gesturi; sposato a Furtei con Costanza Lilliu. Non lasciando eredi, i beni andarono ai parenti. A Villamar, oggi, quei terreni sono di proprietà dei Lilliu e dei Piras.

IL PAESE DI PROVENIENZA

I miei genitori, entrambi di Furtei, si erano appena sposati e sistemati nella loro casa nuova, quando il fratello di mia nonna, Silvestro Sanna, propose a mio padre di trasferirsi a Villamar per amministrargli l’azienda acquistata dagli Aymerich. Mia madre, a dire il vero, non ne voleva sapere, ma babbo ci teneva. Per amore di babbo mamma accettò alla condizione che il trasferimento fosse regolato da un atto di proprietà sulla casa dove loro sarebbero andati ad abitare, cedendo però allo zio la casa di Furtei. Così era stato.

I RICORDI D’INFANZIA

In questa casa c’è un angolo della memoria dove il pensiero sempre torna. Ci ha lavorato tanta gente. Quando fu acquistato il primo frantoio elettrico usufruivano di questa moderna struttura di lavorazione, oltre agli olivicoltori di Villamar, anche quelli dei paesi vicini. Io ho trascorso la mia infanzia col via vai delle persone che avevano a che fare con la produzione delle derrate alimentari della nostra campagna. Ricordo le storie di vicinato, le notti d’estate dopo cena quando ci si sedeva a prendere il fresco, le mie giornate nel cortile di casa, la raccolta della paglia e le uova nel pagliaio; la vendita del latte, la lavorazione del formaggio, la cernita de grano, la raccolta delle mandorle, la vendemmia, la raccolta dello zafferano, la macellazione del maiale, la molitura delle olive.

IL FRANTOIO

In casa avevamo un frantoio elettrico e a macinare venivano anche agricoltori dei paesi vicini, perfino da Serrenti e Nuraminis. Il frantoio rimaneva in funzione giorno e notte. In casa c’erano olive da tutte le parti, nel cortile carrelli pieni di sacchi, furgoni per il carico della sansa, macchine e moto carrozzelle, carrette con cavalli e asini, urla in continuazione di gente che dava segnali di manovra. Le olive venivano frantumate in una grande macina e la pasta veniva poi uniformemente distribuita nei fiscoli che avevano la forma di corone circolari. I fiscoli venivano impilati uno sopra l’altro su un carrello, inframezzati ogni dieci da un disco di ferro. I carrelli pieni di fiscoli, passavano alle presse. Qui la pasta delle olive perdeva tutto il liquido: poi il separatore scindeva l’olio dall’altro liquame. Nel frantoio lavoravano, in tre turni, una ventina di operai che facevano un pasto in casa. Mamma era sempre alle prese con la roba da mangiare. In quelle occasioni non mancava mai il pane fritto con l’olio nuovo. Dei pentoloni di minestrone che faceva mamma se ne ricordano tutti. Ancora. Nel frantoio c’era sempre una grande stufa a legna per riscaldare l’acqua che andava tra i fiscoli, nella pressa. Quando l’acqua era sufficientemente calda, gli operi portavano in cucina pale brace. Nell’aria si sentiva il tepore che veniva dal frantoio, dalla cucina, dalle chiacchiere della gente, che sostava nel cortile tra una molitura e l’altra. E ci sentivamo tutti come una grande famiglia.

UN CANTO PER SANT’ISIDORO

La festa di S. Isidoro a Villamar era entrata in disuso, è stata ripristinata nel 2013 e da quella data gli agricoltori non perdono l’appuntamento con il loro santo patrono il 15 maggio, non solo, ma hanno anche espresso il desiderio al parroco di riportare in parrocchia la statua che era stata spostata in altra sede. La richiesta è stata subito accolta con piacere dal parroco don Ennio, molto legato alla terra sia per tradizione familiare che per passione sua personale. Per onorare i festeggiamenti ho scritto pure un canto per S. Isidoro, tutto villamarese che mi piacerebbe che tu lo inserisca alla fine della nostra piacevole conversazione. In seguito è stato anche musicato dal maestro Tonio Cabbua e cantato dal coro parrocchiale di Villamar.

Canto dedicato a Sant’Isidoro

Sant’Isidoru prega

Ca toccada a sperai

Ca is angiulus a tui

Benianta a t’ajudai.

E tui ajuda a nosu

In custa vida de stentu

In s’ora de fatiga

In s’ora de su trumentu

Rit) Sant’Isidoru prega

Po i massaius de Mara

Sempri t’hanti onorau

E sempri festeggiau.

Ajudaisì a aziai

Is ogus a su celu

In dì de festa e fatiga

In dì de avatu e nodida .

Is messaiusu de bidda

Oi ti renditi onori

Arrici custu signu

De paxi e de amori.

Rit) Sant’Isidoru prega

Po is messaiusu de Mara

Sempri t’hanti onorau

E sempri festeggiau.

Sant’Isidoru prega

Po is messaiusu de Mara

Sempri t’hanti onorau

E sempri festeggiau.

UNA CURIOSITÀ INTERESSANTE

Si rimane colpiti dal fatto che un povero contadino analfabeta sia diventato patrono della Spagna e che nella lontana Argentina sia stata dedicata a lui una cattedrale diventata poi monumento nazionale.

 

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