Cultura

Villamar, sei nuovi murales nel paese realizzati dal gruppo Ichnos

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di Simone Muscas

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L’anno scorso, nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, l’associazione locale Ichnos, costituita da pochi anni da un gruppo di artisti di Villamar, ha portato a termine ben sei murales nel paese. La loro realizzazione è stata sia patrocinata dell’amministrazione comunale che supportata da iniziative di cittadini privati per migliorare il decoro nelle facciate delle proprie case. Così il presidente di Ichnos, Antioco Cotza, sui nuovi dipinti presenti a Villamar: «Fra i murales ne ho realizzato uno (nella foro ndr) che raffigura il Covid: le mani indicano la richiesta d’aiuto, la maschera è la nostra società, mentre l’uccello morto rappresenta le tante vittime di questa pandemia». Lo stesso Cotza, sempre nel 2020, ha poi portato a termine altri dipinti: uno di questi si rifà a un antico scritto in lingua aragonese del XV secolo in cui vengono evidenziati alcuni effetti prodotti dal colonialismo in Sardegna. «Nei pressi della casa maiorchina ho realizzato un grande murale dedicato al mercato del grano.» Spiega l’artista villamarese «Quell’opera, oltre alle immagini, riporta un brano in lingua aragonese datato 1421: sono le parole tratte da un documento dell’epoca che fa riferimento alla richiesta fatta dal braccio militare dell’allora Re affinché lo stesso Re e il suo parlamento non calpestassero i diritti dei vassalli (di fatto i sardi autoctoni) i quali, con troppa frequenza, venivano considerati più servi che non normali cittadini».

Altre opere portate a termine a Villamar portano invece la firma di Silvia Cara, pittrice locale, e di un artista siciliano, Nicola Scioglia, da poco entrato nell’associazione. Entrambi, studenti universitari presso la facoltà di Belle Arti a Sassari, hanno realizzato alcuni murales che si possono osservare nella nuova biblioteca comunale e nella via Roma: «Fra questi ve n’è uno molto particolare» commenta Antioco Cotza «che si scorge sulle pareti di un’abitazione della via principale che rappresenta “la madre dell’ucciso”, una chiara metafora alla deposizione di Cristo morto». A partire dal prossimo anno, l’associazione locale ha in mente di dar seguito a questa ritrovata verve artistica dopo che Villamar, negli anni ’80, è stato il terzo comune in Sardegna per numero di murales. Su questa considerazione Cotza si conferma propositivo: «Appena quest’emergenza sanitaria terminerà, cercheremo di dare ulteriore impulso a nuove realizzazioni. In tanti mi chiedono se il paese tornerà un giorno ai suoi antichi splendori riguardo al numero di opere realizzate: Io lo spero, anche se in realtà il mio vero auspicio è che questo nuovo periodo di intensa attività artistica rappresenti più un segnale di proiezione al futuro per la nostra comunità che non un mero confronto fra il presente e il passato».

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