Arbus Attualità

“Vincere disagio ed emarginazione: con solidarietà e accoglienza è possibile”

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Il disagio dell’anima e/o quello materiale: a volte visibile, altre dignitosamente nascosto e metabolizzato da chi lo vive, spesso in abbandono e solitudine, all’interno delle mura domestiche. La società moderna ricca ed opulenta cinicamente ci convive. Assuefatta, egoista, senza pudore. Abbiamo l’obbligo di porvi rimedio. Così come ci insegnano i tantissimi volontari, cooperanti missionari, laici o cattolici che in questa triste realtà operano singolarmente o riuniti in associazioni che del volontariato hanno fatto un’autentica missione di vita. Questo il delicatissimo tema affrontato nel convegno “Vincere disagio ed emarginazione: con solidarietà e accoglienza è possibile” che l’Associazione Angeli nel Cuore col patrocinio del Comune di Arbus ha organizzato nell’aula consiliare per l’occasione gremita da un numerosissimo ed attento pubblico. L’ennesima iniziativa promossa da questa associazione che in pochi anni di attività «appena tre, nata nel 2012 tra mille difficoltà di tipo logistico e strutturale, non ultima la sede,ma tanta buona volontà», ricorda la responsabile Maria Adele Frau, è riuscita a diventare un autentico punto di riferimento nella sofferente realtà arburese, in quella da molti ormai (ri)battezzata come “Città del Volontariato”. Analisi, approfondimenti, soluzioni e numerosi appelli a combattere la diffidenza per aprirsi al prossimo: questo il messaggio più importante giunto dai relatori che, ognuno per la sua sfera di competenza dopo i saluti del sindaco Antonello Ecca, dell’assessore ai servizi sociali Veronica Aru e di Luciano Aru delegato al volontariato, hanno animato la serata. Il primo intervento, quello di don Ettore Orrù, è iniziato con la citazione di due toccanti fatti di cronaca: il libro di Simona Atzori nata senza braccia, scrittrice, pittrice e ballerina, e quello di Valentina Pitzalis, ragazza di Carbonia, sfregiata dal marito con il kerosene. Due esempi che hanno saputo trasformare un handicap (disagio fisico) in un punto di forza per realizzare con caparbietà grandi sogni contro tutti i limiti che gli altri ti pongono. Don Ettore spazia però a tutto campo attraverso le grandi contraddizioni di una società: «Si vive sempre più in un mondo virtuale, che crea e produce disagio, interessata alla nostra vita solo fino a quando sei in grado di lavorare e produrre. C’è disagio negli ospedali, nel mondo politico e perfino, ammette il sacerdote-teologo, pure nel mondo cattolico». Il disagio abitativo è invece il tema trattato dall’avvocato Emanuela Paschino, responsabile Sunia per il Medio Campidano, che evidenzia come il superamento del disagio e della povertà abitativa dove convivono numerose irrisolte vertenze Area, la minaccia o lo sfratto abitativo, possa essere superato solo attraverso nuove politiche che diano giuste soluzioni a queste sofferenze. Del disagio scolastico ha parlato Emanuele Melis, docente ed ex operatore Comunità Sorgenti di Morgongiori, che ha evidenziato l’altissimo tasso di abbandono scolastico di cui soffre la nostra isola (tra i più alti in Italia) e della necessità di ridurre il forte gap di scolarizzazione attraverso l’aumento del numero di laureati attualmente a noi sfavorevole che esiste tra Italia e paesi comunitari. Del disagio e dell’emarginazione nelle carceri ha parlato invece Roberto Moreal, capo area ed educatore nel carcere di Is Arenas, portando all’attenzione del pubblico tre struggenti lettere-testimonianze di chi il disagio lo vive all’interno di quello che viene definito da uno stesso carcerato «Istituto di tortura psicologica contro i familiari e la persona detenuta. Istituto universitario del crimine». Denunce fortissime che fanno a pugni con la situazione di Is Arenas, carcere modello, dove i detenuti godono di uno status di semilibertà e della possibilità di un lavoro ma che ricordano anche le innumerevoli condanne da parte della Corte Europea per i diritti umani di cui è stata oggetto l’Italia per le disumane condizioni di vita e di spazi vitali nelle carceri italiane. «Nel disagio è importante la prevenzione – dice la psicologa Alice Bandino a chiusura dei lavori. – Il disagio non va giudicato, solo aiutato col dialogo e senza pregiudizio».

Gianni Vacca

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